LA REGIA DI MICHAELA BERLINI INCANTA CAPODANNO E IL NUOVO ANNO

Accogliere il nuovo anno con “We Will Rock You” significa scegliere una festa che va oltre il rito celebrativo, trasformandosi in un’esplosione di energia, pensiero e spettacolo totale.

Nella serata di Capodanno e al Primo dell’Anno, Michaela Berlini ci offre un allestimento che non solo intrattiene, ma trascina il pubblico in una vera e propria esperienza teatrale di festa esplosiva, dandoci una visione del Musical dei Queen quasi fosse una dichiarazione d’amore e di idee per l’anno nuovo: il futuro nasce dalla memoria anche Musicale e dal coraggio di essere non conformi alle regole sempre come sono stati e sono i “Queen”.

La regia di Berlini colpisce per lucidità concettuale e maturità espressiva. Lontana dalla tentazione nostalgica che spesso accompagna i jukebox-musical, la regista affronta il repertorio dei Queen come un organismo vivo, pulsante, da rimettere costantemente in discussione. Il risultato è uno spettacolo che parla tanto ai fan della band quanto a uno spettatore teatrale più esigente, capace di leggere la musica come linguaggio drammaturgico.

La dimensione irreale del libretto viene rafforzata e resa sorprendentemente coerente. Il mondo dominato dalla “Globalsoft” non è una caricatura futuristica, ma una società iper-ordinata, digitale, asettica, dove la standardizzazione diventa ideologia quotidiana. In questo contesto, l’incipit affidato a “Innuendo” stabilisce immediatamente il tono: un’ouverture densa, quasi rituale, che introduce il conflitto fra controllo e libertà.

Le scene progettate da Elena D’Arco si articolano in pannelli mobili, superfici riflettenti e strutture modulari che mutano continuamente assetto, suggerendo una realtà instabile e volutamente oppressiva. L’uso dei LED non è mai decorativo, ma narrativo: immagini, testi e i motivi digitali agiscono come controcampo drammaturgico, amplificando il senso di controllo e alienazione di questo mondo rappresentato in scena. Man mano che la ribellione dei “Bohemians” prende corpo, anche lo spazio scenico si apre, si frattura, respira finalmente.

Determinante il lavoro di Marco Ghidelli al disegno luci. La prima parte dello spettacolo è dominata da tagli freddi, geometrie nette, controluce metallici che scolpiscono corpi e volti rendendoli quasi intercambiabili. In numeri come “Radio Ga Ga” e “Play the Game” la luce diventa linguaggio del potere. Nel secondo atto, invece, i cromatismi si scaldano, le pulsazioni luminose accompagnano la conquista di una nuova identità collettiva: memorabile “I Want It All”, dove luce e musica esplodono in un unico respiro liberatorio, perfetto per una notte di Capodanno.

I costumi firmati da Silvia Regazzoni rafforzano con intelligenza questa contrapposizione: minimali, uniformanti, quasi sterili per la “Globalsoft”, senza struttura, più organici e materici per i “Bohemians”. Un linguaggio visivo chiaro e leggibile che sostiene la narrazione senza mai sovrastarla: la regia della Berlini privilegia precisione del gesto, fisicità e ascolto reciproco.Giorgio Adamo costruisce un Galileo credibile, inquieto, mai sopra le righe: il suo “Somebody to Love” è una dichiarazione di fragilità più che di potenza vocale, perfettamente in sintonia con il personaggio.

Asia Retico nei panni di “Scaramouche”, evita con intelligenza lo stereotipo della spalla ironica, la sua è una figura tagliente, brillante, emotivamente complessa, che trova in “I Want to Break Free” una delle vette sonore più emotive e applaudite dello spettacolo.

La “Killer Queen” di Giada Maragno è magnetica, glaciale, seducente: una dominatrice mediatica contemporanea che domina la scena in “Another One Bites the Dust” con carisma e precisione, senza mai scivolare nella macchietta.

Davide Bonafini in “Khashoggi” lavora per differenza, restituendo un antagonista elegante e minaccioso, mentre Francesco Cazzolla nel ruolo di Brit e dell’insegnante, offre una comicità fisica perfettamente integrata nel disegno complessivo.

L’ensemble dei Bohemians viene trattato come un vero coro tragico-pop: non semplice contorno, ma coscienza collettiva dello spettacolo, soprattutto nei momenti corali di “Bohemian Rhapsody” e “We Are the Champions”, che nella tra la notte di Capodanno e il Primo dell’ Anno assumono un valore carismatico.

La direzione Musicale e tastierista di Riccardo Di Paola per una band dal vivo,composta da altri cinque elementi: seconda tastiera Antonio Torella,chitarre: Roberta Raschellà e Federica Pellegrinelli, basso: Alessandro Cassani e alla batteria Martino Malacrida, si adatta a scegliere un suono potente ma controllato con arrangiamenti che rispettano profondamente l’identità dei “Queen” senza cedere a imitazioni impossibili.

La band dal vivo, sempre visibile, diventa un personaggio scenico a tutti gli effetti, motore pulsante della narrazione.Il percorso Musicale, da “Innuendo” a “Bohemian Rhapsody”, passando per “Under Pressure”, “Crazy Little Thing Called Love”, “Killer Queen” e “We Will Rock You”, è costruito come un crescendo emotivo che culmina in un finale travolgente. Il celebre ritmo battuto di “We Will Rock You” diventa gesto collettivo, rito laico, promessa condivisa di un nuovo inizio di un nuovo anno.Questo “We Will Rock You” firmato da Michaela Berlini è molto più di un Musical: è una festa teatrale intelligente, una riflessione pop sulla libertà, un’esplosione di energia perfetta per salutare l’anno che finisce e accogliere quello che verrà.

Moderno, coerente, visivamente potente e musicalmente solido, lo spettacolo rappresenta uno degli allestimenti italiani più riusciti sui Queen.

Uno spettacolo che fa ballare, pensare, cantare e soprattutto tra Capodanno e il primo giorno di un anno nuovo per sentire di far parte di un futuro che sogniamo diverso.Rock quanto basta, teatrale fino in fondo, indimenticabile nella notte più simbolica dell’anno e per le aspettative del primo giorno del 2026.

Una standing ovation che hanno dato il giusto riconoscimento a questo Musical e a questo inizio scoppiettante con loro di un Nuovo Anno!

Auguri a tutti i nostri lettori