Presentato questa mattina nella Sala Bazlen alla presenza dell’assessore alle Politiche della Cultura e del Turismo Giorgio Rossi, del responsabile dei Musei Storici, Stefano Bianchi e, in collegamento da remoto, del regista Massimiliano Finazzer Flory, il docufilm lungometraggio (50’, colori + b/n) “Operazione Batiscafo Trieste”, un progetto cinematografico commissionato dal Comune di Trieste, scritto e diretto da Massimiliano Finazzer Flory, una produzione Movie&Theatre Film con RAI Cinema e Armundia.
Una storia straordinaria che, attraverso il racconto di un’impresa rimasta ineguagliata (l’immersione alla massima profondità del pianeta nel 1966, a -10916 metri nell’abisso Challenger), restituisce un mondo immerso nella Guerra Fredda, con eco inquietante al nostro tempo. Per la prima volta parlano, riuniti in un’unica produzione documentaria, Bertrand Piccard e Kelly Walsh, figli di Jacques Piccard e Don Walsh che pilotarono il Batiscafo Trieste nell’immersione fino al punto più basso del pianeta.

Il responsabile dei Musei Storici, Stefano Bianchi ha fatto gli onori di casa illustrando i contenuti della conferenza stampa “dedicata alla presentazione dell’anteprima e alla successiva circuitazione del docufilm Operazione Batiscafo Trieste. L’Operazione si colloca nell’ambito di un articolato progetto di rilancio e valorizzazione del Museo della Guerra per la Pace Diego De Henriquez e della figura del suo fondatore. Questo straordinario natante nacque a Trieste grazie all’interessamento di Diego De Henriquez. Il progetto prevede una sorta di tournée che culminerà nell’inserimento del docufilm nell’allestimento permanente del batiscafo al Museo della Guerra per la Pace Diego De Henriquez, dove sarà stabilmente fruibile dal pubblico. L’iniziativa si inserisce nel percorso di completamento del museo e della nuova sezione dedicata al batiscafo, attualmente in fase di realizzazione”.
L’assessore alle Politiche della Cultura e del Turismo Giorgio Rossi, ha posto l’accento sulla figura di Diego De Henriquez, visionario e sognatore, che incontrò altri visionari, i membri della famiglia Picard. Da quell’incontro nacque un accordo per la realizzazione del batiscafo, che avrebbe dovuto avere come destinazione finale il Museo della Guerra per la Pace Diego De Henriquez, tuttavia, il mezzo fu successivamente acquistato dalla Marina americana.
“Ci ritroviamo di fronte a questa mancanza di parola da parte di tutti e nella condizione di avere un Museo della Guerra per la Pace Diego De Henriquez trascurato; nasce così l’Operazione Batiscafo Trieste. L’iniziativa prese forma dal desiderio di essere anche noi visionari e di capire se fosse possibile realizzare una copia del batiscafo in tempi rapidi, e grazie a uno staff preparato e appassionato siamo riusciti a completare l’operazione in pochi mesi. La nuova sezione del Museo è dedicata al batiscafo e alle scoperte scientifiche negli abissi, come desiderava la famiglia Picard. La “ciliegina sulla torta” è il docufilm”, ha detto l’assessore Rossi.

“Sarà – ha continuato l’assessore Giorgio Rossi – un’occasione imperdibile per ritrovare e tramandare un’impresa inscritta nella memoria, e nel codice genetico di Trieste, città della ricerca e della scienza. Con la forza di immagini spettacolari e attraverso testimonianze importanti questo film restituirà un tassello portante della storia di Trieste e ci proietterà nel racconto dal passato al futuro: perché il documentario è anche prefigurazione della stabile collocazione del Batiscafo Trieste nella sede del Museo Diego de Henriquez della guerra per la pace. Una scelta nata come omaggio all’impegno del grande collezionista triestino perché il Batiscafo potesse nascere nella sua città: de Henriquez aveva subito intuito che questo progetto scientifico e innovativo poteva essere foriero di pace e sinergia fra Paesi stranieri, negli anni convulsi della Guerra Fredda che parlano oggi al nostro tempo. Ringrazio il responsabile dei Musei Storici, Stefano Bianchi, i suoi collaboratori e i tanti consulenti esterni”.
“Questa operazione ha un segno più, è un’addizione, più storia della città, più storia della tecnica attraverso i Cantieri riuniti Adriatici, più storia della scienza, più storia dell’arte, più storia del mare. Non solo un batiscafo. Molto di più – ha sottolineato l’autore e regista del film, Massimiliano Finazzer Flory – una rotta continua verso la ricerca. Della bellezza. Con la scienza e i pionieri e il mare come organismo vivente. Con due batiscafi. Quello del primato planetario del 1960 che si immerge nella fossa delle Marianne. E poi quello di oggi che dal mare ha come porto il museo di Trieste. Perché il batiscafo ora è opera d’arte. Connubio di scienza e design. Per la pace e con poesia. Questa è la storia che si fa futuro”.
Torna a casa il Batiscafo Trieste, la tecnologia immersiva ad alta innovazione concepita 70 anni fa, e oggi – incredibilmente – attualissima. Nel lontano 1960 toccava il punto più estremo della crosta terrestre, l’abisso Challenger nella Fossa delle Marianne alla profondità di 10.916 metri. Solo nel 2019 questo record straordinario è stato ritoccato, di appena 20 metri, dal sommergibile di Victor Vescovo che ha raggiunto i 10.928 metri nelle stesse acque. Progettato in Svizzera per iniziativa degli esploratori e scienziati Auguste Piccard e Jacques Piccard, costruito a Trieste, Monfalcone, Terni e Castellammare di Stabia, il Batiscafo Trieste schiude adesso la sua storia per il grande schermo, nel film documentario che ripercorre la sua genesi, il varo e l’emozionante impresa delle Marianne il 23 gennaio 1960, ma anche l’avventura recentissima della sua ricostruzione in copia 1:1 per riportarlo nel cuore della città in cui ha preso vita, l’arrivo in piazza Unità nell’autunno 2025, l’idea di trasformarlo in una permanente icona di scienza per la pace e la collaborazione internazionale.

Il film avrà la sua anteprima assoluta venerdì 6 marzo alle 18 (ingresso su invito) e sabato 7 marzo alle 17 (ingresso aperto liberamente al pubblico fino ad esaurimento dei posti disponibili), proprio a Trieste, nella sala del Cinema Ariston, per iniziativa del Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e Turismo.
Nel film portano la loro testimonianza, per la prima volta riuniti in un documentario, Bertrand Piccard e Kelly Walsh, figli degli esploratori Jacques Piccard e Don Walsh, i primi uomini a spingersi negli abissi del Challenger. Da allora l’originale del Batiscafo Trieste si trova a Washington, al Museo Navale della Marina Americana.
Una storia tutta italiana, capace di conquistare negli anni Sessanta la copertina di Life, affascinando 7 milioni di lettori. Una storia che adesso attende gli spettatori del cinema, dall’Italia agli USA: sarà infatti il tour “dei due mondi” quello del Batiscafo Trieste, con tappe in Italia e negli Stati Unitidopo l’anteprima di Trieste.
A Roma, innanzitutto, martedì 10 marzo in una sede di alto prestigio,l’Aula dei gruppi parlamentari presso la Camera dei Deputati. Un evento che prevede la partecipazione di molti ospiti e che si aprirà alle 17.
Il film farà quindi tappa a Napoli, mercoledì 11 marzo, alle 17.30 presso la Fondazione Banco di Napoli. Quindi un’ulteriore proiezione è prevista a Milano, martedì 17 marzo alle 19 al Cinema Arlecchino. E a fine mese il documentario si spingerà oltreoceano: il 30 marzo sarà proiettato a New York, presso l’Istituto Italiano di Cultura e il 31 marzo a Washington nella sede dell’Ambasciata italiana.
Per la proiezione di sabato 7 marzo è consigliata la prenotazione su piattaforma eventbrite: https://www.eventbrite.it/e/operazione-batiscafo-trieste-tickets-1983769090752?aff=oddtdtcreator
Il trailer del documentario è disponibile per tutti sul canale youtube del Comune di Trieste (https://www.youtube.com/watch?v=gFxh238gaDo) e sul sito museodiegodehenriquez.it (https://www.museodiegodehenriquez.it/operazione-batiscafo-trieste/) del Museo della guerra per la pace intitolato a Diego de Henriquez, il collezionista triestino amico personale di Auguste e Jacques Piccard. Fu lui a incoraggiare i Piccard a scegliere Trieste come base per la realizzazione del Batiscafo, ed è nel Museo a lui dedicato che il Batiscafo troverà, nel corso del 2026, una collocazione definitiva ed emblematica.
Prodromo del film, nel corso del 2025, è stata la ricostruzione del Batiscafo Trieste in scala reale 1:1, affidata alla perizia di M23 Srl, azienda di rilievo internazionale nel settore dei sommergibili avanzati e delle camere iperbariche, partner di Marine e Forze Speciali in tutto il mondo. Rolex ha supportato l’iniziativa e resa disponibile una copia dell’orologio che accompagnò l’impresa nella Fossa delle Marianne nel 1960 e sarà collocata nella nuova esposizione del Batiscafo in corso di allestimento al Museo de Henriquez. Hanno sostenuto il progetto la Regione autonoma Friuli VeneziaGiulia, la Fondazione CRTrieste e Trieste Trasporti, partner Mare Nordest, consulente storico Enrico Halupca.
Operazione Batiscafo Trieste punta dunque i riflettori su un’icona scolpita nella memoria scientifica del Novecento, e che oggi trova nuova vita attraverso lo sguardo del cinema. Il regista Massimiliano Finazzer Flory ha seguito le fasi della rinascita dell’unità sommergibile: dalla minuziosa lavorazione dei pezzi nei capannoni bergamaschi della M23, alle mani sapienti che ne hanno ricostruito le linee, fino all’atteso viaggio verso il mare e la città che gli diede i natali.
Il viaggio cinematografico nella storia del Batiscafo Trieste non è un semplice diario tecnico, ma un racconto poetico che intreccia immagini dall’Istituto Luce e memoria, capace di restituire la tensione epica dell’impresa e l’emozione di veder risorgere un gigante degli abissi. Le telecamere hanno registrato non solo bulloni e lamiere, ma anche lo spirito di chi, settant’anni dopo, ha voluto restituire al presente il sogno dei Piccard e di Diego de Henriquez. Il risultato è un documentario che racconta l’intenso lavoro dietro la ricostruzione e la movimentazione fino a Trieste. La proiezione offrirà al pubblico una vera e propria esperienza estetica e civile: la possibilità di guardare negli occhi l’avventura del Trieste, attraverso la lente del cinema, e di sentirne vibrare ancora oggi, in un tempo in cui tornano inquietanti eco di guerra, il messaggio di coraggio, conoscenza e pace.
Nel film parlano, fra gli altri: Bertrand Piccard e Kelly Walsh, figli di Jacques Piccard e Don Walsh che pilotarono il Trieste nell’immersione della Fossa delle Marianne. E ancora Julie Kowalsky, Direttrice del National Museum of the United States Navy, il promotore del progetto Giorgio Rossi, assessore alle Politiche della Cultura e Turismo del Comune di Trieste, l’AD di M23 Bruno Peracchi che ha coordinato la ricostruzione del Batiscafo, il giornalista e scrittore Antonio Ferrara, l’archivista delle acciaierie Terni Valeria Sabbatucci, lo storico Enrico Halupca e il testimone dell’epoca Cosimo Cosenza.