E fa scuola attraverso il nuovo progetto europeo Powerup
L’agrivoltaico può diventare un elemento strutturale della transizione energetica italiana, grazie all’inserimento della sua disciplina nel quadro normativo nazionale, con un’attenzione maggiore alla coesistenza tra agricoltura e produzione di energia. Bandito il fotovoltaico a terra dai terreni agricoli (fatta eccezione per limitate e definite aree idonee), l’agrivoltaico è ora l’unica alternativa possibile in quel contesto.
Infatti, il Decreto 175/2025, convertito nella recente Legge 4/2026, ha introdotto per la prima volta una definizione di impianto agrivoltaico e ha fissato i principi per la tutela dell’attività agricola nell’ambito dei progetti di energia solare. L’agrivoltaico è definito, dunque, come “un impianto fotovoltaico che preserva la continuità delle attività colturali e pastorali sul sito di installazione”. Continua poi dicendo che in area agricola è sempre permessa la realizzazione di impianti agrivoltaici con “moduli collocati in posizione adeguatamente elevata da terra” senza compromettere la continuità dell’attività colturale o pastorale e assicurando livelli adeguati di reddito agricolo: ciò mira a promuovere l’uso duale del suolo e a ridurre l’incertezza normativa che finora ha rallentato alcuni investimenti.
Una posizione assunta da tempo dall’Agenzia per l’energia (Ape) del Friuli Venezia Giulia, che già nel 2020 aveva iniziato a lavorare in questa prospettiva, vedendo nell’agrivoltaico una soluzione virtuosa per produrre energia rinnovabile senza togliere ai terreni agricoli la loro funzione primaria, cioè la coltivazione.
Un impianto agrivoltaico, perciò, deve essere progettato in funzione della coltura che si intende praticare sul terreno, in modo da minimizzare le superfici sottratte dalle strutture portanti, massimizzare la resa fotovoltaica e sfruttare le sinergie tra la coltura selezionata, l’ombreggiamento e l’irrigazione. Questo riduce anche il consumo di suolo.
Agrivoltaico avanzato a Palazzolo dello Stella
Per tali ragioni, Ape Fvg ha sviluppato, negli ultimi anni, un percorso di analisi e di progettazione sull’agrivoltaico che è culminato nel 2024 con la posa in opera di un impianto agrivoltaico avanzato a Palazzolo dello Stella. L’impianto, realizzato sui terreni dell’azienda agricola Weldan, occupa 600 mq divisi tra seminativi e vigneto e si distingue per l’assenza di cemento e l’adozione di sistemi di monitoraggio avanzati. «È il primo vero esempio di agrivoltaico integrato: non si limita a produrre energia, ma valorizza le risorse agricole», ha dichiarato l’assessore regionale alle Risorse Agroalimentari, Stefano Zannier in occasione dell’inaugurazione. Il progetto è stato sviluppato nell’ambito del programma Sissar per l’innovazione in agricoltura ed è nato dalla collaborazione tra Ape Fvg, Ersa, Università degli Studi di Udine, Akren e Cet Electronics, diventando un case study riportato sia dalla stampa di settore che da quella locale.
Nello stesso solco si inserisce Powerup, l’ultimo progetto – in ordine di tempo – a cui ha aderito Ape Fvg. Si tratta di un ulteriore strumento di sviluppo, proponendo l’agrivoltaico come il trade-off tra produzione di energia e attività agricola. In questo caso, l’attenzione si pone anche sull’accettabilità sociale delle soluzioni rinnovabili, tenendo in considerazione la complessa combinazione di fattori politici, geografici, economici, sociali e culturali che sono specificamente intrecciati in ciascuna località. I partner di Powerup, provenienti da cinque Paesi europei, ad aprile visiteranno proprio l’impianto agrivoltaico di Palazzolo come case study da replicare.