foto di Lorenzo Bencich


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Histri in Istria: 240 reperti archeologici in arrivo al
Museo di Antichità "J.J. Winckelmann" di Trieste


Oltre 200 reperti archeologici per scoprire il popolo che ha dato il nome alla penisola istriana e che ne ha abitato le terre fino alla caduta del centro fortificato di Nesazio nel 177 a.C.: si possono ammirare da venerdì 15 dicembre 2023 al Museo di Antichità “J.J. Winckelmann” di Trieste, esposti per la prima volta in Italia per la mostra “Histri in Istria”, realizzata dalla Comunità Croata di Trieste/Hrvatska Zajednica u Trstu insieme al Museo Archeologico dell'Istria/Arheološki Muzej Istre u Puli, in coorganizzazione con il Comune di Trieste.

Curata da Martina Blečić Kavur, Univerza na Primorskem/Università del Litorale Koper/Capodistria, la mostra è allestita nel Museo di piazza della Cattedrale 1, nelle sale al secondo piano, ed è volta a diffondere la conoscenza dell'antico popolo di origini indoeuropee che ha abitato la penisola istriana durante l'età del bronzo. “HISTRI IN ISTRIA” resterà aperta al pubblico fino al 1 aprile 2024, da martedì a domenica, dalle h. 10.00 alle h.17.00.

L’inaugurazione ufficiale, nel pomeriggio, vede la presenza del Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza insieme all’Assessore alle politiche della Cultura e del Turismo Giorgio Rossi, del Vice Sindaco di Pola Bruno Cergnul, del Presidente della Comunità Croata di Trieste Damir Murkovic, della referente per il Museo Archeologico dell'Istria Maja čuka, del Responsabile dei Musei Storici e Artistici del Comune di Trieste Stefano Bianchi e della Conservatrice del Museo d’Antichità “J.J. Winckelmann Marzia Vidulli Torlo. 

“Prosegue il dialogo virtuoso tra le contermini regione istriana e il Friuli Venezia Giulia su iniziativa della Comunità Croata di Trieste e in sinergia con il Comune di Trieste” – afferma l’Assessore alle politiche della Cultura e del Turismo, Giorgio Rossi. “Un percorso favorito dalla Comunità Croata di Trieste e condiviso con importanti realtà museali della Croazia” - conclude Rossi - “a garanzia della qualità dei progetti culturali transfrontalieri che l’Amministrazione comunale di Trieste coorganizza con entusiasmo e attenzione”.

“Attraverso la realizzazione di questo progetto” – afferma Damir Murkovic, presidente della Comunità Croata di Trieste/Hrvatska Zajednica u Trstu – “abbiamo voluto fornire un importante contributo conoscitivo e culturale a un pubblico eterogeneo: agli appassionati di preistoria e archeologia e, più in generale a tutti coloro che amano l'arte; ci rivolgiamo soprattutto ai ragazzi e agli studenti, che potranno cogliere in questi reperti elementi di riflessione per la loro crescita culturale e umana. Si tratta del secondo dei tre eventi espositivi che la Comunità Croata di Trieste/Hrvatska Zajednica u Trstu sta realizzando in coorganizzazione con il Comune di Trieste e, in quest'occasione, con il Museo Archeologico dell'Istria (AMI) di Pola/Arheološki Muzej Istre u Puli, con il sostegno della Regione Friuli-Venezia Giulia. La prima mostra – ricorda Murkovic – allestita da novembre 2018 a febbraio 2019, era dedicata al popolo degli Iapodes o Giapidi - “Iapodes. Il misterioso popolo degli altipiani dell’Europa centrale” - e ha fatto registrare oltre 8000 visitatori. L'appuntamento conclusivo sarà quello con i Liburni, ai quali verrà dedicata una mostra prevista nel 2024/2025”.

“Desidero dedicare questa mostra alla nostra ex-curatrice Kristina Mihovilić” – sottolinea Darko Komšo, direttore del Museo Archeologico dell'Istria/Arheološki Muzej Istre u Puli – “che l'anno scorso ci ha lasciato. L'idea di organizzare una grande mostra sugli Istri è stata sua e l'abbiamo realizzata nel 2013 a Pola e successivamente a Medolino. Oggi la inauguriamo a Trieste, prima città al di fuori della Croazia a ospitare una mostra sulla civiltà degli Istri. Gli Istri hanno segnato la storia dell'Adriatico settentrionale nell'età del ferro, non solo dell'Istria ma di un territorio molto più vasto, che comprendeva luoghi dell'attuale Friuli Venezia Giulia”.

“La cultura dell'età del ferro degli Istri” – illustra la curatrice della mostra, Martina Blečić Kavur - si può correttamente definire come una civiltà. Si tratta di un popolo che ha ottenuto il suo giusto posto sulla scena storica, ma anche di un popolo che ha avuto un ruolo importante nelle correnti culturali non solo del nord Adriatico e del suo entroterra, ma anche di tutto il bacino adriatico. Il loro patrimonio archeologico è davvero impressionante, ricco e splendido. Attesta sia lo status della popolazione stessa, sia i contatti culturali con i popoli del mondo antico, specialmente con gli Italici e i Greci. L'abbondanza di oggetti di cultura materiale ci introdurranno nel magico mondo degli Histri in Istria. La mostra comprende dunque ciò che al momento sappiamo degli Istri, della loro cultura del vivere, resa attraverso i riti e le regole di sepoltura, e rispecchiata specularmente da oggetti rappresentativi della loro ricca cultura materiale.”

“Il Museo d’Antichità J.J. Winckelmann ospita con grande piacere la mostra sugli Istri” – afferma Marzia Vidulli Torlo, Conservatore del Museo d’Antichità “J.J. Winckelmann” – “seconda tappa della trilogia dedicata ai popoli protostorici della Croazia, dopo quella sugli Iapodes proveniente dal Museo di Zagabria. In questa occasione i materiali della mostra arricchiscono il museo appartenendo alla stessa koinè culturale e si inseriscono, non solo fisicamente, tra le sale trovando corrispondenza in quelli del percorso espositivo, riflettendo forme e decorazioni. Infatti, per ragioni storiche, le prime ricerche e i primi scavi in Istria sono stati condotti dai curatori e direttori dei musei triestini, fin dal 1904 quando, in località Pizzughi/Picugi, Carlo Marchesetti indagò le necropoli di tre castellieri posti in vista del mare presso Parenzo/Poreč e questi reperti sono esposti permanentemente in una sala del primo piano”.

I REPERTI E L'ALLESTIMENTO

La mostra sugli Istri, realizzata in collaborazione con il Museo Archeologico dell'Istria di Pola/Arheološki Muzej Istre u Puli e in coorganizzazione con il Comune di Trieste, è al suo primo allestimento in Italia. È incentrata su storia, usi e costumi degli Istri, il popolo che ha dominato la vicina penisola istriana dal XII secolo a.C. fino alla definitiva conquista romana avvenuta nel 177 a.C. Attraverso un percorso visuale ed espositivo, allestito nelle sale al secondo piano del Museo di Antichità “J.J. Winckelmann” di Trieste, i visitatori possono ammirare oltre 200 reperti, tra i più significativi del patrimonio artistico e culturale istriano, che sono stati oggetto di allestimento nel 2013 nello spazio espositivo “Sacri Cuori” a Pola.

I reperti presentati sono il risultato di lunghe attività di ricerca e di attenti scavi archeologici nelle ricche necropoli e tombe degli Istri: provengono da tutta l'Istria, ma soprattutto dalla capitale del regno degli Istri, Nesazio, e poi da Pizzughi e dal Castelliere di Leme. Sono oggetti che ci parlano degli usi e costumi di questo popolo e della sua cultura dell'aldilà. Fulcro della mostra è la tomba esplorata nelle fondamenta del tempio romano B, nel 1981 a Nesazio, ricca di materiale archeologico. Tra i reperti certamente oggetto di interesse per i visitatori si segnalano le situle e un esemplare di imbarcazione che si fa risalire al 1200 a.C.

L'arte della situla: le situle sono vasi di bronzo con decorazioni floreali o raffiguranti momenti di vita quotidiana, come la caccia o le battaglie navali. Un'arte di cui si trovano testimonianze non solo in Istria ma anche in Slovenia e nel nord Italia, tra i Veneti e le popolazioni alpine, e in Europa centrale.

La nave degli Istri: rinvenuta 10 anni fa a due metri di profondità nel mare di Zambrattia, un villaggio del comune di Umago nell'Istria del nord, rappresenta uno dei più antichi esemplari di imbarcazione del Mediterraneo. Lunga circa 10 metri, è fatta risalire al 1200 a.C., è uno dei pochi esempi rappresentativi di una tecnica di costruzione utilizzata in un’epoca così antica: l'imbarcazione è costruita senza chiodi e le sue tavole di legno sono assemblate soltanto con cordame.

Curatrice della mostra è Martina Blečić Kavur, Univerza na Primorskem/Università del Litorale Koper/Capodistria.

Conservatore del Museo d’Antichità J.J. Winckelmann: Marzia Vidulli Torlo.

Identità visiva e allestimento di Vjeran Juhas.

EVENTI COLLATERALI

Accompagneranno la mostra una serie di eventi collaterali che si svolgeranno presso la Sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich da metà gennaio a fine marzo.

Le corrispondenze con i materiali presenti al Museo di Antichità “J.J. Winckelmann”

Le prime ricerche e i primi scavi in Istria sono stati condotti dai curatori e direttori dei musei triestini; così nel 1904 in località Pizzughi/Picugi, Carlo Marchesetti indagò le necropoli di tre castellieri posti in vista del mare presso Parenzo/Poreč e questi reperti sono esposti permanentemente in una sala del primo piano.

Sono stati poi Alberto Puschi e Piero Sticotti, ambedue direttori del Museo d’Antichità di Trieste, a compiere nei primi decenni del Novecento le prime indagini archeologiche nel sito di Visazze/Vizače, ritrovando la prova che lì era lo storico oppido di Nesazio, quello ricordato da Tito Livio quando narrava la seconda Guerra Istrica, che portò alla conquista romana di tutta l’Istria (testimoniato dal ritrovamento dell’iscrizione dedicata a Gordiano III da parte della Res Publica Nesactiensium). Una selezione dei materiali allora ritrovati e che subito tratti dallo scavo costituirono il nascente museo di Pola, accanto ad altri di scavi più recenti, compongono le sezioni della mostra ospitate al secondo piano.

I materiali della mostra trovano inoltre ancora un’altra corrispondenza con quelli esposti dal museo e nello specifico con la sezione dei vasi Magnogreci: questi ultimi provengono dal collezionismo triestino ottocentesco, in un naturale rapporto di contatti marittimi mercantili. La mostra degli Istri documenta come la relazione tra la Puglia e l’alto Adriatico trovi eco però già nel primo millennio avanti Cristo testimoniata dai vasi di produzione apula rinvenuti in tombe di Nesazio del V-IV secolo a.C., ma già anche nei quattro secoli precedenti.

Prossimo evento martedì 20 febbraio su “Le sculture preromane di Nesazio”.

Martedì 20 febbraio alle ore 17.30 alla Sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich Paolo Paronuzzi, professore di Geologia Applicata all’Università di Udine, terrà una conferenza su “Le sculture preromane di Nesazio”. Si tratta del terzo evento collaterale della mostra “Histri in Istria – Histri u Istri” allestita al Museo d'Antichità “J. J. Winckelmann”.

“Durante i primi anni degli scavi di Nesazio, nel giugno 1903, in concomitanza con le indagini dirette da Alberto Puschi – allora direttore del Museo di Antichità di Trieste – fu fatta una scoperta eccezionale” - anticipa il prof. Paolo Paronuzzi. “All’interno di una profonda fossa, alla ragguardevole profondità di 2.5 metri dalla superficie topografica, furono rinvenuti dei grandi blocchi calcarei scolpiti che raffiguravano un cavaliere nudo nell’atto di montare a pelo un cavallo, e una donna nuda, che allatta un bambino e che sembra in procinto di partorire. Le sculture furono interpretate senza esitazioni come preromane ma subito ebbe inizio un acceso dibattito sul loro significato iconografico e culturale e soprattutto sulla loro cronologia. Una discussione scientifica in campo archeologico che perdura da oltre 120 anni” – afferma lo studioso –“con momenti più intensi alternati a pause durante le quali il quesito sembrò alla maggior parte degli archeologi definitivamente risolto. Ma in realtà la soluzione di questo “enigma” archeologico – che sarà svelato nel corso della conferenza – richiede una rilettura moderna che tenga conto anche degli aspetti stratigrafici che all’epoca furono descritti dagli archeologi che presiedevano alle ricerche, per quanto sommariamente e con gli approcci caratteristici del periodo”.

La mostra “Histri in Istria – Histri u Istri” è stata realizzata dalla Comunità Croata di Trieste/Hrvatska Zajednica u Trstu insieme al Museo Archeologico dell'Istria/Arheološki Muzej Istre u Puli, in coorganizzazione con il Comune di Trieste e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione CRTrieste, rimarrà aperta al pubblico fino all’1 aprile 2024, da martedì a domenica, dalle ore 10 alle 17.

Paolo Paronuzzi è Professore Associato Confermato del Settore scientifico-disciplinare GEO/05 Geologia Applicata presso il Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura dell’Università di Udine. È stato Coordinatore del Corso di Studio della Laurea Magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio dell’Università degli Studi di Udine. Nel periodo 2008-2011 è stato Direttore del Master di II Livello “Analisi, Valutazione e Mitigazione del Rischio Idrogeologico” (AVAMIRI) attivato dalla Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Udine. Geologo applicato e geoarcheologo si occupa da oltre quaranta anni di aspetti geologici (geomorfologici, stratigrafici, sedimentologici, ecc.) applicati alle tradizionali problematiche archeologiche riferite a siti di varia cronologia. A partire dal 1977 ha preso parte, continuativamente, a molteplici campagne di scavo promosse dalla Soprintendenza Archeologica della Regione FVG (allora Soprintendenza per i BAAAAS del Friuli Venezia Giulia) sia in siti di epoca romana, sia in castellieri dei dintorni di Trieste (Cattinara, Duino, Rupinpiccolo, Elleri). Ha fatto parte del team che ha portato alla luce, per la prima volta, la necropoli ad incinerazione della prima età del Ferro nel territorio della Provincia di Trieste (la necropoli di S. Barbara presso Muggia) ed ha curato la parte stratigrafica degli scavi (1986-1996) eseguiti dalla Soprintendenza per i BAAAS del FVG nell’importante sito protostorico del castelliere di Elleri. A partire dal 1990 ha preso parte a diverse campagne di scavo promosse dalla Soprintendenza per i BAAAAS del Friuli Venezia Giulia, in sinergia con il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, nel Foro Romano di Aquileia. Negli stessi anni, ha ideato e coordinato il Progetto di Ricerca S.A.R.A. (Subacquea Archeologia Romana Aquileia: 1992-1995). Il progetto S.A.R.A. ha rappresentato l’adozione di una tecnica di indagine innovativa che ha permesso di ottenere una accurata ricostruzione paleo-idrografica e paleo-ambientale del territorio di Aquileia grazie all’utilizzo, per la prima volta, di sondaggi geognostici. Come geo-archeologo si occupa di castellieri dal 1977 quando prese parte alle prime indagini stratigrafiche di dettaglio sul castelliere di Cattinara. Da allora ha continuato ad esaminare gli aspetti geomorfologici e archeologici dei castellieri del Carso interrogandosi sulle modalità di popolamento di questo territorio e sulle tecniche costruttive delle diverse tipologie di fortificazione. Dal 2016 ha avviato un programma di rivitalizzazione culturale finalizzato alla conoscenza dei castellieri carsici istituendo il corso “Riscopriamo i castellieri” presso l’Università delle Liberetà di Trieste. Negli ultimi anni ha avviato una rilettura stratigrafica e archeologica delle importanti sculture preromane rinvenute nei primi scavi di Nesazio diretti da Alberto Puschi e Piero Sticotti (1901-1904) che saranno oggetto della conferenza. Nel giugno 2022 è diventato il Presidente della Società per la Preistoria e la Protostoria della Regione Friuli Venezia Giulia.


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