introduzione
Siamo qui a pregare per le vittime dell’odio che sono state uccise in queste foibe e in tutte le foibe. Preghiamo per loro e per le loro famiglie. E preghiamo per tutte le vittime delle tragedie che le ideologie (nazista, fascista, comunista) hanno causato. In particolare, ricordiamo anche le vittime di Vergarolla. Ma anche tutte le vittime che in queste nostre amate terre e in ogni altra parte del mondo hanno subito l’odio cieco di Caino. Mai più. Aiutaci Dio. Interceda per noi don Francesco Bonifacio martirizzato 80anni fa, una manciata di giorni dopo la strage di Vergarolla, fatto sparire l’11 settembre 1946: unica sua colpa servire Dio e amare il suo popolo, con tutto il cuore, libero da ogni ideologia.
E ora chiediamo perdono per tutti i nostri peccati e le nostre complicità con chi diffonde odio e semina discordia.
Signore, Tu ci insegni a dare la vita per i fratelli, Kyrie eleison
Cristo, Tu ci hai dato l’esempio nel perdonare i tuoi crocifissori, Christe eleison
Signore, Tu sei l’artefice della vera giustizia e della vera pace, Kyrie eleison
omelia
Cari fratelli e sorelle, dragibratje in sestre,
Imparando da Salomone ci troviamo insieme per innalzare a Dio la nostra preghiera. Non ci troviamo nel tempio fatto da mani d’uomo, che poi sarà destinato ad essere distrutto, ma dentro il Creato, plasmato da Dio e che Lui ci ha affidato e del quale dobbiamo rendergli conto. Il Creato che ci circonda è intriso di bellezza ma anche teatro di crudeltà e tragedie.
E come Salomone innalziamo il nostro grido: “Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?” (1Re 8,23). Talvolta il nostro grido di dolore, che rimane preghiera, ci porta ad interrogare Dio di fronte a tutto il male che questa nostra umanità ha compiuto. Il nostro grido sale a Dio perché siamo atterriti per la cattiveria che ha ferito questa nostra terra. Vittime innocenti sacrificate alle ideologie più contraddittorie e accecate dalla prepotenza vile.
Se poi ci mettiamo davanti a Dio e ci lasciamo illuminare dal suo sguardo allora ci rendiamo conto che questo cumulo di male ci vede anche noi complici: si parte dalle parole con cui si marchiano gli altri con sarcasmo; si prosegue con le insinuazioni e i sospetti con cui si crea un clima di sfiducia reciproca; si cavalcano stereotipi, pregiudizi, generalizzazioni fino a far diventare l’altro nemico solo perché non del proprio gruppo, della propria parte, del proprio partito, della propria religione. Cominciano così i dispetti, le intolleranze, le prime discriminazioni, le prime violenze e si cade nel rigurgito della guerra: il circolo vizioso della violenza e del darsi la colpa. Dell’accusare l’altro di aver cominciato. Questa è la storia di tante terre insanguinate dagli stessi popoli che la abitano.
Mi colpisce che in questi inganni cadono anche popoli cristiani (pensiamo non solo a queste terre ma anche all’Ucraina e alla Russia): ma il Vangelo (Mc 7,1ss), citando Isaia, ci ammonisce che la conversione è qualcosa di serio: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
E anche per noi potrebbe di nuovo esserci il rischio di annullare la parola di Dio per scadere in tradizioni-ideologie di uomini che ci portano alla barbarie. Parole, insinuazioni, dispetti, generalizzazioni, paure alimentate, violenze. Assumiamoci la responsabilità della pace.
Occorre coraggio per vivere nella legalità. La legalità esprime un bene comune condiviso, certamente in una formulazione imperfetta, ma che mira al rispetto della dignità di tutti. Di tutti, non solo di qualcuno. Dignità di tutti: e il Vangelo ci insegna a schierarci dalla parte delle vittime, dei poveri. Ed è per questo che noi siamo qui ad onorare le vittime delle foibe. Ciascuna di essa ha un nome, una famiglia, una comunità che le piange. E che Dio preservi la nostra terra da altri orrori di questo genere. E che Dio ci doni un cuore aperto a riconoscere la sofferenza di tante persone che ancora non hanno trovato pace e giustizia.
Occorre coraggio per costruire il bene comune. È molto più facile scegliere di costruire il bene di una parte a prescindere dalle altre, contro le altre. La mappa della dottrina sociale della Chiesa è offerta a tutti: è una mappa feconda che può ispirare continuamente ad aprire orizzonti, a purificare le menti, a lasciarci contagiare dall’amore di Dio: Lui ci ama e ci lascia il comandamento dell’amore, senza riserve. In questa mappa della dottrina sociale della Chiesa troviamo anche il diritto internazionale che se ha radici nel diritto romano è stato poi rilanciato dalla teologia cattolica ed è divenuto strumento prezioso che seppure imperfetto e bisognoso di adeguamenti non possiamo permettere che sia distrutto.
Ci vuole del coraggio per vivere il comandamento di Dio che ci chiede di amare anche il nemico. Talvolta rischiamo di tagliare le pagine difficili del Vangelo, rischiamo di non volerci lasciar inquietare nella ricerca di una pace che passa anche attraverso il perdono, attraverso il cercare di capire le ragioni dell’altro e il suo dolore e le sue paure; non per sminuire le nostre ma come premessa per poterle portare nel loro cuore. E insieme cercare con pazienza di approssimarci sempre più alla giustizia, quella illuminata da Dio. Sempre più nella giustizia. Ma con pazienza. Con intelligenza. Con la sapienza che viene da Dio.
Ci vuole coraggio per vincere i prepotenti e i violenti. E noi lo chiediamo a Dio e come il saggio Salomone preghiamo per essere illuminati da Dio. Preghiamo per le vittime delle foibe e per tutte le vittime di tutti i regimi dittatoriali, di ieri e di oggi. E preghiamo per i nostri governanti, e per quelli di tutto il mondo: siano aperti al Dio che parla alle loro coscienze. Sappiano mediare non per pavidità ma per il coraggio della pace, e costruire alleanze che sappiano custodire la pace e approssimarsi sempre più alla giustizia che viene da Dio.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia. Beati i miti. Beati gli operatori di pace.
Interceda per noi il beato martire don Francesco Bonifacio.