La Sala “Bobi Bazlen” di Palazzo Gopcevich ha ospitato ieri un incontro pubblico dedicato alla figura di Alda Merini (Milano, 1931 – Milano, 2009), una delle voci più influenti del Novecento, la cui memoria è stata celebrata con testimonianze dirette, letture, musica e riflessione poetica. L’evento, intitolato “La poesia che hai dentro: Merini, voce della fragilità”, promosso dalla neonata Associazione Téchne & Arts ETS sotto la direzione del Prof. Marino Predonzani, con il sostegno del Comune di Trieste, del Consiglio Regionale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della BCC Banca di Credito Cooperativo della Venezia Giulia, ha raccontato la “Poetessa dei Navigli” nella sua umanità e quotidianità, ripercorrendo la sua Opera parallelamente alle vicende biografiche.

Nata a Milano nel 1931, Alda Merini esordì giovanissima e si inserì presto nel panorama poetico del secondo Novecento, ricevendo attenzioni da critici e scrittori quali Pier Paolo Pasolini, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Giacinto Spagnoletti, Giorgio Manganelli, Giovanni Raboni e molti altri. La sua vita è segnata da periodi di intensa attività creativa alternati a fasi di ricovero psichiatrico, iniziati in giovane età e protratti per oltre dieci anni, fino al 1972. Questa esperienza, che la stessa autrice definì decisiva per la propria identità, costituì un nucleo tematico centrale della sua produzione letteraria, documentato nel suo capolavoro L’altra verità. Diario di una diversa. Celebre, a questo proposito, la sua frase riferita ai 46 elettroshock a cui fu sottoposta in manicomio: “Ne sono uscita Alda Merini”.

Aldo Colonnello, Vicepresidente del Comitato Nobel per Alda Merini e suo amico stretto negli ultimi anni di vita, ha presentato un quadro inedito della poetessa attraverso aneddoti e testimonianze dirette di scorci di vita vissuta. Il suo intervento ha richiamato gli elementi della quotidianità della Merini: l’abitudine ad accogliere gli ospiti nella semplicità della propria casa, il dialogo serrato con amici e artisti, la consuetudine di attribuire soprannomi alle persone vicine. Alla ricostruzione biografica si è aggiunta la testimonianza dell’artista Ugo Giletta, con cui la poetessa collaborò in diverse occasioni. Il rapporto tra parola e immagine, sviluppato nelle loro opere comuni, è stato ricordato come un esempio della capacità della Merini di instaurare con gli artisti una relazione creativa fondata sull’ascolto reciproco.

Merini era nota anche per la produzione incessante di frasi e aforismi. Colonnello li ha definiti “punture di zanzara”, sottolineandone l’essenzialità e la rapidità con cui erano in grado di incidere sull’ascoltatore. “Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri” ebbe a dire, sottolineando una certa resistenza al senso comune della sua epoca: “Chi decide cosa è normale? La normalità è un’invenzione di chi è privo di fantasia”. Sul versante più interiore del suo vissuto, ricorreva la figura di “Madama Follia”, che la poetessa chiamava con un nome proprio, come si fa con una presenza che si conosce e si rispetta, non potendola governare. “Viene a trovarmi almeno due volte al giorno”, diceva. “Talvolta il gioco non riesce, perché Lei è più furba dell’uomo”.

La sua dimensione familiare è stata richiamata nel ricordo delle quattro figlie cui la poetessa dedicò riflessioni frequenti. Merini parlava della necessità di “lasciarle uscire presto dal nido” per proteggerle dalle fragilità del suo vissuto e offrire loro la possibilità di costruire un percorso autonomo. Particolare attenzione è stata riservata al periodo della sua reclusione manicomiale, affrontato anche in relazione alla storia della città che ospita l’evento. Trieste, sede della rivoluzione psichiatrica guidata da Franco Basaglia e luogo simbolo della chiusura dei manicomi in Italia, ha rappresentato un contesto significativo per riflettere sulle pagine della Merini dedicate alla sofferenza psichica, ai diritti della persona e alla necessità di restituire dignità e parola a chi vive situazioni di estrema vulnerabilità.

Un aspetto affrontato dai relatori ha riguardato alcuni elementi della sua vita domestica che contribuiscono a delineare il suo profilo umano. La poetessa considerava la luce un riferimento essenziale, al punto da vivere con particolare tensione ogni interruzione. È stato ricordato l’episodio di un guasto al salvavita che la lasciò al buio e che richiese l’intervento immediato di un tecnico: un fatto minimo che, tuttavia, assume rilievo se collocato nella memoria dei lunghi periodi trascorsi nei reparti psichiatrici. La gratitudine con cui accolse il ripristino dell’illuminazione, nonostante il costo elevato, è stata presentata come segno della sua vulnerabilità e allo stesso tempo della capacità di meravigliarsi. Breve nota è stata dedicata anche al rapporto della Merini con il denaro, non trattato come tema ma come aspetto pratico della sua quotidianità. La poetessa affrontava le questioni economiche con franchezza, consapevole della precarietà che aveva caratterizzato parte della sua vita. Al tempo stesso, sono stati ricordati episodi di generosità immediata, compiuti senza particolari dichiarazioni.

In occasione della recente ricorrenza del 25 novembre, sono stati infine rievocati i testi della poetessa dedicati alla violenza contro le donne, che costituiscono un punto di incontro tra la sua esperienza individuale e le questioni civili che attraversano la contemporaneità. L’accompagnamento musicale, curato dal Maestro Alberto Grimoldi, ha offerto un accompagnamento sobrio e coerente al carattere dell’evento, aprendo con il brano Porta Romana e il richiamo ai Navigli per poi chiudere l’evento con un omaggio a Lelio Luttazzi, stabilendo un collegamento con la tradizione culturale triestina. La presenza del Vescovo di Trieste, Mons. Enrico Trevisi, e del Presidente del Consiglio Comunale, Francesco Di Paola Panteca, ha sottolineato l’attenzione delle istituzioni cittadine nei confronti dell’iniziativa. Con questo appuntamento, primo nel calendario delle attività di Téchne & Arts ETS, l’Associazione avvia un percorso di divulgazione della cultura e della conoscenza.

Il prossimo incontro, previsto venerdì 12 dicembre 2025, sarà la tavola rotonda “Trieste tra geopolitica e impresa: rischi e prospettive”, dedicata all’analisi delle trasformazioni internazionali e del loro impatto sul tessuto economico territoriale.