Negli ultimi 10 anni, la Casa delle Farfalle di Bordano ha continuato a crescere e sta continuando a farlo, sia per quanto riguarda il numero dei visitatori che accoglie nella stagione, sia rispetto a collaborazioni e progetti sul territorio, sia come spazi e servizi offerti. Lo spiegano, nel dettaglio, il sindaco di Bordano, Gianluigi Colomba, e Stefano Dal Secco, presidente della cooperativa Farfalle nella testa, che gestisce la struttura dal 2015.

Visitatori

Rispetto ai numeri: come sta andando la stagione e, guardando un po’ più dall’alto, come sono andati gli ultimi anni?

Dal Secco: Dopo il Covid c’è stata una grande rivoluzione nelle dinamiche del turismo in tutto il mondo, e anche nel nostro piccolo è stato così. Pur con aperture ridotte, quelle del 2020 e 2021 sono state per noi delle buone annate. Ma da allora i numeri hanno iniziato a schizzare in alto, fino a che nel 2023, nell’anniversario dei 20 anni dall’apertura, abbiamo registrato la stagione migliore di sempre, con quasi 50mila presenze, e da lì non siamo praticamente più scesi. Negli ultimi due anni abbiamo avuto una certa flessione del pubblico italiano extra regione, compensato però dalla crescita dei visitatori stranieri, soprattutto di lingua tedesca, ma anche quelli provenienti dall’Europa Centrale.

Anche rispetto alle scuole?

Dal Secco: La popolazione scolastica della nostra regione è proporzionale agli abitanti, che non sono molti. Il Veneto, per dare un’idea delle dimensioni, ha quasi 10 volte gli alunni del Friuli Venezia Giulia. Quindi, il nostro bacino di riferimento è ridotto. Tuttavia siamo quasi a 8mila presenze per stagione, che è un numero assolutamente ragguardevole, nel contesto. Dallo scorso anno scolastico stiamo poi collaborando con alcuni Comuni limitrofi (Gemona e Venzone), per proporci come sistema anche per le scuole. È ancora tutto in fase sperimentale, ma crediamo che fare sistema sia sempre vincente, se alle spalle si ha una buona organizzazione.

I cantieri

L’amministrazione sta riuscendo a intercettare molte risorse, sulla Casa delle farfalle?

Colomba: Questa nostra istituzione è una delle più importanti del Friuli Venezia Giulia e anche di più. È la più importante nel suo genere, in Italia, e ho sempre pensato che non possiamo sederci sugli allori. Invece, raggiunto un traguardo bisogna subito puntare al successivo. Dal 2018 a oggi abbiamo interagito in maniera estremamente proficua con la Comunità di Montagna del Gemonese e con la Regione Friuli Venezia Giulia, che hanno finanziato diversi interventi. Dal 2019 al 2021, tramite quella che allora era l’Uti, abbiamo portato avanti una completa ristrutturazione energetica delle serre, sia con una coibentazione della struttura vetrata, sia sostituendo i vecchi impianti di riscaldamento con dei nuovi molto più efficienti (dopo l’intervento, la spesa per la climatizzazione delle serre si è più che dimezzata). Nel 2023 poi, attraverso la Concertazione Regionale, abbiamo realizzato un importante ampliamento, con nuovi uffici e spazi per la ricerca e la nuova cucina professionale attrezzata che servirà il self-service, un servizio che negli anni è diventato sempre più importante. Quell’intervento si sta chiudendo in queste settimane.

Dal Secco: Ho sempre ritenuto che la ristorazione fosse fondamentale, e andasse spinta in maniera decisa. Dal  2018 abbiamo iniziato un cammino che non si è ancora concluso. Lo scorso anno la ristorazione da sola ha fatto quattro volte i numeri del 2017. Da un piccolo chiosco che serviva toast e bibite arriveremo presto a un locale, adiacente alla Casa delle farfalle, che vivrà di vita propria e che oltre a servire piatti tradizionali e ingredienti di qualità del territorio, porterà avanti progetti educazione alimentare. Stiamo iniziando infatti una collaborazione con Slowfood, a cui personalmente tengo moltissimo, perché sempre di più l’educazione alimentare è una componente imprescindibile della sostenibilità sul pianeta (con Slowfood inseriremo anche dei laboratori per le scuole, nella nostra offerta didattica). E poi ricordiamo che uno dei fondatori di Slowfood (Giulio Colomba) è nativo di Bordano, di cui è anche stato sindaco, da prima del terremoto fino al 1980.

Colomba: Quest’anno abbiamo ottenuto un finanziamento di un certo rilievo sul PR FESR per interventi digitali, tramite il quale installeremo decine di schermi touchscreen e tablet che renderanno la Casa delle farfalle una delle strutture museali più accessibili, sia rispetto alle disabilità fisiche che a quelle intellettive. E abbiamo molte altre idee per continuare a far crescere questa istituzione, che non è solo il fiore all’occhiello del nostro Comune, ma proprio di tutto il Friuli Venezia Giulia. Un luogo che porta stupore e serenità a chi viene a visitarlo, e svolge insieme un’importante funzione di educazione alla sostenibilità e alla biodiversità per migliaia di ragazzi ogni anno.

Il Museo delle Farfalle e delle Falene

Dal Secco: Per come l’abbiamo sviluppata negli ultimi anni, l’attrazione Casa delle farfalle è situata all’intersezione tra turismo, educazione e ricerca. Volevo spendere qualche parola su quest’ultima che, anch’essa, sta portando importanti riconoscimenti in un tempo molto breve. Nel 2020, in pieno COVID, abbiamo inaugurato il museo entomologico MUFFFA. Un po’ di autoironia per formalizzare una situazione che di fatto si stava già creando da qualche anno: l’attività di ricerca propria di un vero e proprio museo di storia naturale, all’interno di uno spazio, quello della Casa delle farfalle, che viene generalmente percepito come uno spazio di intrattenimento e di svago.

Perché aprire un museo nuovo data la presenza di diversi musei di storia naturale in regione?

Dal Secco: Già dal principio, abbiamo iniziato a collaborare con i musei di storia naturale regionali. Con Andrea Colla, a Trieste, che ha scoperto un piccolo coleottero autoctono di Bordano, collaboriamo da anni. Con il museo di Pordenone stiamo lavorando sulle catalogazioni delle loro collezioni entomologiche. Da un lato il MUFFFA è un istituto estremamente specializzato, e questo è molto apprezzato dalla comunità scientifica: oltre ai musei regionali, collaboriamo con quello di Venezia e con molte università (da Udine e Trieste fino a Padova, Ferrara, Bologna, Torino, ecc.). Dall’altro siamo una realtà che pur lavorando a fianco del pubblico, ha anche la dinamicità del privato, e a giudicare dai risultati mi pare proprio che ce ne sia il bisogno. Abbiamo ormai decine di tesisti, e continuano ad arrivare le donazioni di collezionisti che lasciano al MUFFFA le loro preziose collezioni di farfalle e di insetti. I nuovi spazi inaugurati quest’anno sono ormai già quasi insufficienti a contenere le scatole entomologiche.

Collaborazioni e offerta turistica

Sono molte le collaborazione con altre realtà del territorio nell’ottica di un cambio di approccio all’offerta turistica. Quindi il classico “fasin di bessoi” friulano appartiene al passato?

Dal Secco: Io non sono friulano, anche se sono qui da parecchi anni ormai. E la mia indole è molto affine a quella dei friulani, di cui mi sento fratello. La mia impressione è che con “fare da soli” non si intenda tanto “ognuno per conto proprio” ma bensì “senza attendere qualcuno dall’alto o da fuori”. In pratica: rimbocchiamoci le mani senza attendere oltre. In questo senso spero che sia ancora così. Ci sono due cose che ho detto ai miei collaboratori fin dal primo giorno: la prima è che innanzitutto dobbiamo dimostrare che siamo in grado di far funzionare questa macchina, poi possiamo iniziare a chiedere collaborazioni e aiuti. Dimostrare le cose coi fatti e non con le chiacchiere credo che possa essere considerato un atteggiamento molto friulano. La seconda cosa è che la Casa delle farfalle è la realtà più importante di questo territorio a livello turistico, e quindi deve prendersi la responsabilità di portare avanti anche l’intero territorio, oltre a sé stessa. Continuo a ritrovarmi in tutto e per tutto in questo ruolo di servizio.

Sta funzionando? Ci sono risultati che confortano questa visione?

Dal Secco: Mi verrebbe da dire sì e basta. In realtà la situazione è ancora embrionale, per le mie aspettative, però ci sono molti segnali positivi. Abbiamo iniziato diversi anni fa a collaborare con l’Ecomuseo della Val del Lago e la Comunità di Montagna del Gemonese, con cui gestiamo il Centro Visite sul Lago dei 3 Comuni, oltre a progetti specifici. Da diversi anni poi gestiamo per conto dell’Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione il museo Tiere Motus a Venzone. Ancora, Sportland a Gemona sta portando avanti un progetto molto interessante di una rete di operatori turistici appunto del gemonese e aree limitrofe, che sta trovando molta attenzione da parte delle piccole aziende locali. Insomma, in tanti ormai, compresa Promoturismo, mi sembra che stiano supportando il principio che si va avanti solo insieme. E la Casa delle farfalle è in prima linea.

Cosa ci riserva il futuro per la Casa delle farfalle?

Colomba: L’attuale concessione alla cooperativa Farfalle nella testa scade quest’anno. Abbiamo fatto molti passi in avanti, e abbiamo pensato molto a cosa fare per passare al livello successivo. Non essendo noi degli esperti, non ce la sentivamo di decidere da soli che direzione prendere. Abbiamo allora cercato qualcuno che ne sapesse e che ci fornisse dei consigli. Abbiamo incaricato Formules, azienda che da anni collabora in regione con Promoturismo, Assessorato alla Cultura, GO25, oltre che con moltissime altre realtà museali del paese. Abbiamo chiesto di analizzare la storia della Casa delle farfalle e di ipotizzare uno sviluppo di medio periodo, per ampliarne le attività, stabilizzare l’occupazione e aprirla a un territorio più ampio. Ne è scaturito un documento di un certo peso che, oltre a certificare come virtuoso il cammino percorso nell’ultimo decennio e oltre a indicare una serie di obiettivi precisi, indica soprattutto un nuovo modello di governance: quello della coprogrammazione/coprogettazione, un istituto individuato pochi anni fa dal Codice del Terzo Settore per realizzare, appunto con gli Enti del Terzo Settore, attività di interesse generale su un piano di partnerariato e non di fornitura di servizi. L’amministrazione comunale ha recepito di buon grado questa indicazione, e si appresta a creare i presupposti per una gestione pubblica in linea con la normativa regionale e nazionale.