C’è un momento preciso nella poetica di Pier Paolo Pasolini in cui la storia cessa di apparire come forza redentrice e si rivela invece come inganno. Non è una resa, ma una diagnosi. Pasolini lo chiama Dopostoria, anticipando di decenni la teoria della “fine della storia” formulata nel 1992 da Francis Fukuyama. Una parola densa, una categoria critica capace ancora oggi di leggere il presente.
Il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia sceglie Dopostoria comeparola guida della propria progettualità culturale per il 2026: una lente attraverso cui interrogare il nostro tempo. Per Pasolini il Dopostoria non è nichilismo, ma lucidità: lo sguardo di chi ha creduto nella storia come forza quasi sacra e si trova a riconoscere nel progresso trionfante la dissoluzione delle culture e delle differenze.

A dare forma visiva a questa riflessione è l’immagine realizzata dall’artista friulano Stefano Jus. Nel suo lavoro il volto di Pasolini non è un ritratto tradizionale, ma un campo attraversato da figure e simboli che emergono dai lineamenti del poeta: contadini, croci, strumenti del lavoro, frammenti di paesaggio. La materia viva del mondo pasoliniano affiora dall’interno del volto come se la storia collettiva prendesse forma nella fisionomia stessa dell’intellettuale.
La progettualità 2026 si colloca in un passaggio cruciale per il Centro Studi. Dopo il cinquantesimo anniversario della morte del poeta celebrato nel 2025, e in vista del 2027, quando Pordenone sarà Capitale Italiana della Cultura, il programma costruisce un ponte tra memoria, ricerca e futuro.

Il presidente Marco Salvadori sottolinea il senso di questa traiettoria:
“Il Dopostoria non è un’eredità da conservare in una teca, ma uno strumento critico per comprendere il presente. Il 2026 è per noi un anno di transizione consapevole: consolidiamo il dialogo avviato con i giovani e rafforziamo la presenza del Centro Studi nella ricerca nazionale e internazionale”.
Accanto alla dimensione simbolica, la progettualità 2026 si distingue per una forte apertura internazionale. Il Centro Studi ha avviato una rete di convenzioni con numerosi atenei italiani e stranieri, coinvolgendo università in Europa, nelle Americhe e negli Stati Uniti.
Fra le iniziative si segnala l’appuntamento del 17 aprile 2026 a Pechino, all’Istituto Italiano di Cultura dell’Ambasciata d’Italia, dove sarà presentato il progetto Spazio Pasolini curato in collaborazione tra Centro Studi e Politecnico di Milano. L’iniziativa affianca la ricerca accademica sull’architettura e il paesaggio pasoliniano alla presentazione di una graphic novel ispirata al romanzo “Il sogno di una cosa”, realizzata da Silvia Rocchi e pubblicata dal Centro Studi anche in una nuova edizione bilingue italiano-cinese.

Sul piano istituzionale è inoltre in fase di definizione un accordo con il Ministero della Cultura per il gemellaggio tra Casa Colussi, sede del Centro Studi a Casarsa della Delizia, e l’abitazione romana di Pasolini in via del Tagliere, recentemente riaperta al pubblico, con iniziative culturali congiunte.
Il 2026 segna anche il cinquantesimo anniversario della prima rappresentazione di I Turcs tal Friul, il dramma in lingua friulana scritto da Pasolini negli anni Quaranta. L’anniversario sarà ricordato a maggio con una giornata di studi dedicata alla stagione friulana della sua scrittura.
Il cuore della programmazione resta la formazione, considerata dal Centro Studi una responsabilità culturale primaria. Due percorsi accompagneranno il convegno annuale di novembre. High School Pasolini, rivolto a studenti universitari italiani e stranieri, coordinata da Roberto Carnero, offrirà due giornate di studio e confronto diretto con l’opera del poeta. Parallelamente il corso “Pasolini e l’insegnamento della poesia a scuola”, accreditato presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, coordinato da Andrea Zannini, sarà dedicato alla formazione degli insegnanti della scuola secondaria.

La neo direttrice del Centro Studi Maura Locantore descrive così il significato della direzione scelta per il 2026: “Pasolini attraversa il Novecento come un ‘angelus novus’, con lo sguardo rivolto alle macerie della storia. La sua è una letteratura della praxis che mette alla prova il rapporto tra poesia, storia e società. Per questo il Centro Studi investe nella formazione: trasmettere Pasolini significa allenare uno sguardo critico sul presente”.
A questo lavoro si affianca “Il tempo ritrovato”, ciclo di matinée nelle scuole del territorio che porterà studiosi e ricercatori direttamente nelle aule per discutere con gli studenti i temi centrali dell’opera pasoliniana. Il cartellone culturale comprende inoltre “Tra le pagine, Pasolini”, rassegna di presentazioni editoriali, in collaborazione con il Comune di Casarsa e ospitata nella Biblioteca civica Nico Naldini.

Momento culminante dell’anno sarà il convegno internazionale di studi del 6 e 7 novembre dedicato al tema “Pier Paolo Pasolini e gli intellettuali del Novecento”, curato da Massimo Raffaeli, che intende ricostruire la rete di relazioni culturali e politiche che ha attraversato l’opera pasoliniana.
Nel 2026 il Centro Studi parteciperà inoltre per la prima volta al congresso nazionale dell’Associazione degli Italianisti, che si terrà a settembre a Trento sul tema “La responsabilità della letteratura”, invito tradizionalmente riservato alle università e segnale del ruolo scientifico ormai consolidato del Centro Studi.
Tra dimensione internazionale, ricerca accademica e formazione delle nuove generazioni, la progettualità 2026 conferma il ruolo del Centro Studi Pier Paolo Pasolini come luogo attivo di studio e interpretazione dell’eredità pasoliniana.
