Nell’epoca social in cui i musei e le mostre sono percepiti come “troppo tradizionali” dalle nuove generazioni, le esperienze immersive diventano un vero e proprio nuovo modo per riavvicinare le persone, giovani e non, al mondo dell’arte e della cultura. Le esperienze immersive stanno spopolando con benefici diretti sulla salute, come dimostrano gli studi che confermano come GenZ e Millennial siano attratti dalle esperienze immersive e dalla realtà virtuale e metaverso. “Le esperienze digitali, come la mostra di Monet-The Immersive Experience attualmente in corso allo Spazio Ventura a Milano, incuriosiscono sempre più giovani proponendo contenuti educativi d’eccellenza e utilizzando un linguaggio più accessibile e attuale” ha sottolineato Roberta Saldi, Corporate & co marketing manager di Exhibition Hub

L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità”. Parola di Pablo Picasso, padre nobile del movimento cubista. In un’epoca in cui Internet, social network e globalizzazione stanno allontanando sempre più i giovani dal mondo della cultura, le esperienze immersive stanno diventando davvero il baluardo di un nuovo modo di concepire l’arte in tutte le sue sfaccettature. E a beneficiarne sono soprattutto i giovani, sempre più “travolti” da social network e connessioni virtuali e quindi più facilmente raggiungibili da attività votate all’interattività e alla realtà virtuale come, appunto, le “immersive experience”. In uno studio condotto dal Department for Digital, Culture, Media & Sport del Regno Unito, i giovani visitatori dei musei “tradizionali” di età compresa tra 16 e 24 anni rappresentavano solo il 18,44%. In maniera analoga, uno studio condotto dal Ministerio de Cultura y Deporte spagnolo ha mostrato – nell’Annuario delle Statistiche culturali – che solo il 33,51% dei visitatori ha tra i 15 e i 24 anni.

E proprio per “portare i giovani a immergersi nell’arte” (e quindi invogliandoli a lasciare gli smartphone in tasca) le esperienze immersive sono una validissima alternativa.

Secondo una ricerca promossa da Fever e Exhibition Hub (su dati Istat e Annuario statistico italiano 2025), le mostre immersive – con la loro tecnologia e l’utilizzo della realtà virtuale – sono le “preferite” da GenZ e Millennial (ovvero tra i 18 e i 44 anni) con picchi di oltre il 35% nel campione tra i 35-44 anni, seguita da circa il 25% (25-34) e dal 10% dei visitatori più giovani under 24. Trend inverso invece per i visitatori con più di 45 anni che continuano a preferire le classiche mostre di pittura in formato tradizionale.

Dati confermati anche da una recente indagine dell’American Alliance of Museums che evidenzia come le persone di età pari o superiore a 60 anni rappresentano la percentuale più alta di visitatori dei classici musei d’arte e storici. L’età media dei frequentatori di questi ultimi è rispettivamente di 67 e 64 anni. I Millennial e la Generazione Z rappresentano infatti solo il 17% dei visitatori occasionali dei musei d’arte e il 24% dei visitatori occasionali dei musei storici. Preferendo, quindi, le esperienze immersive.

Tra l’altro uno studio del King’s College di Londra ha dimostrato che ammirare quadri, dipinti e opere in generale è un modo di promuovere cultura e benessere. Lo studio, che ha coinvolto 50 persone tra i 18 e i 40 anni residenti nel Regno Unito, ha avuto lo scopo di misurare i valori fisiologici dei partecipanti mentre ammiravano in una galleria d’arte i capolavori di artisti di fama mondiale, tra cui Manet, Van Gogh e Gauguin. Gli esperti hanno così rilevato che l’arte influenza positivamente, contemporaneamente, il sistema immunitario, ormonale e nervoso. Proprio in questo filone, si inseriscono a pieno titolo anche le mostre immersive che coinvolgono attivamente il visitatore, rendendolo partecipe e attivo piuttosto che osservatore passivo ribaltando quindi la proporzione e facendo “entrare” le persone all’interno delle stesse opere. Questo elevato livello di coinvolgimento cattura gli spettatori (tra l’altro sempre più giovani) e li incoraggia a esplorare, interagire e connettersi con l’opera d’arte a un livello più profondo.

Quindi l’arte (ora anche quella immersiva) può essere sfruttata come antidoto naturale sia per promuovere il benessere che per riavvicinare e “democraticizzare” l’accesso alla cultura soprattutto tra i più giovani. Questo per permettere a ragazze e ragazzi – sempre più spesso legati al mondo web e social – di ritrovare la passione per il bello e per la cultura. In questo segmento si inserisce appunto il mercato delle “esperienze immersive” che rappresentano un mondo in continua evoluzione nel panorama dell’arte, offrendo opportunità di innovazione e dibattito.L’arte immersiva, così come tutte le esperienze digitali, rappresenta oggi un contenuto alternativo al mondo social e Internet. E mai come in questo momento c’è un’urgenza comunicativa armonica e positiva. Una bella opportunità, come dimostra la mostra Monet: The Immersive Experice in questi mesi attiva allo Spazio Ventura di Milano, soprattutto per un pubblico giovane che ha così la possibilità di approcciarsi all’arte in modo alternativo” ha evidenziato Roberta Saldi, Corporate & co marketing manager di Exhibition Hub, realtà leader a livello globale nell’organizzazione di mostre immersive e digitali che hanno superato i 35 milioni di visitatori in tutto il mondo.

Un nuovo concetto espositivo che, senza tradire l’originale meraviglia dell’arte classica, utilizza lo strumento digitale immersivo per amplificare effetti e sensazioni portando benefici anche sul fronte del benessere.

Per noi esseri umani, fin dagli albori della nostra specie, l’arte svolge una funzione psicologica fondamentale: ci offre uno spazio simbolico in cui l’esperienza emotiva può essere contenuta, elaborata, trasformata e anche condivisa. Gli eventi immersivi amplificano questo processo perché coinvolgono maggiormente il corpo su più canali sensoriali, favorendo una presenza più profonda nel «qui e ora» del vissuto ha evidenziato Deborah Disparti, psicologa e psicoterapeutaDal punto di vista psicologico, questo tipo di immersione artistica può facilitare la regolazione di emozioni intense, ridurre la tensione e lo stress e aumentare il senso di connessione profonda con il sé e con l’esperienza vissuta. Inoltre, rendendo il fruitore parte attiva della rappresentazione e non solo osservatore, l’arte immersiva stimola la curiosità, la partecipazione e la risonanza emotiva, elementi centrali per il benessere psichico. In questo senso, rappresenta un canale privilegiato per riavvicinare le persone, soprattutto i più giovani, all’arte e alla cultura, enfatizzandone non solo il valore estetico ma anche il potenziale trasformativo”.

Le esperienze artistiche interattive sono progettate per essere accessibili e inclusive a un pubblico decisamente più ampio delle esposizioni tradizionali. Questo è possibile grazie a nuove tecnologie che letteralmente “superano le barriere”, consentendo a persone con abilità e background diversi di interagire con l’opera d’arte e vivere esperienze significative. “Le esperienze immersive rappresentano una delle evoluzioni più interessanti del modo contemporaneo di fruire il patrimonio artistico. In tutto il mondo stanno nascendo spazi che uniscono arte, tecnologia, design e storytelling, trasformando l’opera in un ambiente, il visitatore in protagonista, la visita in un’esperienza memorabile ha sottolineato Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo  Questo nuovo modo di concepire l’esperienza artistica sta avvicinando alla cultura nuove generazioni e nuovi pubblici che, pur non sentendosi attratti dalla proposta tradizionale, trovano nelle esperienze immersive un linguaggio più vicino alla propria sensibilità. Un linguaggio contemporaneo che attinge dai social, dalla tecnologia applicata all’innovazione esperienziale, dalla narrazione visiva e dall’interazione”.

L’obiettivo dell’arte immersiva non è quindi quello di sostituire il museo o la mostra tradizionale, ma di ampliare l’ecosistema culturale. L’arte immersiva si pone come una nuova porta d’ingresso alla bellezza. Parla il linguaggio dei giorni nostri, fatto di immagini, partecipazione, condivisione e coinvolgimento emotivo. A livello internazionale, da Tokyo a New York, da Dubai a Buenos Aires, queste esperienze stanno attirando milioni di visitatori ogni anno.  Questo ci dice che la domanda di cultura non è mai stata così viva. È cambiato il modo in cui le persone desiderano viverla: non più solo osservandola, ma abitandola. “L’arte immersiva ha anche un valore profondo per il benessere individuale e collettivo. Entrare in un ambiente artistico digitale significa concedersi uno spazio di meraviglia, di sospensione del tempo, di riconnessione emotiva – ha aggiunto TrovatoIn una società sempre più veloce e iperstimolata, la bellezza resta uno dei più potenti strumenti di equilibrio interiore. La tecnologia, in questo contesto, non è un fine ma un linguaggio. Un mezzo che permette all’arte di dialogare con il presente e di continuare a generare senso, emozione e conoscenza. Come sociologo e fondatore di Libreriamo, osservo questo fenomeno come una delle trasformazioni culturali più interessanti del nostro tempo. Dimostra che la cultura non è ferma, ma in continuo movimento. E che la bellezza continua ad avere un potere straordinario sulle persone”.

Ecco i 5 principali benefici delle mostre immersive:

  1. Avvicinare e interessare i giovani al mondo della cultura e dell’arte, grazie all’utilizzo della realtà virtuale, creando contenuti alternativi al mondo social con proposte di edutainment.
  2. Facilità di condivisione e dialogo, perché l’esperienza vissuta diventa facilmente narrabile e oggetto di discussione e confronto con gli altri.
  3. Attivazione multisensoriale, che coinvolge il corpo oltre alla mente, rendendo l’esperienza più integrata e memorabile e generando un ricordo.
  4. Maggiore coinvolgimento emotivo, che facilita processi di identificazione e risonanza rendendo il consumatore protagonista dell’opera che sta osservando.
  5. Miglioramento del tono dell’umore, con conseguente riduzione dello stress, grazie al coinvolgimento attentivo e sensoriale che favorisce uno stato di maggiore regolazione emotiva.