Una partenza confortante e poi un rallentamento, comunque fisiologico, determinato soprattutto da una spinta all’acquisto smorzata dalle vendite promozionali precedenti, su tutti il Black Friday, e, per molti, da una data di partenza che andrebbe posticipata.

Questo quanto emerso da un sondaggio, effettuato dalla Confcommercio provinciale, con l’obiettivo di fotografare le dinamiche dei Saldi a Trieste a due mesi dal loro avvio.

L’indagine ha coinvolto una cinquantina di punti vendita cittadini, di abbigliamento, calzature, moda e accessori, sia del centro che della periferia.

Va subito detto che il monitoraggio ha offerto uno spaccato fatto di luci ed ombre, con il 55% degli interpellati, percentuale peraltro di parecchio inferiore a quella della media nazionale (72%), che ha riscontrato un andamento suppergiù in linea con quello dello scorso anno, il 15% un miglioramento ed il rimanente 30%, invece, che ha registrato un peggioramento, avvertito soprattutto nei negozi rionali, con un decremento delle vendite che si è collocato fra il 15% ed il 20%

Un calo, peraltro, che assume un rilievo ancora maggiore se si considera che i Saldi impattano mediamente attorno al 15% sul fatturato medio annuo dell’impresa.

Minore, pur tenendo conto che il dato varia notevolmente a seconda dell’offerta commerciale proposta, anche l’entità media dello scontrino, attestatasi fra gli 80 ed i 110 euro, in flessione rispetto allo scorso anno ed inferiore pure in questo caso a quella della media nazionale (137).

Il 75% dei negozianti ha inoltre osservato come, nel raffronto con il passato, i consumatori puntino sempre di più ad acquistare il capo di cui abbisognano al momento, preferendo rimandare quelli che pure potrebbero costituire un vantaggioso “investimento” pro-futuro.

Lo shopping, peraltro, secondo parte dei commercianti, deve anche fare i conti, almeno in relazioni agli articoli prettamente stagionali, con i cambiamenti climatici, i quali stanno modificando le tempistiche delle compere soprattutto di piumini, giacconi pesanti ed articoli similari.

Quanto alla clientela, vari esercenti hanno osservato come il calo di ospiti, avvertito in particolar modo dall’Epifania agli inizi di febbraio, abbia impattato in termini limitati sul trend dello shopping scontato invernale, contrariamente a quanto avviene con i Saldi estivi in occasione dei quali, i visitatori in città, decisamente più numerosi rispetto a quelli di inizio anno, contribuiscono invece in misura maggiore ad affollare i negozi e ad alleggerire gli scaffali.

L’appuntamento con le vendite di fine stagione, per oltre l’80% degli interpellati, dovrebbe inoltre essere posticipato e valorizzato dal varo di misure di contenimento delle vendite promozionali che le precedono. A tal proposito, in tanti hanno sottolineato le ricadute negative legate al Black Friday che, da evento originariamente limitato ad una solo giornata, oggi si dilata per un’intera settimana o addirittura di più.

“Sicuramente – osserva il presidente della Confcommercio provinciale, Antonio Paoletti – il comparto della moda è uno di quelli che, da tempo, riscontra le maggiori difficoltà. Si pensi che in ambito nazionale, dal 2019 ad oggi, si è assistito ad un calo delle vendite del 5%, dei consumi di 4 miliardi e, nel 2025, di un saldo negativo, nel raffronto con  il 2024, tra aperture e chiusure, pari a -6459 unità.

Un trend sul quale impattano il commercio online, che necessiterebbe di una nuova e più precisa cornice normativa da definire in sede comunitaria, l’intensa pressione fiscale, la difficoltà dello spin off, il costo delle locazioni, ma anche la desertificazione commerciale dei centri urbani e delle periferie in particolare, in quanto, l’abbandono di un’attività, come rileva un’indagine di Confcommercio, genera spesso un effetto domino, con l’uscita del mercato nel medio termine di altre attività. Un’emergenza, questa, percepita concretamente dall’amministrazione che, attraverso il nuovo Codice del Terziario, anche per il 2026, ha stanziato importanti risorse, poco meno di 3 milioni di euro, proprio a beneficio del commercio di prossimità.

È chiaro tuttavia – riconosce infatti il presidente di Confcommercio –  che, ad ogni livello, il rilancio del comparto commerciale, specie quello di vicinato, richieda la messa in campo di strategie strutturate, condivise da istituzioni, associazioni datoriali ed imprese, per riqualificare e rigenerare i centri urbani nel loro complesso. Si tratta di obiettivi che Confcommercio persegue da tempo, d’intesa con Regione, Comune ed altri soggetti, nell’ambito delle attività del Distretto del Commercio “Vivi Trieste” che puntano a mettere al centro gli esercizi di quartiere che continuano peraltro ad essere un punto di riferimento sotto molteplici aspetti.

A questo proposito, meritano di essere citate le evidenze dello studio “Il Valore della Reciprocità”, realizzato da Nomisma nel quadro dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, che hanno riferito come, l’84% del totale dei consumatori interpellati, ritenga che i negozi di vicinato siano essenziali in quanto percepiti non solo quali meri  punti vendita, ma strumenti fondamentali per rendere vivi i centri urbani (81%), generare un impatto sociale positivo (72%) e rafforzare la cooperazione trasversale fra più soggetti, (70%), con ricadute benefiche per le aree.

Azioni, quelle poste in essere da Confcommercio, in sintonia con il Comune,  per la valorizzazione delle attività economiche rionali e periferiche, da S. Giacomo, a Servola, a Roiano ad altre zone cittadine – conclude Paoletti – fondate su una visione di sviluppo dei territori globale, equilibrata, sostenibile, compatibile con le loro peculiarità e che, nel supporto ai servizi di prossimità, individua un asset essenziale per arginare quella desertificazione commerciale che apre le porte a degrado, emarginazione, scarsa percezione del bene comune e minor sicurezza per cittadini e operatori economici”.