Esce per nusica.org Roundabout, il nuovo disco del pianista Giulio Scaramella: un progetto che mette in dialogo formazione classica e linguaggio jazzistico, intrecciando composizione e improvvisazione in un quartetto capace di muoversi tra rigore formale e libertà espressiva.
L’album sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 18 marzo, preceduto dal singolo Può Succedere, in uscita il 13 marzo.
Giulio Scaramella – pianoforte
Jure Pukl – sax soprano, sax tenore
Alessio Zoratto – contrabbasso
Luca Colussi – batteria

Certe melodie restano a lungo in attesa: scritte, accantonate, riprese, riscritte. Il disco Roundabout nasce così, come un ritorno a brani composti in anni diversi e tenuti in sospeso finché non hanno trovato una forma definitiva. È il secondo album da leader del pianista e compositore goriziano Giulio Scaramella (classe 1987), fin qui affermatosi soprattutto in progetti condivisi come sideman e co-leader, dentro una fitta rete di collaborazioni che ne hanno consolidato il profilo artistico, tra cui quelle con Fabrizio Bosso, Mauro Ottolini, Vanessa Tagliabue Yorke e Francesco Bearzatti. In Roundabout questa traiettoria ricompone un decennio di idee in un racconto unico, riconoscibile.
Le radici del pianista affondano nella musica classica. Scaramella si è formato al Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste sotto la guida del Prof. Igor Cognolato. Si è poi perfezionato presso la scuola biennale di musica da camera del Trio di Parma e ha conseguito la laurea di II livello in interpretazione jazz. Parallelamente ha costruito un’attività discografica ampia, tra incisioni e collaborazioni in contesti e formazioni diverse, sviluppando un linguaggio capace di tenere insieme rigore classico e apertura improvvisativa.
La scrittura di Scaramella si riconosce in questo approccio: mettere a fuoco un’idea e poi lasciare spazio reale a chi suona. Nei brani d’ensemble la musica è pensata per essere immediatamente abitabile, così da mantenere spontaneità e apertura; alcune pagine più concentrate restano invece affidate al piano solo, come territorio di ricerca personale e di controllo formale.
La collaborazione con Jure Pukl al sax soprano e tenore è uno degli assi espressivi del disco: una voce che si intreccia stabilmente al pianoforte, spostando la prospettiva dei brani e ampliandone il timbro. Pukl ha colto quella componente che arriva dal mondo classico e ha risposto con la propria sensibilità, creando un dialogo che tiene insieme approcci diversi nella cura del suono e nella libertà interpretativa. Accanto a loro, Alessio Zoratto al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria – una ritmica con cui Scaramella collabora da anni – costruiscono una base che non appesantisce mai: sostengono senza irrigidire, reagiscono senza invadere, accompagnano il racconto con una presenza discreta ma decisiva.
Dichiara Giulio Scaramella: «Ho collaborato moltissimo in progetti di altri: è una dimensione in cui mi riconosco, perché ti costringe ad ascoltare e a interpretare. Per questo la parola “leader”, in musica, mi suona sempre un po’ stretta: se scrivi dei brani è inevitabile avere una visione, ma il punto per me è lasciare spazio alla visione di chi li suona con te. Scelgo musicisti di cui mi fido e, se il loro contributo sposta il punto di partenza, sono disposto anche a cambiare quello che ho scritto. In Roundabout ho raccolto pagine nate in anni diversi, molte rimaste a lungo nel cassetto. Ho tenuto nei brani in piano solo gli aspetti più “da studio” e più complessi; per l’ensemble invece desideravo una scrittura immediatamente interpretabile, capace di entrare subito nella musica senza perdere spontaneità. Anche gli omaggi nascono da affinità reali: Deep River viene da dieci anni passati a suonare con diversi cori gospel e spiritual, The Mozdok’s Train è una melodia ascoltata ai tempi del Conservatorio che non se ne va più, e Brahms è un autore a cui torno naturalmente. In fondo, questo disco è proprio questo: materiali lontani che si riconoscono e, grazie all’ascolto reciproco, trovano un suono comune.»
Il disco privilegia melodia, timbro e dinamiche, muovendosi su una tavolozza ampia – dal pianissimo al fortissimo – che richiama una sensibilità quasi orchestrale. È un disco che sceglie la coerenza più dell’effetto: le idee restano articolate, ma vengono tenute dentro una chiarezza che permette alla musica di respirare e all’ensemble di muoversi con naturalezza.
Il titolo richiama un’idea semplice e potente: la circolarità. Un movimento che ritorna, ma non uguale a sé stesso; una forma che si avvolge e si trasforma; un gesto che riprende, sposta, riscrive. Questa impressione attraversa l’album in modo sottile: temi lineari che si appoggiano ad ostinati capaci di spostarne l’asse, sezioni centrali che cambiano prospettiva senza spezzare la continuità, code che si aprono e lasciano i brani in sospensione. Ritorni armonici e variazioni interne tengono insieme il percorso, creando continuità senza mai diventare ripetizione.
Anche la costruzione del disco segue questa logica di movimento. Roundabout alterna piano solo, duo, trio e quartetto, come se cambiasse continuamente distanza dall’ascoltatore. I brani in solo sono pagine più raccolte e concentrate: il pianoforte diventa un luogo interno, di precisione e sospensione. Le formazioni d’insieme, al contrario, aprono lo spazio: la musica si muove nella relazione e l’interplay completa il disegno.
Le composizioni originali di Roundabout creano una serie di microstorie, autonome ma tenute insieme da un’idea di trasformazione interna, di scarti e ritorni.
La title track Roundabout è uno studio per pianoforte solo costruito su un ostinato irregolare: un vortice sonoro che cresce per accumulo e si spegne di colpo proprio quando sembra rivelare la propria geometria. A Short Story, ancora in piano solo, intreccia tre elementi riconoscibili – impulso ritmico, motivo nel registro grave e controcanto acuto – in un equilibrio volutamente precario, che a un certo punto si assottiglia bruscamente per poi chiudersi in una coda più rarefatta.
Tra i brani d’ensemble, Fotografia nasce da un’immagine concreta: un tema lirico che passa dal pianoforte al sax e si apre a un lavoro “coloristico” della sezione ritmica, con la pulsazione che affiora e poi torna a sfumarsi. L’autobus che non ho preso, unica traccia in piano trio, prende spunto da una riflessione su determinismo e libero arbitrio: una scrittura lirica e armonicamente ricercata che procede per piccoli scarti, come un percorso di possibilità alternative. In Può succedere la tensione è soprattutto ritmica: sotto una melodia apparentemente lineare si muove un disegno irregolare che ne sposta costantemente l’asse, lasciando che le improvvisazioni amplino il gioco di prospettive. Bedtime, infine, parte come dialogo contrappuntistico sottovoce tra sax soprano e pianoforte, poi cambia rotta e si apre a una lunga coda improvvisata che coinvolge l’intero ensemble, portando il brano verso la sospensione.
Accanto alle composizioni originali, Roundabout include tre brani che dialogano con la storia musicale del pianista e ne illuminano tre linee diverse. Non interrompono il discorso: lo ampliano, e lo rendono più personale.
Deep River, spiritual afroamericano, nasce da un legame diretto con quella tradizione: per anni Scaramella ha suonato stabilmente con diversi cori gospel e spiritual. Qui il brano diventa una versione essenziale per pianoforte solo, concentrata sul tema e sulla cura dell’armonizzazione e del timbro: un gesto di memoria più che di virtuosismo.
Con The Mozdok’s Train di Anouar Brahem (da Astrakan Café, ECM, 2000) entra nel disco una melodia che accompagna Scaramella fin dagli anni del Conservatorio. Ripresa in piano solo, mantiene il carattere lineare e sospeso dell’originale, costruito su un pedale ostinato: più che una cover, una pagina interiorizzata e riportata a casa.
Infine, Meine Lieder (op. 106 n. 4) di Johannes Brahms: il sax soprano sostituisce la voce e la sezione centrale si apre a un’improvvisazione libera. È un segnale di appartenenza: la radice classica non come “altrove”, ma come parte organica del linguaggio del disco, capace di convivere naturalmente con la dimensione improvvisativa.
L’album sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 18 marzo, preceduto dal singolo Può Succedere, in uscita il 13 marzo.
Produzione
Pubblicato da nusica.org, 2026
Per informazioni
www.nusica.org – [email protected]