Un attore polivalente come Neri Marcorè ci offre un delizioso Musical

Portare Sherlock Holmes in versione musical non è mai un’impresa semplice, l’universo narrativo creato da Arthur Conan Doyle si fonda su silenzi, deduzioni intricate e atmosfere londinesi gotiche più che su canzoni e numeri musicali, eppure questo allestimento, con Neri Marcorè nel ruolo del celebre detective, dimostra con sorprendente efficacia che il personaggio può convivere perfettamente con ritmo, ironia e musica, se accompagnato da una regia concreta e ben calibrata.

Marcorè interpreta Holmes con una miscela impeccabile di eleganza, falsa sottostima e precisione vocale.Il suo detective è acuto, lucido, ironico, mai caricaturale, e riesce a risultare credibile sia nei dialoghi sia nei numeri musicali, modulando la voce e la fisicità con naturalezza, dimostrando che anche un attore non “cantante puro” può essere straordinariamente musicale quando la partitura è interpretata con intelligenza.

Accanto a lui, Paolo Giangrasso costruisce un “Watson” caldo, razionale e empatico, calibrando tempi comici e drammatici e creando una dinamica centrale che regge l’intero spettacolo; Francesca Ciavaglia, nei panni di “Molly O’Neill”, emerge con fascino vocale e presenza scenica, Giuseppe Verzicco dà vita a un ispettore “Lestrade” efficace, ironico ma credibile, Barbara Corradini caratterizza la “Signora Hudson” con eleganza e sfumature comiche, mentre Niccolò Curradi definisce un M”ycroft”, il fratello di Holmes, misurato, potente nella voce e incisivo nei pochi momenti scenici a lui dedicati, senza dimenticare l’ampio ensemble che valorizza i numeri corali, costruendo un senso di comunità e intensità scenica nelle scene più dinamiche.

La regia di Andrea Cecchi è uno dei punti di forza dell’allestimento: sceglie un approccio fluido e cinematografico, che privilegia la narrazione rispetto alla spettacolarità fine a se stessa, e trasforma l’investigazione in un dispositivo scenico coerente e leggibile. Cecchi evita la caricatura, concentrandosi sul ritmo e sull’intensità drammatica, con cambi scena rapidi e quasi invisibili, che mantengono alta l’attenzione del pubblico e permettono di muovere “Holmes” attraverso la Londra vittoriana senza interrompere la fluidità narrativa. La città viene suggerita piuttosto che ricostruita pedissequamente, attraverso luci, quinte mobili e pannelli rotanti che evocano strade, vicoli e prospettive, conferendo allo spazio scenico una dimensione quasi metaforica, dove ogni gradino, ogni passerella diventa un elemento funzionale all’indagine e al racconto.

Le scenografie di Gabriele Moreschi giocano su un equilibrio tra realismo ed evocazione: scale modulari, passerelle, quinte mobili e pannelli rotanti si muovono come ingranaggi di un antico orologio, creando un senso di città-labirinto, complessa e stratificata, in cui “Holmes” si muove agilmente tra indizi, sospetti e intrighi. La scenografia, in continuo cambiamento, accompagna ogni numero musicale e drammatico, creando un terreno di gioco coerente per l’azione e al tempo stesso simbolico, suggerendo il meccanismo della mente del detective e la struttura intricata dell’indagine.

Anche i costumi, curati da Alba Brunelli e Vanessa Rugi, riflettono questa scelta di funzionalità e modernità: “Holmes” indossa il celebre deerstalker e il mantello “Inverness”, ma in versioni snellite e adattate al movimento scenico, “Watson” mantiene una sobrietà elegante, mentre i i “cattivi” sono contraddistinti da colori più marcati che ne sottolineano la teatralità senza scadere nel caricaturale, e le donne, pur fedeli al periodo, indossano abiti funzionali che permettono agilità e canto.

Le luci di Emanuele Agliati sono parte integrante dell’allestimento e creano un vero e proprio racconto visivo parallelo: tagli verticali e toni freddi accompagnano le scene investigative e le scoperte, suggerendo suspense e mistero; sequenze di controluce fumoso evocano la nebbia di “Baker Street”, mentre luci calde e morbide scandiscono i momenti intimi o emotivi, permettendo allo spettatore di percepire profondamente la geografia emotiva e narrativa della storia. La luce lavora in sinergia con la scenografia e il movimento degli attori, creando profondità e suggerendo spazi nascosti, labirinti e percorsi psicologici dei personaggi, e sottolinea la tensione dei momenti musicali senza mai sovrastare le voci.La musica, con orchestrazioni di Andrea Sardi e liriche di Alessio Fusi, è intelligente, moderna e teatrale, mai eccessiva, calibrata per valorizzare le voci senza sovrastarle.

La partitura accompagna la narrazione con dinamismo e leggerezza, creando momenti di tensione, riflessione o ironia a seconda delle esigenze sceniche. La trama è accurata e centrata su un complotto organizzato per attentare alla vita della Regina Vittoria durante il suo Giubileo e tra i momenti chiave musicali, il numero d’apertura introduce subito ritmo, mistero e gioco investigativo, poi il duetto tra Holmes e Watson, regala intimità e complicità, facendo emergere il lato umano dei protagonisti; l’assolo femminile affidato a Molly O’Neill, crea tensione narrativa e offre uno spazio scenico e vocale di grande impatto, il brano del “complottista”, enfatizza la minaccia e le dinamiche di potere; infine, il finale orchestrale chiude lo spettacolo con emozione e coesione, coinvolgendo l’ensemble e lasciando il pubblico soddisfatto.

Tutti i numeri sono eseguiti dal vivo, con arrangiamenti che mescolano orchestrazione classica e tocchi contemporanei, conferendo profondità sonora e un senso di immediatezza teatrale, mentre la band dal vivo diventa parte integrante della scena, accompagnando e amplificando l’energia degli interpreti senza mai sopraffarli.

Nel complesso, questo Sherlock Holmes con Neri Marcorè, diretto da Andrea Cecchi, è un allestimento entusiasmante e compiuto, che fonde con successo la tradizione dell’immaginario vittoriano con una narrazione musicale moderna, coerente e raffinata. Regia, scenografia, luci e costumi concorrono a creare uno spettacolo compatto, visivamente affascinante e coinvolgente, dove l’investigazione diventa un viaggio teatrale ricco di ritmo, suspense, ironia e musica.

Marcorè offre un Holmes originale, umano e accessibile, coadiuvato da un cast eccezionalmente calibrato, Giangrasso, Ciavaglia, Verzicco, Corradini, Curradi e l’ensemble, in grado di valorizzare ogni numero e ogni scena. L’allestimento dimostra che il musical può rispettare un mito letterario senza tradirlo, offrendo al pubblico un’esperienza teatrale completa, intensa e memorabile, in cui ogni elemento scenico, dalla luce ai costumi, dalla scenografia alla musica, contribuisce a raccontare la storia in modo coerente e spettacolare.