L’azienda di Spilimbergo, archiviato da poco un 2025 in fase di crescita continua, è reduce dalla prestigiosa passerella a invito di Firenze in occasione del Pitti Taste – Nato sotto il segno del gusto

Nuova passerella di prestigio per la Liquoreria Friulana di Spilimbergo (Pn) chiamata ancora una volta a presentare i suoi prodotti al ‘Pitti Taste Nato sotto il segno del gusto’ di Firenze.

            Nel corso del passato fine settimana i vertici aziendali sono stati impegnati in riva all’Arno negli spazi storici della Fortezza da Basso per prendere parte alla tradizionale rassegna espositiva, alla quale si accede rigorosamente su invito dopo aver superato un’adeguata selezione.

Alla ribalta, nella sezione Taste Spirits, soprattutto i prodotti della Linea Opificium per la categoria mixology e la Linea Liquoreria Friulana.

            Pitti Taste ha coinvolto produttori, compratori, rappresentanti e pubblico generico in un viaggio tra le principali eccellenze enogastronomiche della penisola tra itinerari degustativi, incontri, dibattiti, presentazioni e masterclass. Un percorso, accompagnato da oltre 700 aziende, per raccontare il meglio della tradizione e dell’innovazione enogastronomica italiana.

            Per Werther Zuliani e i suoi compagni di avventura creativa e imprenditoriale (Gabriele Bot e Stefano Da Ros) si è trattato del coronamento di un’annata come quella 2025 che, pur caratterizzata a livello di comparto da una forte tensione nei consumi, ha comunque regalato alla Liquoreria Friulana le ormai abituali soddisfazioni, grazie anche alla capacità di trovare nuove collaborazioni sul mercato Italiano con un risultato in continua crescita per la distribuzione dei prodotti.

            Nel frattempo, sulla sponda destra del fiume Tagliamento, la nuova sede dell’azienda (sempre forte del significativo sigillo attribuito dal marchio Io Sono Friuli Venezia Giulia) portava avanti le attività produttive, creative e di ricerca che, ancora una volta, hanno regalato prestigiosi riconoscimenti dal bacino specializzato nazionale.

            L’ennesima consacrazione è giunta in questo caso da ‘Spirito Autoctono – La Guida’, progetto editoriale che racconta con metodo e visione l’Italia dei distillati, degli amari, dei liquori e dei vermouth artigianali. Soprattutto quando guidano gli itinerari di viaggi e di passione, creando lo spiriturismo.

            Gli esperti hanno deciso di attribuire la prestigiosa Ampolla d’oro 2026 al Cocolâr – Nocino di Spilimbergo,realizzato esclusivamente con noci verdi friulane, raccolte come da tradizione nei giorni vicini al 24 giugno, quando si celebra la festa di San Giovanni. Dopo circa 60 giorni di macerazione delle noci, il liquore viene addolcito, unito alla grappa friulana e lasciato riposare fino a tarda primavera.

Al tempo stesso, Spirito Autoctono ha conferito il massimo delle valutazioni (4 stelle) sia all’Amâr – Amaro di Spilimbergo (aromatico e delicato con una nota prevalente di erbe e piante tra botaniche quali rabarbaro, genziana, arancio amaro e dolce, camomilla, assenzio, menta, achillea, centaurea minore e il timo serpillo), sia al Bitter Opificium (dall’antica lavorazione delle erbe officinali, l’arancia amara e dolce sposa l’assenzio maggiore delle Dolomiti friulane, insieme alla genziana in una ricetta unica che si esalta del profumo di violetta e della forza bruciante dell’imperatoria, per avvolgersi infine nell’aroma esotico della Cascarilla).

Categoria Selected 2026, infine, anche per il Mosâic Gin di Spilimbergo, ottenuto con la sapiente miscelazione del distillato di bacche di ginepro, creando un mosaico di agrumi tipici del Mediterraneo e di erbe aromatiche.

            La Liquoreria Friulana di Spilimbergo, da ormai quattro lustri, scommette sulla meticolosa ricerca e l’attenta selezione delle materie prime, supportata dalla dedizione e dalla collaborazione dei piccoli produttori locali: dalle erbe alle spezie, fino ai frutti, per dare vita al riconosciuto mosaico di sapori proprio dei suoi distillati e liquori.

Sempre e comunque all’insegna della qualità e della naturalezza, facendo incontrare tradizione e innovazione per valorizzare la storia, la cultura e i prodotti del territorio.

            Un cenno di rilievo meritano le curatissime etichette, autentico ‘documento d’identità’, studiato e ridisegnato dagli amici della Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo.

Breve storia della Liquoreria Friulana

Questa è una storia che parte da lontano (ma non da lontanissimo…) e che si spinge nel profondo (ma profondo davvero…) della tradizione friulana, passando attraverso il coraggio, la competenza, l’attaccamento alle radici, la cura dei dettagli e, ovviamente, un pizzico di follia imprenditoriale.

La Liquoreria Friulana, ormai pronta per il grande salto nella sua nuova casa (appena diventata 20enne, infatti, ha deciso di andare a vivere da sola in un ‘appartamento’ molto, molto più grande…), continua a raccogliere riconoscimenti di assoluto prestigio all’esterno del ‘suo’ Friuli Venezia Giulia e, orgogliosa di essere partita da zero con la sola forza delle idee e della perizia, continua anche a sviluppare linee prodotti che hanno ormai assunto un profilo internazionale.

All’origine di questa bella storia, però, i protagonisti non erano i soliti quattro amici e neppure erano abituati a bazzicare un qualsiasi bar. Erano (e sono tutt’ora…) ‘soltanto’ tre amici e la loro intuizione aveva preso gradualmente il via tra le aule e i laboratori universitari dell’ateneo di Udine, facoltà di Scienze e Tecnologie alimentari, molto prima che l’idea della Liquoreria Friulana facesse capolino nelle loro vite.

Dopo aver ottenuto la laurea, infatti, Werther Zuliani di Spilimbergo e Gabriele Bot di San Vito al Tagliamento iniziano a viaggiare per mezzo mondo in qualità di professionisti della ricerca e dello sviluppo dei prodotti per aziende agro alimentari. Il primo, forse, caratterizzato da una mentalità più imprenditoriale; il secondo, probabilmente, animato soprattutto da più creativo e innovativo: di certo, comunque, entrambi, affermati e corteggiatissimi ‘jolly’ del comparto, abituati a giostrare a livelli di assoluta eccellenza, partendo dalle materie prime più pregiate per poi arrivare alla realizzazione pratica dei piatti da inserire con successo sul mercato dei loro referenti. Il terzo amico e collega dei tempi dell’università, Stefano Da Ros di Vittorio Veneto, è invece quello più radicato sul territorio e, consulente a sua volta di svariate realtà del Nordest, si muove perfettamente a suo agio tra le migliori eccellenze fornite dalla terra che, da par suo, individua, riconosce e valorizza.

Ciò doverosamente premesso, nel 2004 Bot e Zuliani (da allora sono ormai passati esattamente vent’anni: dunque, un altro anniversario da celebrare proprio in questi giorni…) vengono illuminati dall’ispirazione e decidono a rinunciare a tutte le sicurezze economiche, il prestigio professionale e agli agi delle rispettive posizioni per lanciarsi da zero in un’avventura che parte e si sviluppa proprio sotto casa.

Fare qualcosa ‘in’ Friuli, per valorizzare i prodotti ‘del’ Friuli e rilanciare un comparto specifico quale nuovo biglietto da visita ‘per’ il Friuli.

Del resto, se un comune amico calabrese era riuscito a creare con successo dal nulla un opificio – liquoreria, perché non provarci anche nel lontano Fvg, così generoso in fatto di materie prime e di tradizioni legate al buon gusto imbottigliato? Ed ecco che, ai due, si unisce subito Da Ros (appassionato di botanica, erbe e liquoristica, vini e distillati) per chiudere il cerchio in maniera perfetta: il più schivo e dedito alle pratiche di laboratorio, reca con sé gli ingredienti umani e conoscitivi che mancavano per lanciare la scommessa.

Il motto, fin dal principio, è il seguente: “Prima è necessario creare il miglior prodotto possibile e poi, una volta avvicinata il più possibile la perfezione, si può iniziare a commercializzare questa nuova creatura”.

I primi passi dell’imberbe Liquoreria Friulana vengono compiuti nella zona industriale di Spilimbergo, quando ancora veniva associata al Consorzio per lo Sviluppo dello Spilimberghese, all’interno di un laboratorio di 100 metri quadri, dove eseguire i primi esperimenti legati all’Amaro dei Prati stabili (Da Ros lo realizzava già da tempo a casa sua per gli amici più cari, raccogliendo le erbe spontanee dei prati stabili e ricevendo, soprattutto, entusiastiche pacche sulle spalle) e al desiderio di valorizzare il magico cuore autoctono dei campi incolti non antropizzati che possono essere al massimo sfalciati una due volte all’anno. Il passaggio delle erbe individuate e raccolte come vuole la tradizione (mai le stesse, seguendo una proliferazione spontanea, ma sempre incredibili).

Quindi, sarà la volta del Nocino di Spilimbergo (dal 2024 denominato Cocolâr, recente oro al Merano WineFestival), direttamente da un’idea di Zuliani che a lungo aveva lavorato in Emilia Romagna, consapevole della presenza di tale prodotto in moltissime case friulane, ma praticamente assente a livello industriale. Niente noci secche, bandite ovviamente anche le tinture: la scelta cade volutamente sul top delle noci verde, raccolte e messe subito in infusione. La mitologia agreste, mischiando sacro e profano con risvolti sciamanici, vorrebbe venissero prelevate solo durante la notte del 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, da mani rigorosamente vergini. Tuttavia, più pragmatici che metafisici, i tre raggiungono i fornitori già nei primi giorni del mese, prelevano alcune noci verdi e verificano la consistenza del guscio. Un’attività pre-selettiva che anticipa i calendari tradizionali e, altresì, conferma sul campo alcuni cambiamenti climatico-ambientali che rendono qualitativamente proficua questa modifica delle tempistiche.

A quel punto, toccherà all’Amaro di Spilimbergo (oggi l’Amâr) e al Gin di Spilimbergo (oggi Mosâic) per completare la Linea Spilimbergo inaugurata dal Nocino, alle Grappe della Tradizione (Friulana, al Cumino, al Ginepro e alla Genziana, più il liquore alla Grappa e Miele),alle creme (Rossomela, Sambuca, Ruffiana, Bacio, più il Liquore alla Liquirizia e Liquore al Limone) e, infine, ai vermut mono varietali (derivati da un solo tipo di vino: prima snobbati da un mercato in stallo, al punto da dover essere eliminati dalla produzione, ma oggi ripresi e ulteriormente potenziati davanti alle suppliche di aziende amiche, dopo l’improvviso boom del prodotto a livello internazionale).

Spetta invece a Opificium, la Linea Mixology Premium, il ruolo di recentissimo fiore all’occhiello che comprende l’Amaro Opificium, ilBitter Opificium, ilVermut Opificium e il Gin Opificium.

Ovviamente, dopo i primi e pionieristici mesi, arriva ben presto il momento che rende necessario un allargamento progressivo delle attività, aggiungendo un secondo laboratorio, mentre tre alacri rappresentanti plurimandatari andavano a risolvere i problemi distributivi di quei tre romanticoni creativi che, molto saggiamente, avevano iniziato a produrre i loro elisir ancor prima di averne piazzata sul mercato anche una sola bottiglia. Tre rappresentanti, anche loro localissimi, capaci di piazzare senza difficoltà i vari prodotti negli entusiasti negozi del loro circuito (gastronomie, enoteche, bar e piccoli ristoranti solo ed esclusivamente friulani, senza neppure cercare l’ingresso nell’ambito della grande distribuzione) con ordini che, addirittura di giorno in giorno, andavano moltiplicandosi con il rischio di intasare quello strumento ricettivo che, all’epoca, era costituito dall’oggi obsoleto fax.

Senza dimenticare la produzione ‘su misura’ per conto di altre aziende, ancora oggi resta un caposaldo dell’attività spilimberghese.

“Abbiamo seminato gusto e fatto assaggiare eccellenze”, ricordano i tre soci della Liquoreria Friulana. Come accaduto anche durante il recente e potenzialmente disastroso lockdown, quando decidono a sorpresa di lanciare una nuova linea esclusiva di quattro articoli (la linea Opificium, autentico fiore all’occhiello), selezione dell’esperienza dedicata al canale dei cocktail bar.

Contemporaneamente, dopo le soddisfazioni prettamente commerciali, iniziano ad arrivare anche i premi di assoluto prestigio, mentre la continua escalation rende necessario un restyling della linea Liquoreria Friulana che viene rivisitata con la soddisfazione di ottenere riconoscimenti ufficiali, vincendo la scommessa anche con la sezione dei vitigni monovarietali.

A partire dal 2021 con il Vermut Opicifium (oro al Merano WineFestival, successo bissato anche l’anno seguente, dopo allori già portati a casa da Bitter e Gin) per arrivare al 2024 ancora in corso quando, ottenuto anche il prestigioso marchio Io sono Friuli Venezia Giulia su tutti i prodotti, in Alto Adige arriva il riconoscimento con il metallo più prestigioso per il nocino d’eccellenza: il Cocolàr.

L’assalto al prossimo Pitti Taste di Firenze in programma dall’8 al 10 febbraio 2025 (accesso solo su invito dopo adeguata selezione) sarà, infine, probabilmente contemporaneo alla piena attività della nuova sede con spazi triplicati in un altro segmento della zona industriale Nord tra area produttiva e uffici del nuovo capannone dopo il trasferimento già in corso d’opera con conclusione programmata per il mese di gennaio.

Cuore artigianale e spirito ribelle, dunque, per questi amici strettissimi della prestigiosa Scuola di Mosaico di Spilimbergo i cui artisti hanno fornito un concreto contributo nella nascita di loghi ed etichette aggiungendo ulteriori elementi di pregio grafico con un’esuberanza genuina in un mosaico di aromi.