C’è un luogo, nella parola poetica, dove ciò che sembra perduto continua a parlare. Un luogo che precede la memoria e resiste all’accelerazione del presente, dove il tempo non si misura, ma si ascolta. È da qui che prende forma “Re di tutto il perduto”, l’evento poetico-teatrale in scena martedì 3 febbraio alle 20.30 nella Sala Palco del Teatro Verdi di Pordenone, presentato in collaborazione con Fondazione Pordenonelegge.it. Un evento firmato e interpretato dal poeta e scrittore Gian Mario Villalta, direttore artistico di pordenonelegge, affiancato dal violoncellista Damiano Scarpa: una serata che coniuga poesia e musica dal vivo, e che si inscrive nel percorso condiviso di Pordenone Città della Poesia, progetto che fa della parola poetica una presenza viva e strutturale nella città.

L’evento ripercorre l’Antologia di Villalta restituendo una summa del suo percorso poetico e confermando la poesia come strumento capace di interrogare il nostro stare nel mondo. È un attraversamento della poesia nella sua dimensione più originaria: la voce. Voce come corpo e come metafora, come dettatura interna dell’autore e come legame profondo che il lettore e l’ascoltatore instaurano con il testo. Una dimensione in cui la poesia diventa spazio di interpretazione del tempo e della memoria, elementi che Villalta pone al centro della sua riflessione. «Il perduto è un regno che la parola conosce, perché è da quel regno che proviene», scrive il poeta. Ma questo territorio originario entra in tensione con il presente: un tempo «mai così veloce in tutta la Storia precedente». «Senza un passato di noi non resta niente» chiosa Villalta, «perché siamo la nostra memoria».

È a partire da questa tensione che la serata del 3 febbraio prende forma, affidando alla parola detta e al suono del violoncello il compito di tenere insieme ciò che rischia di disperdersi. Il dialogo con la musica – pagine di Bach, Bloch, Ligeti, Britten, Sollima – non accompagna semplicemente i testi, ma li attraversa, ne amplifica il respiro e ne restituisce la dimensione emotiva e fisica.

L’evento si inserisce nel solco della collaborazione tra Teatro Verdi e Fondazione Pordenonelegge.it, che insieme contribuiscono a delineare Pordenone come luogo emblematico della poesia contemporanea: non solo attraverso le reciproche proposte artistiche, ma anche attraverso i “segni” incisi nello spazio urbano: dalle poesie scolpite sulla facciata del Teatro, alla recente Piazzetta dei Poeti, naturale estensione all’aperto del Teatro, ora dichiaratamente “poetica”.

«La caratterizzazione di Pordenone Città della Poesia è un atto di fiducia nel potere delle parole, un gesto visionario che unisce rigenerazione urbana e respiro culturale». sottolinea il presidente Giovanni Lessio. «La collaborazione tra il Verdi e Fondazione Pordenonelegge.it rappresenta molto più di una sinergia operativa: è un’alleanza culturale sull’identità profonda della città, il primo di una serie di appuntamenti che diventeranno un percorso strutturale sulla Poesia che, a pieno titolo, entra nel dossier della candidatura di Pordenone Capitale della Cultura. La prospettiva è quella poi di estendere questa collaborazione anche al Progetto Montagna che ormai da anni brilla tra le iniziative del Verdi nel territorio». «La collaborazione tra due delle realtà culturali più significative della città ha generato sinergie importanti», ribadisce da parte sua il Presidente di Fondazione Pordenonelegge.it Michelangelo Agrusti. «Insieme abbiamo scelto la poesia come linguaggio capace di interrogare il presente, alimentando una narrazione che è unitamente attuale e culturale. Assieme abbiamo concepito questa serata che già guarda a Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027, sempre nel segno del respiro internazionale della città».