Martedì 13 gennaio 2026, alle ore 18:00, l’Antico Caffè San Marco ospita, in collaborazione con Fondazione Cassamarca, un incontro dedicato a Theodor Däubler, autore de “L’aurora Boreale” (Das Nordlicht), monumentale poema (30.000 versi, più della Divina Commedia).
All’incontro interverranno il prof. Luigi Garofalo e il poeta e saggista Paolo Ruffilli.
Apparso per la prima volta a Monaco di Baviera nel 1910, di recente pubblicato per Marsilio Editori, in una nuova edizione che propone il testo originale tedesco a fronte della traduzione italiana. L’Aurora Boreale fa parte della collana Firmamenti, diretta da Maurizio Bettini, Massimo Cacciari e Luigi Garofalo.
L’opera è articolata in tre volumi: Autointerpretazione, un ampio saggio autobiografico e guida alla lettura, e Mediterraneo e Sahara, che raccolgono le due parti del poema.
L’opera, curata da Luigi Garofalo, ordinario di diritto romano all’Università di Padova e presidente della Fondazione Cassamarca, è arricchita da saggi introduttivi di grande rilievo. La traduzione è di Marcello Montalto, con versione poetica di Paolo Ruffilli.
Däubler – scrittore espressionista di grande capacità visionaria – era nato, nel 1876, da famiglia
tedesca a Trieste, dove rimase fino ai vent’anni quando si trasferì a Vienna, da dove iniziò una serie di viaggi nelle principali città europee.
Trascorre il resto della sua vita, prima di ammalarsi irrimediabilmente, da bohémien peregrinante: Parigi, Berlino, la stessa Vienna, Dresda, Firenze, Roma, Ginevra e Atene sono le principali città in cui sosta, frequentando i salotti più ambiti, nei quali viene invitato per la sua forza trascinatrice dovuta a un’inesauribile foga declamatoria, e intessendo relazioni intense con esponenti di spicco del mondo della letteratura, dell’arte e del pensiero politico e giuridico.
Affronta le dolorose conseguenze di una malattia psichica, per poi morire in un sanatorio della
Foresta Nera, povero e dimenticato da tutti o quasi, nel 1934. Apprezzato da Montale che lo definisce “il grande Däubler poeta / della luce del Nord”, ricordato da Bazlen come il “poeta triestino” che rappresentava “il dissidio particolare tra due impostazioni culturali” (una “visionarietà cosmico culturale da fiume senza sponde” e “un bisogno di forme strette, angolose”), fu ammirato dal filosofo del diritto e giurista Carl Schmitt che lo considera “un genio di sensibilità europea, un genio della lingua, quale solo un illirico può essere”.Dal canto suo, Enrico Rocca ricorda che L’aurora boreale “ha come idea fondamentale la redenzione dell’umanità per mezzo di una luce interiore che la riporti alle sue origini celesti ed è una specie di giro intorno alla terra, fra le mitologie e le civiltà più varie”.
