Venerdì 6 marzo alle ore 17.30 in Via Modiano, 5 a Trieste, si terranno la proiezione del documentario “L’oro di Venezia” (Venice Film) con regia di Nicola Pittarello (presentato alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico) e la presentazione del libro “L’oro di Venezia. La Serenissima e le sue foreste, un viaggio alle radici della storia veneziana” di Pio Baissero (Itinera Progetti Editore, 2022 collana Il Leone Alato), consulente scientifico del film. Seguirà un “cicchetto” veneziano. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Il documentario

“L’oro di Venezia” (Venice Film). Anno: 2022; Genere: Documentario; Durata: 52’; Regia: Nicola Pittarello.

Una co-produzione SD Cinematografica – Venicefilm, con il sostegno della Regione del Veneto (POR FESR 2014-2020 Asse 3 Azione 3.3.2).

C’è una storia che pochi conoscono, quella del rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti di terra. È soprattutto la necessità di rifornirsi di legname a spingere la Serenissima, nel Cinquecento e nel Seicento, a espandersi nell’entroterra.

Ed è la grande sfida con l’Impero Ottomano per la supremazia sul Mediterraneo ad alimentare questa necessità. Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia poteva infatti trovare il legno migliore, la materia prima essenziale per costruire le navi da guerra di cui aveva bisogno in vista di uno scontro decisivo con i Turchi, che avverrà nel 1571 nella famosissima Battaglia di Lepanto.

Per preservare i suoi preziosi boschi, Venezia mette in atto una serie di pratiche di buona gestione del territorio, dando anche il via ad un profondo cambiamento di mentalità. La salvaguardia del territorio diventa una vera parola d’ordine, con un approccio che sembra avvicinarsi alla nostra attuale sensibilità ambientalista.

“L’oro di Venezia” è la storia di quest’avventura e di come quelle pratiche e quella mentalità siano arrivate fino ad oggi.

L’Arsenale e la flotta
Il cuore della narrazione è l’Arsenale, la prima vera “fabbrica” moderna. Qui il legno si trasformava in armi di difesa contro l’Impero Ottomano; la vittoria di Lepanto è presentata come il trionfo della gestione logistica veneziana.

La gestione dei boschi
Venezia fu pioniera nel protezionismo ambientale. Creò catasti forestali e leggi rigidissime per garantire che per ogni albero abbattuto ne crescesse uno nuovo, istituendo i cosiddetti “boschi da remi”.

Il rapporto con la montagna
Il film evidenzia il legame vitale tra la Laguna e le Dolomiti (in particolare il Cadore). I boscaioli e i “zattieri” che trasportavano i tronchi via fiume erano i pilastri invisibili dell’impero.

In poche parole
È la storia di come una Repubblica abbia saputo sopravvivere per secoli grazie a una visione lungimirante che univa economia, ingegneria navale e rispetto rigoroso per la natura.

È un viaggio storico che mostra come la sopravvivenza di una delle più grandi potenze mondiali dipendesse dalla capacità di proteggere e gestire le proprie foreste, un’eredità gestionale che ha influenzato il paesaggio veneto fino ai giorni nostri.

Il libro
“L’oro di Venezia. La Serenissima e le sue foreste, un viaggio alle radici della storia veneziana” di Pio Baissero (Itinera Progetti Editore, 2022 collana Il Leone Alato).

Il libro illustra nel dettaglio gli aspetti storici ed economici collegati al taglio e alla lavorazione del legno nei domini veneziani, al suo trasporto a Venezia e al suo impiego per la costruzione navale o per gli usi civili.

Una storia che pochi conoscono quella del rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti di terra.

Fu soprattutto la necessità di rifornirsi di legname a spingere la Serenissima, nel Cinquecento e nel Seicento, ad espandersi nell’entroterra.

Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia poteva infatti trovare il legno migliore, la materia prima essenziale per costruire le navi da guerra di cui aveva bisogno in vista dello scontro decisivo con i Turchi.

Per preservare i suoi preziosi boschi, Venezia mise in atto una serie di pratiche di buona gestione delle foreste; la salvaguardia del territorio diventa quindi una vera parola d’ordine, con un approccio che sembra, per alcuni aspetti, avvicinarsi alla nostra attuale sensibilità ambientalista.