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GO2025 E VIA DELLA CREATIVITÀ (EP.4): ARRIVATI A GORIZIA TRE CREATIVI EUROPEI DELL’ARTE CINEMATOGRAFICA: MAURIZIO SCIARRA (ITALIA), JOAKIM KOCJANCIC (ORIGINI GORIZIANE NATURALIZZATO SVEDESE) E OLEKSII LUPASHKO (UCRAINA)

Inserito da Paolo Bencich | Feb 15, 2025 | Cultura | 0 |

GO2025 E VIA DELLA CREATIVITÀ (EP.4): ARRIVATI A GORIZIA TRE CREATIVI EUROPEI DELL’ARTE CINEMATOGRAFICA: MAURIZIO SCIARRA (ITALIA), JOAKIM KOCJANCIC (ORIGINI GORIZIANE NATURALIZZATO SVEDESE) E OLEKSII LUPASHKO (UCRAINA)

A poche ore dall’inaugurazione di Go2025, a preso avvio a Gorizia il 4^ episodio di Via della creatività la residenza per artisti cinematografici curata da Francesco Ranieri Martinott nell’ambito di BorGO Cinema, il progetto finanziato dalla Regione con Fondi PNRR Borghi e organizzato da Palazzo del Cinema in collaborazione con Anac-Associazione Nazionale Autori Cinematografici. Protagonisti di queste nuove tre residenze il regista Maurizio Sciarra (vincitore del Pardo d’oro al Festival di Locarno 2001), il fotografo naturalizzato svedese e di origini goriziane Joakim Kocjancic e il compositore ucraino di colonne sonore Oleksii Lupashko. Tre artisti che lavoreranno su progetti che intrecciano memoria e territorio. Dopo il tris di registe che hanno compiuto un approfondito lavoro di ricerca e scrittura nella precedente edizione, nella Bottega delle storie di Via Rastello, arrivano tre diversi esponenti della creatività cinematografica impegnati nello sviluppo di una sceneggiatura, un progetto di fotografia e una colonna sonora.

“Matti e deportati” è il titolo del lavoro su cui si concentrerà Maurizio Sciarra: un progetto audiovisivo che indaga una pagina ancora poco conosciuta della storia locale. “Dopo la promulgazione delle leggi razziali i manicomi diventano luoghi di segregazione razziale” spiega il regista “e proprio nell’indagine svolta nel manicomio di Gorizia in occasione del mio precedente lavoro, ho scoperto sconvolgenti storie di internati ebrei. “Attraverso documenti d’archivio e testimonianze, Sciarra intende portare alla luce il destino degli internati nei manicomi di Gorizia e Trieste durante il regime nazifascista, alcuni dei quali deportati nei campi di concentramento. La ricerca storica e il lavoro di narrazione cinematografica si propongono di restituire dignità alle vittime e stimolare una riflessione sulla memoria collettiva. Ancora privo di titolo è il progetto fotografico per un film che esplori la città nella sua dimensione quotidiana e contemporanea che sarà immaginato da Joakim Kocjancic, fotografo nato a Milano, ma con radici familiari nel territorio goriziano. Scene di vita urbana: il mercato, la piazza, i ristoranti, i bar, i chioschi, il distributore di benzina, il supermercato, i palazzi storici, le case e i giardini. Ma anche il paesaggio circostante: il fiume Isonzo, le colline. Interamente in bianco e nero e realizzata su pellicola 35mm, l’opera documenterà la vita urbana di Gorizia e Nova Gorica come un’unica realtà condivisa, oltre i confini. Una visione della città che si muove tra passato e presente, con uno sguardo ispirato al cinema surrealista degli anni ’20. “I’idea nasce da un forte legame familiare con questo territorio” racconta Kocjancic. ”I miei antenati provengono da Lucinico, Campagna Bassa, Piedimonte e Vipolzano. Purtroppo, non ho mai avuto l’opportunità di vivere direttamente questi luoghi: mio nonno morì quando ero molto piccolo e la casa di famiglia fu venduta. La collaborazione con Studio Faganel sarà fondamentale per il radicamento del progettoo nel tessuto sociale e culturale cittadino”. Oleksii Lupashko, batterista e compositore, con una solida esperienza nella musica contemporanea, nell’improvvisazione e nel jazz, esplorerà invece il tema dell’avanguardia ucraina attraverso un progetto musicale ispirato alla ricerca e alla sperimentazione sonora. Nel connubio tra strumenti acustici ed elettronica, Lupashko intende sviluppare un’opera che diventerà poi colonna sonora per un film della regista Alina Matochkina. Il progetto si ispira agli artisti del movimento avant-gard ucraino del Boychukismo, mettendo in dialogo il contesto storico con l’attualità e la sperimentazione sonora.

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