Quando Calvino sale in scena e il pensiero prende corpo

Di fronte a “La Cosmicomica vita di Q”, ci si trova immediatamente dentro un territorio teatrale che non cerca compiacimenti facili, è uno spettacolo che chiede attenzione, disponibilità all’ascolto e una certa complicità intellettuale, perché nasce dall’incontro fra una materia letteraria alta, stratificata, come quella di Italo Calvino, e una visione scenica che fa della infestazione stupenda tra pensiero, corpo e immaginazione il proprio asse portante. Non è un’operazione nostalgica né illustrativa: al contrario, è un lavoro che si assume il rischio di rimettere in circolo le domande fondamentali sul tempo, sull’origine, sull’identità e sulla relazione fra l’uomo e l’universo, senza mai smarrire il piacere del racconto e dell’invenzione.

Prima ancora di entrare nello specifico dello spettacolo, è necessario ricordare quanto Italo Calvino rappresenti una figura centrale e insostituibile nella letteratura del Novecento italiano ed europeo. Calvino è stato uno scrittore capace di attraversare generi, forme e stagioni culturali senza mai rinunciare a una radicale coerenza intellettuale. Il suo pensiero di autore si fonda su un equilibrio raro fra razionalità e immaginazione, fra rigore scientifico e leggerezza narrativa. Per Calvino la letteratura non è mai evasione, ma uno strumento per interrogare il reale da prospettive laterali, oblique, spesso paradossali. La sua scrittura è attraversata da una tensione continua verso la conoscenza, intesa non come accumulo di certezze, ma come esercizio di dubbio e di apertura.

Luca Marinelli riesce incredibilmente in sole due ore di spettacolo a fondere e rendere Calvino più comprensibile a un vasto pubblico, più di quanto lo stesso autore avrebbe voluto ascoltare e vedere in una sua rappresentazione. Spieghiamoci meglio, Marinelli riesce a sottrarre dalla scrittura di Calvino quella parte fin troppo ben celata del pensiero di Calvino rendendolo più intellegibile, lasciando la centralità dello sguardo razionale unito alla leggerezza nascosta come metodo per capire il mondo dell’autore, che nei suoi scritti, da “ Il Visconte Dimezzato” a “ Il Cavaliere Inesistente” o il famosissimo “Il Barone Rampante” usa la sua fiducia nella struttura, nell’ordine nascosto dietro il caos, il ricorrente e persistente interesse per il rapporto tra immaginazione e realtà, in una visione dell’uomo come essere “in costruzione”, instabile, ma fermo allo stesso tempo, che cerca forme per esistere, che cerca i suoi “ segni da interpretare” usando la frammentazione dell’identità come nel “Il visconte dimezzato” o qui nelle “Le Cosmicomiche” dove “Q” può rappresentare l’universo come gioco combinatorio di un passato ricorrente e mai in evoluzione del “uomo” o come puro ruolo o vuoto involucro come ne “Il Cavaliere Inesistente.

Marinelli, fa di Calvino e dei suoi mondi descritti una scelta ben precisa, li lascia tali, ma offre un fraseggio armonico nell’interpretarli, sfondando la “quarta parete” durante tutto lo spettacolo, per sviluppare la maggior attenzione possibile dello spettatore, e se Calvino parla di boschi arcaici popolati da figure simboliche, di cieli e spazi cosmici trasformati in favole scientifiche, scenari sospesi dove realtà e sogno si mescolano senza confine, ecco il capolavoro visto questa sera: “La Cosmicomica vita di Q” dove lo spettatore, ricostituendo il “mondo” di Calvino – che innalza un mondo di segni che invita a interpretare, non solo a osservare – riesce a comprendere che siamo tutti figli di generazioni di figli che ripropongono sempre il loro concetto di vita senza oltrepassare il passato, trasformando il presene solamente tramite nuovi artifici: in realtà la clava è diventata un missile ipersonico, i segnali di fumo in minuscoli apparecchi tecnologici che in realtà hanno lo stesso uso e significato, fermandosi a un muro invisibile che non riusciamo ad oltrepassare, a fare quel salto mentale di un vero cambiamento mentale, umano, che non giunge mai

Infatti nella “Cosmicomica”, da cui lo spettacolo prende spunto attraverso una riscrittura, Calvino compie uno dei suoi gesti più audaci: trasformare attraverso le ipotesi scientifiche sull’origine dell’universo in racconti popolati da personaggi, emozioni, desideri e conflitti profondamente umani, senza che questi cambino mai. Il pensiero scientifico diventa così materia narrativa, e la scienza si umanizza senza perdere la propria precisione concettuale, ma resta solo uno sviluppo mentale dell’uomo che scoprì il fuoco o la ruota. Calvino riflette sul tempo cosmico e su quello individuale, sulla distanza siderale e sull’intimità dei sentimenti, dimostrando come l’uomo resti sempre al centro, ma immobile nel pensiero, anche quando si parla di galassie, atomi e miliardi di anni. La sua scrittura è leggera, mai superficiale, è anche una riflessione sul linguaggio e sulla sua capacità di costruire mondi.

”La Cosmicomica vita di Q” alla “Sala delle Assicurazioni Generali” del “Il Rossetti” mette in mette in scena la potenza della parola come strumento di creazione, come possibilità di dare forma all’invisibile, Calvino credeva in una letteratura che sappia essere esatta e immaginifica allo stesso tempo, capace di nominare l’indicibile senza appesantirlo. In questo senso, il suo lavoro dialoga naturalmente con il teatro, luogo per eccellenza della parola incarnata e la visione dello scrittore come osservatore curioso, come esploratore di ipotesi e possibilità, trova nello spazio scenico una risonanza potente. La sua idea di letteratura come rete di connessioni, come sistema aperto, anticipa molte delle riflessioni contemporanee sulla complessità e sull’interdisciplinarità dello studio anche filosofico e sociale, proprio per la sua ricerca e richiesta mai ascoltata di superare quel “corsi e ricorsi” come dice bene Giabattista Vico. della storia, della nostra falsa plasticità mentale; figli dei figli, appunto.

È proprio da questa ricchezza che nasce “La Cosmicomica vita di Q”, che non si limita a trasporre Calvino dalla sua raccolta di racconti, ma ne rielabora lo spirito, cercando di tradurre in azione scenica quella “leggerezza pensante” che è la sua cifra più profonda. Al centro dello spettacolo c’è “Qfwfq”, che nello spettacolo viene presentato semplicemente come “Q” interpretato dal fantastico Luca Marinelli, figura senza tempo e senza forma stabile, testimone di tutte le fasi dell’universo e, al contempo, personaggio profondamente umano nelle sue fragilità, nei suoi desideri e nelle sue contraddizioni. Q diventa qui una lente attraverso cui osservare l’evoluzione cosmica come metafora dell’evoluzione emotiva e relazionale, dell’uomo, ma anche nel suo giacere a non superare se stesso, una sorta di racconto scenico tra una irrealtà “reale”di astrazione e concretezza.

La regia, firmata da Luca Marinelli insieme a Danilo Capezzani, si muove con grande attenzione sul confine fra narrazione e azione, fra parola e corpo. Marinelli, attore di straordinaria sensibilità, dimostra anche in questa veste una notevole capacità di ascolto del testo e dello spazio scenico. Il suo stile registico non impone una forma rigida, ma costruisce un ambiente fluido, in cui gli attori possono muoversi con libertà controllata, lasciando emergere le sfumature emotive e concettuali della drammaturgia. Capezzani contribuisce a questa visione con una cura particolare per il ritmo e per la relazione fra i diversi linguaggi scenici, creando un tessuto compatto e mai ridondante.

Vogliamo ricordare che Luca Marinelli, protagonista e anima del progetto, è nato a Roma nel 1984 ed è uno degli interpreti più riconosciuti e apprezzati della sua generazione. Dopo una solida formazione teatrale, si è imposto nel cinema e nel teatro grazie a una versatilità rara e a una profondità interpretativa sempre riconoscibile. Ha vinto il David di Donatello come miglior attore protagonista, la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia e due Nastri d’Argento, riconoscimenti che testimoniano un percorso artistico coerente e rigoroso. In teatro ha firmato una regia importante come “Una relazione per un’accademia”, mentre al cinema ha lasciato il segno in film come “La solitudine dei numeri primi “ e “Diabolik”, quest’ultimo girato in parte a Trieste, oltre alla recente e intensa miniserie “M. Il figlio del secolo”.

Accanto a Marinelli, il cast si distingue per una compattezza e una qualità interpretativa notevoli, Gabriele Portoghese porta in scena una presenza solida e misurata, capace di sostenere i momenti più riflessivi dello spettacolo senza perdere tensione, Valentina Bellè offre una prova di grande sensibilità, dando corpo a una femminilità che attraversa il tempo e lo spazio, mai ridotta a semplice funzione narrativa, Alissa Jung, Federico Brugnone e Fabian Jung completano il quadro con interpretazioni precise e coerenti, contribuendo a creare un ensemble che funziona come un organismo unico, in cui ogni elemento dialoga con gli altri.

La drammaturgia di Vincenzo Manna svolge un ruolo centrale nel tenere insieme le molteplici stratificazioni del materiale di partenza, il suo lavoro non si limita a selezionare e adattare i testi di Calvino, ma costruisce un percorso drammaturgico autonomo, capace di restituire la complessità del pensiero cosmicomico e soprattutto umano senza appesantirlo, anzi: Manna lavora per immagini, per associazioni, per ritorni tematici, creando una struttura che accompagna lo spettatore in un viaggio tanto intellettuale quanto emotivo. La sua scrittura riesce a essere chiara senza semplificare troppo, poetica senza diventare astratta.

Fondamentale è anche il contributo di Nicolas Bovey, che cura scene e luci con grande intelligenza visiva. Lo spazio scenico non è mai puramente descrittivo, ma si trasforma di continuo, suggerendo luoghi, tempi e dimensioni diverse attraverso soluzioni essenziali e suggestive. Le luci disegnano traiettorie emotive, accompagnano i passaggi più intimi e quelli più spettacolari, senza mai sovrastare l’azione, le scene diventano così un’estensione del pensiero, un paesaggio mentale in cui il pubblico è invitato a entrare.

Le musiche originali di Giorgio Poi aggiungono un ulteriore livello di profondità allo spettacolo. Il suo intervento sonoro è discreto ma incisivo, capace di sostenere l’atmosfera senza guidare emotivamente lo spettatore in modo didascalico. Le musiche dialogano con la parola e con il silenzio, creando un sottofondo emotivo che amplifica il senso di sospensione e di stupore che attraversa l’intero lavoro. I costumi di Anna Missaglia contribuiscono a definire un’estetica fuori dal tempo, in cui elementi contemporanei e suggestioni arcaiche convivono armoniosamente, rafforzando l’idea di un racconto che attraversa ere e dimensioni per darci una bella lezione di immobilità del pensiero umano, dimenticandoci, non credendo magari, che eravamo solo energia in un punto che esplodendo – Il Big Ben – ci ha portati a essere quello che siamo: uomini .

Da non dimenticare la collaborazione con lo “Spoleto Festival dei Due Mondi”, che sottolinea il respiro nazionale e internazionale del progetto e ne conferma l’ambizione culturale. Questo dialogo fra istituzioni e artisti permette allo spettacolo di inserirsi in un circuito di ricerca e di qualità che va oltre la singola produzione.

Visto al teatro “Il Rossetti”, lo spettacolo trova uno spazio ideale per dispiegare la propria forza immaginativa, grazie a una sala che favorisce l’ascolto e la concentrazione. La risposta del pubblico testimonia come un lavoro così articolato possa comunque coinvolgere e affascinare, se sostenuto da una visione chiara e da interpreti all’altezza. Tornando al teatro “Il Rossetti”, si ha la sensazione di aver assistito non solo a una messa in scena, ma a un’esperienza di pensiero esplodente.

In conclusione, “La Cosmicomica vita di Q” è un esempio assolutamente riuscito di come la grande letteratura possa dialogare con il teatro contemporaneo senza perdere complessità né forza evocativa. È uno spettacolo che invita a guardare l’universo e l’essere umano con occhi nuovi, ricordandoci che, anche di fronte all’infinito, restiamo creature fragili, curiose e profondamente narrative e ahi-noi, statiche. Un lavoro che unisce rigore e immaginazione, pensiero e emozione, e che conferma la vitalità di un teatro capace di interrogare il presente attraverso le grandi visioni del passato.

Spettacolo da non perdere assolutamente! E usiamo di rado il punto esclamativo…

In replica alla “Sala delle Assicurazioni Generali” venerdì 6 marzo alle ore 20.30, sabato7 marzo alle ore 19.30, e domenica 8 marzo alle ore 16.00

Luca Marinelli

In

“LA COSMICOMICA VITA DI Q”

Da “TUTTE LE COSMICOMICHE” di Italo Calvino

Drammaturgia Vincenzo Manna

Con:

Valentina Bellè, Federico Brugnone, Alissa Jung, Fabian Jung, Luca Marinelli,

Gabriele Portoghese, Gaia Rinaldi

Scene e Luci Nicolas Bovey

Costumi Anna Missaglia

Musiche originali Giorgio Poi

Suono Hubert Westkemper

Ideato e Diretto da Luca Marinelli

Co-Regista Danilo Capezzani

Produzione “Società per Attori” • “Fondazione Teatro della Toscana”

In collaborazione con “Spoleto Festival dei Due Mondi”