La musica che la Storia ha dimenticato: un viaggio con Beatrice Venezi tra “Le sorelle di Mozart”

Mercoledì 4 febbraio 2026, alle ore 18.00, il Politeama “Il Rossetti” ha accolto un pubblico più che numeroso, tanto da dover aggiungere de posi a sedere, pubblico nel Foyer della Sala delle “Assicurazioni Generali” con quella luce particolare che solo i grandi teatri sanno creare quando non ospitano uno spettacolo ma un incontro, quando la scena si spoglia delle quinte per diventare spazio di pensiero e di ascolto. In questa atmosfera sospesa, la presentazione del nuovo libro di Beatrice Venezi, “Le sorelle di Mozart” edito per i tomi dell’”UTET” di orino,con un esplicito sottotitolo: “Storie di interpreti dimenticate, compositrici geniali e musiciste ribelli”, si è trasformata in un vero evento culturale, capace di tenere insieme la forza della musica, la profondità della ricerca storica e una dimensione civile del racconto che ha coinvolto il pubblico ben oltre il tempo formale della serata.
A guidare l’incontro, con misura e intelligenza, il professor Quartullo, docente all’Università di Trieste e collaboratore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia “Il Rossetti”, che ha scelto una conduzione dialogica essenziale, lontana da ogni tono celebrativo. Forte di un’esperienza che da anni intreccia Università, palcoscenico e divulgazione, ha lasciato che fosse il libro il vero centro magnetico dell’incontro, costruendo uno spazio di ascolto in cui domande, riflessioni e memorie musicali potessero emergere con naturalezza.

Beatrice Venezi, con la sobrietà di chi è abituata al podio ma anche con l’attenzione di chi conosce il peso della parola, è apparsa subito per ciò che è: una musicista completa. Pianista di formazione, direttrice d’orchestra di rara chiarezza gestuale, studiosa rigorosa e divulgatrice appassionata, Venezi ha raccontato un percorso costruito nel tempo, fatto di studio, di disciplina e di scelte spesso controcorrente. Dalla direzione di opere e concerti sinfonici nei principali teatri italiani ed europei, alle produzioni che l’hanno vista sul podio in contesti simbolici, come le inaugurazioni di stagione ed i grandi appuntamenti all’aperto, il suo lavoro ha sempre cercato un equilibrio tra fedeltà alla partitura e responsabilità verso il presente.
Nel corso della serata parlando della sua ultima fatica letteraria attraverso le domande e il dialogo con il professor Quartullo delle“Le sorelle di Mozart”, la suo ultimo lavoro letteraro, ha espresso il suo punto di vista sulla sua visione dei talenti femminili che nei secoli passati hanno affrontato con coraggio l’inserimento faticoso in ambiti specialmente musicali dove la prerogativa per poter emergere era strettamente legata ad essere uomini. Mozart aveva per davvero una sorella maggiore che, a detta del famoso fratello musicista era addirittura più dotata di lui, ma si sa, erano tempi bui per il talento femminile. Parlando invece di Beatrice Venezi e delle sue esperienze sul podio,a volte si legano allo stupore, talvolta ancora palpabile, di orchestre e pubblici di fronte a una donna così giovane alla direzione, ma anche alla determinazione con cui Venezi ha scelto di non fare della questione di genere una bandiera astratta, bensì una pratica quotidiana, silenziosa e concreta. Una determinazione che attraversa anche i suoi libri precedenti, da Allegro con fuoco a L’ora di musica, testi in cui la passione per il racconto si unisce alla volontà di rendere la musica un linguaggio condiviso, mai elitario.

In “Le sorelle di Mozart” questo percorso trova una nuova maturità. Il libro non si limita a riportare alla luce figure dimenticate, ma interroga il meccanismo stesso dell’oblio, mostrando come la storia della musica sia stata costruita attraverso esclusioni sistematiche. Maria Anna Mozart diventa così il simbolo di tutte le sorelle rimaste ai margini, e da lei si dipana un racconto che attraversa secoli e linguaggi, da Fanny Mendelssohn a Clara Schumann, dalle compositrici barocche a Nadia Boulanger, fino a figure contemporanee capaci di rompere gli schemi come Martha Argerich e Björk.
La scrittura di Venezi, sorprendentemente musicale, alterna ritmo narrativo e riflessione critica, accelerazioni e pause, come in una partitura. La recensione dei personaggi che emergono dal libro restituisce loro una vitalità non museale, una forza che parla al presente e che invita all’ascolto, non alla commemorazione.
La presentazione ha suscitato la sensazione rara di aver assistito a qualcosa che continua a risuonare. Non solo la presentazione di un libro, ma un’esperienza di cultura viva, in cui Beatrice Venezi si conferma non soltanto come grande musicista, ma come donna di pensiero e scrittrice capace di farci amare la musica anche attraverso le parole, ricordandoci che la storia non è mai definitiva e che può, finalmente, essere riascoltata.