Sei recite imperdibili, dal 9 al 13 gennaio, aprono il nuovo anno del Verdi con il debutto in città e nella regione del celebre corpo di ballo dell’Opera di Roma, diretto dalla étoile Eleonora Abbagnato, nome di spicco internazionale. Per l’importante occasione il teatro della capitale porta a Trieste uno dei progetti più fortunati ed ammirati degli ultimi anni, il Trittico composto dai lavori di tre coreografi fondanti l’estetica del Novecento: in apertura “La Rose Malade” dal testo di William Blake The Sick Rose in Songs of Innocence e costruita sul celeberrimo Adagetto della Quinta Sinfonia di Mahler con i costumi indimenticabili di Yves Saint Laurent per un passo a due che esplora i temi di amore, morte e passione struggente con protagonisti la stessa Abbagnato e il solista Giacomo Castellana.
La coreografia, emblematica dello stile del grande maestro francese Roland Petit e creata nel 1973 per la stella russa Maya Plisetskaya, è stata ripresa a Roma per la prima volta nel 2015 alla Terme di Caracalla con grande esito di pubblico e critica.
Quindi si prosegue con “Within the Golden Hour” del coreografo star inglese Christopher Wheeldon, nome di assoluto riferimento nel mondo e colonna portante di Royal Opera House e New York City Ballet. Qui cinque brani di Ezio Bosso, amico e stretto collaboratore di Wheeldon nei suoi anni londinesi, sono i veri protagonisti di un atto unico creato nel 2008 per il San Francisco Ballet e subito divenuto un grande classico alla Royal Opera House di Londra, che nel 2020 l’ha dedicato proprio a Bosso nello streaming in occasione della sua prematura scomparsa. Il quadro di Wheeldon, che quest’anno è presente anche nella stagione dell’Opera di Montecarlo, si chiude poi sull’Andante dal Concerto per Violino in Si bemolle maggiore, RV 583 di Vivaldi per un intenso passo a due che lo stesso creatore definisce come “Una sintesi tra le tecniche del balletto classico e la ricerca di ispirazione in altre forme di danza che suggeriscono un modo nuovo e interessante di sviluppare il movimento”. Si torna poi all’immenso Petit su musica di Fauré con “Le Combat des Anges”, celebre pas de deux estratto dal balletto “Proust ou les Intermittences du cœur” del 1974, inspirato a “À la recherche du temps perdu” ove si mette in scena la relazione passionale e tragica tra Saint-Loup, l’angelo bianco, e Morel, l’angelo nero.
Quindi grande chiusura con il celeberrimo Bolero di Ravel nella coreografia ipnotica e avvolgente creata dall’icona contemporanea Krzysztof Pastor nel 2012 e già ripresa con successo da Opera di Roma sul palco estivo di Caracalla. Qui la consuetudine del cerchio diventa uno spazio rettangolare e alla prassi consolidata del solista Pastor preferisce un passo a due, dunque ancora una volta una coppia al centro del vortice della danza, a chiudere questo trittico che davvero si definisce proprio come uno studio sul rapporto a due nel movimento.
Dirige l’Orchestra del Verdi l’inglese David Garforth, bacchetta di riferimento mondiale per la danza e solido collaboratore di alcuni dei maggiori coreografi dei nostri tempi, spesso sul podio di Royal Opera House, Opera Garnier a Parigi e Teatro alla Scala in Italia, nonché protagonista musicale di molti spettacoli televisivi della BBC e noto al pubblico trasversale per Notre Dame de Paris.Un inizio d’anno dunque all’insegna di un nuovo rapporto con la capitale per il Teatro Verdi, che in questi giorni ospita non solo Opera di Roma ma vede anche l’ingresso ufficiale del nuovo Direttore Artistico Valerio Vicari, giovane protagonista della scena capitolina e italiana da anni grazie all’Orchestra RomaTre, di cui è fondatore e direttore artistico.
A Venerdì 9 gennaio 2026 ore 20.00
S Sabato 10 gennaio 2026 ore 15.00
B Sabato 10 gennaio 2026 ore 20.00
D Domenica 11 gennaio 2026 ore 16.00
E Martedì 13 gennaio 2026 ore 15.00
C Martedì 13 gennaio 2026 ore 20.00
Storia del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di RomaNel 1928, quando il Teatro Costanzi fu acquistato dal Comune di Roma, fu ristrutturato e gli venne dato il nome di Teatro Reale dell’Opera, venne istituita la Scuola di Ballo che, non solo doveva avviare alla danza giovani allievi, ma anche provvedere alla costituzione di un vero e proprio Corpo di Ballo. Nella locandina di inaugurazione del Teatro, con Nerone di Boito, già compariva la dicitura “Corpo di Ballo della Scuola del Teatro”. Primi direttori furono Ileana Leonidov per le allieve e Dmitri Rostov per gli allievi. Nel 1931 vennero sostituiti dal maestro italiano Nicola Guerra, ballerino e coreografo precedentemente maître de ballet all’Opera Reale di Budapest. L’anno successivo una coppia di maestri prese le redini della direzione: Ettore Caorsi e Mara Dousse, ballerino eccellente il primo e maestra di scuola italiana la seconda. Nel contempo, nella stagione 1933/34, comparve in cartellone la figura di un coreografo “stabile” che fino al 1938 avrebbe stimolato la formazione “professionale” del Corpo di Ballo con tutta l’esperienza e la levatura internazionale che gli apparteneva. Il coreografo, formatosi al Mariinskij di San Pietroburgo, era Boris Romanov. Egli preparò la strada ad una compagnia che avrebbe trovato la sua chiara identità nel periodo successivo, guidata dal carismatico maestro ungherese Aurel Milloss. Con lui dal 1938 al 1945 il Corpo di Ballo raccolse innumerevoli successi. Fu in quel periodo che l’arte ballettistica nel Teatro Reale sembrò raggiungere piena autonomia riuscendo a comporsi in totale organicità con le altre arti. Dal dopoguerra ai nostri giorni il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma ha potuto contare su maestri e direttori di chiara fama. Oltre ancora allo stesso Milloss, Anton Dolin, Erik Bruhn, Zarko Prebil, André Prokovsky, Maya Pliséckaja, Pierre Lacotte, Vladimir Vassiliev, Elisabetta Terabust, Giuseppe Carbone, Amedeo Amodio, Carla Fracci e Micha van Hoecke. Attualmente è diretto da Eleonora Abbagnato. Nel corso della sua storia la Compagnia ha messo in scena i maggiori balletti della tradizione ed i lavori dei più importanti coreografi italiani e stranieri: da Marius Petipa a George Balanchine, da Michel Fokine a Frederick Ashton ed ancora Roland Petit, Leonide Massine, Vaslav Nijinsky, John Cranko, Luigi Manzotti, August Bournonville, Amedeo Amodio, Antonio Gades, Micha van Hoecke, Angelin Preljocaj, Benjamin Millepied, William Forsythe, Christopher Wheeldon. È stata la prima compagnia italiana a interpretare Le Sacre du printemps di Pina Bausch, al Caracalla Festival 2025, in occasione dei 50 anni dalla sua creazione.