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La musica di Ennio Morricone possiede una qualità rara: riesce a evocare immagini anche quando il film non è davanti agli occhi. È una musica che attraversa il tempo, che ha accompagnato generazioni di spettatori e che continua a vivere nei teatri, nelle sale da concerto, nella memoria collettiva. “Alla scoperta di Morricone – Vol. 2”, interpretato dall’Ensemble Symphony Orchestra diretta da GIACOMO LOPRIENO, è stato molto più di un semplice concerto dedicato a uno dei più grandi compositori del Novecento. E’ stato un percorso emotivo dentro un universo musicale che appartiene ormai alla cultura mondiale:l’Ensemble Symphony Orchestra ha costruito un programma capace di attraversare varie fasi della produzione di Morricone, alternando pagine celebri a momenti meno frequentati ma altrettanto intensi e soprattutto dei riarrangiamenti a dir poco eccezionali. La serata ha mostrato con chiarezza quanto la musica di Morricone non sia soltanto colonna sonora, ma vera e propria composizione autonoma, capace di vivere anche fuori dallo schermo e di far nascere idee musicali a talentuosi compositori e arrangiatori come LOPRIENO .

Prima di entrare nel cuore del concerto vale la pena ricordare la grandezza di Ennio Morricone. Nato a Roma nel 1928, Morricone ha studiato composizione e tromba al Conservatorio di Santa Cecilia: la sua carriera si è sviluppata tra cinema, musica colta e arrangiamento popolare, creando un ponte unico tra mondi diversi. Ha composto oltre cinquecento colonne sonore, molte delle quali sono entrate nella storia del cinema. Il sodalizio con Sergio Leone ha segnato un’epoca, trasformando il Western in un territorio musicale completamente nuovo. Nel corso della sua vita ha ricevuto premi in tutto il mondo: due premi Oscar, numerosi Golden Globe, Grammy Awards, David di Donatello e riconoscimenti alla carriera. Nel 2007 l’Academy gli ha conferito l’Oscar onorario per il suo contributo straordinario alla musica per film, mentre nel 2016 ha ottenuto l’Oscar per la colonna sonora di “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino. La sua scrittura ha influenzato generazioni di compositori e continua a essere studiata nei Conservatori e nelle Università. Morricone non è stato soltanto un autore di colonne sonore: è stato un innovatore capace di unire sperimentazione e melodia, rigore compositivo ed emozione immediata.

Il concerto ha preso forma attraverso una scaletta che racconta bene la varietà del suo linguaggio:“l’Estasi dell’oro” del 1966, tratta dal film “Il Buono, il Brutto, il Cattivo”, ha aperto uno dei momenti più intensi della serata, è una pagina che cresce lentamente, costruita su una progressione orchestrale che diventa sempre più travolgente. L’orchestra ha restituito con precisione la tensione ritmica e il senso di corsa verso qualcosa di inevitabile. Le luci accompagnavano questa progressione con tonalità calde e dorate, creando una dimensione quasi cinematografica.

“Come una sentenza” datata1968, con tromba solista di un eccellente Stefano Benedetti che ha reso omaggio allo strumento con cui il Maestro Morricone ha iniziato i suoi studi musicali, ha portato sul palco un clima completamente diverso. Il suono della tromba emergeva con forza, ricordando il carattere epico dei Western di Sergio Leone. L’orchestra sosteneva il solista con un tessuto armonico essenziale ma incisivo, mettendo in luce la capacità di Morricone di costruire emozione con pochi elementi.

“Chi mai” composto originariamente per il film “Maddalena” del 1971, divenne famosissimo in tutto il mondo grazie al film “Joss il professionista” (Le Professionnel) del 1981, con Jean-Paul Belmondo, scritto da Morricone nel1978. Con violino solista, ha offerto un momento di grande eleganza musicale, il violino disegnava una linea melodica intensa, quasi sospesa, mentre l’orchestra creava uno sfondo sonoro delicato. È una pagina che dimostra quanto Morricone sapesse muoversi anche in territori lirici e contemplativi.

Qui apriamo una parentesi: “L’Ensemble Symphony Orchestra” è una formazione che negli ultimi anni ha saputo costruirsi uno spazio importante nel panorama concertistico italiano grazie alla sua versatilità e alla capacità di muoversi tra linguaggi musicali diversi senza perdere il rigore della tradizione sinfonica. L’Ensemble Symphony Orchestra, spesso indicata con la sigla “ESO”, nasce dall’esperienza dell’Orchestra Sinfonica di Massa e Carrara con l’idea di dare vita a un gruppo capace di dialogare con repertori differenti, dal grande sinfonismo classico alla musica per il cinema fino a territori più contemporanei che includono il Pop e il Rock sinfonico.

Il progetto ha trovato nel maestro Giacomo Loprieno il suo punto di riferimento artistico: direttore d’orchestra dinamico, capace di adattarsi alle diverse esigenze dei programmi proposti. La base sinfonica dell’orchestra è composta generalmente da circa cinquantaquattro musicisti, con le sezioni tradizionali di archi, legni, ottoni e percussioni. A questa struttura si affiancano, quando il repertorio lo richiede, strumenti appartenenti a un ambito più moderno: pianoforte, batteria, basso elettrico, chitarre e sezioni di sassofoni che ampliano il colore sonoro e permettono all’ensemble di affrontare produzioni crossover di grande impatto.

I musicisti che compongono l’”ESO” provengono da esperienze importanti all’interno delle principali istituzioni lirico-sinfoniche italiane. Molti di loro hanno collaborato con orchestre prestigiose come quelle delle fondazioni teatrali e con realtà di primo piano della musica orchestrale nazionale. Questa provenienza garantisce una qualità tecnica notevole e una disciplina musicale che si percepisce immediatamente nell’equilibrio del suono e nella compattezza dell’insieme.

Nel corso degli anni l’orchestra ha preso parte a numerosi festival e rassegne internazionali, esibendosi in teatri e spazi musicali di grande prestigio. Il suo percorso artistico è stato segnato anche da collaborazioni con artisti molto diversi tra loro, un elemento che testimonia la sua straordinaria capacità di adattamento stilistico. L’Ensemble Symphony Orchestra ha accompagnato in tour e concerti nomi di primo piano della musica internazionale come Sting, Andrea Bocelli, Robbie Williams, Kylie Minogue e Renato Zero, dimostrando una flessibilità che non tutte le orchestre sinfoniche possiedono.

Uno dei capitoli più significativi della sua attività riguarda però proprio la musica per il cinema con progetti dedicati ai grandi compositori di colonne sonore che hanno portato l’orchestra a confrontarsi con repertori complessi e affascinanti, tra cui quelli di Hans Zimmer e naturalmente di Ennio Morricone. Il tour “Alla scoperta di Morricone”, di cui questo secondo volume rappresenta un nuovo capitolo, è diventato negli anni uno degli appuntamenti più seguiti dal pubblico italiano ed europeo.

Chi scrive ha avuto la fortuna di vedere Ennio Morricone dirigere i suoi concerti. Davanti a quella esperienza il commento diventa quasi superfluo: la presenza del Maestro, il gesto essenziale, la concentrazione assoluta della sua musica restano momenti difficili da descrivere con le parole. Negli anni successivi si sono viste molte formazioni affrontare questo repertorio, alcune con risultati più convincenti di altre. Non è semplice entrare davvero nel linguaggio di Morricone, perché dietro la apparente semplicità melodica si nasconde una costruzione musicale molto raffinata.

Proprio per questo motivo l’Ensemble Symphony Orchestra riesce a sorprendere: non soltanto per la precisione esecutiva, ma soprattutto per la qualità degli arrangiamenti e per la capacità di trasformare il concerto in un vero racconto musicale. La musica non viene semplicemente eseguita: viene ricostruita e riarrangiata con attenzione, rispettando l’equilibrio tra orchestra, voci soliste e interventi teatrali.

Un ruolo fondamentale in questo equilibrio lo ha avuto la voce della soprano Delfino, capace di portare sul palco quella dimensione lirica che in molte partiture di Morricone diventa elemento centrale: il timbro della sua voce si inseriva con naturalezza nel tessuto orchestrale, senza mai sovrastarlo, ma contribuendo a creare quei momenti sospesi che appartengono alla scrittura del compositore romano.

Accanto alla dimensione musicale c’era anche la presenza scenica dell’attore Andrea Bartolomeo che con la sua partecipazione non aveva il semplice ruolo di introduzione o commento ai brani, ma diventava parte integrante del percorso artistico. Con una recitazione misurata e intelligente, Bartolomeo ha reso più denso e avvolgente il viaggio nella musica di Morricone, evocando attraverso la parola l’universo cinematografico legato a quelle partiture.

La scelta di affiancare un attore all’orchestra si è rivelata particolarmente efficace: la musica, le immagini suggerite dalla memoria dei film e la parola teatrale si sono fuse in un unico flusso narrativo. Il pubblico veniva coinvolto non solo come ascoltatore ma come spettatore di un racconto più ampio, dove ogni brano diventava parte di una storia collettiva.

Questa intelligenza scenica è uno degli elementi che rendono l’”Ensemble Symphony Orchestra” una realtà interessante nel panorama musicale contemporaneo perchè l’orchestra non si limita a riproporre un repertorio, ma costruisce veri e propri spettacoli in cui la dimensione musicale dialoga con quella teatrale.

Nel contesto della serata dedicata a Morricone questo approccio ha funzionato con grande efficacia, l’interpretazione orchestrale, la voce del soprano e la presenza dell’attore contribuivano a restituire l’atmosfera dei film senza bisogno di immagini proiettate. Era la musica stessa a evocare quei mondi, ed è forse questo il merito principale dell’Ensemble: aver compreso che la musica di Morricone non vive soltanto nella memoria cinematografica ma possiede una forza autonoma, capace di parlare direttamente al pubblico anche in un teatro da concerto.

Così, tra orchestrazione, parola e interpretazione vocale, la serata è diventata un unico racconto musicale in cui la grande tradizione sinfonica incontrava il linguaggio del cinema. Un equilibrio non facile da raggiungere, ma che l’Ensemble Symphony Orchestra ha saputo costruire con sensibilità e consapevolezza artistica.

Il programma ha continuato con “Per le antiche scale” del 1984, con soprano e flauto solista ed ha introdotto una dimensione più rarefatta. Il dialogo tra voce e flauto creava una trama sonora di grande raffinatezza, in cui ogni frase sembrava nascere dal silenzio. Le luci in scena si facevano più morbide, quasi a suggerire un paesaggio interiore. “Love Affair” del 1984, con violino solista, ha riportato la serata su una linea melodica più ampia e romantica. Il tema principale, eseguito con grande sensibilità, mostrava una delle qualità più riconoscibili della musica di Morricone: la capacità di creare melodie che restano impresse nella memoria.

Uno dei momenti più attesi è stato senza dubbio quello dedicato a “Nuovo Cinema Paradiso”, con il recitativo di Bartolomeo al pianoforte Loprieno e violoncello solisti. Il tema principale di questo film di Giuseppe Tornatore è ormai diventato uno dei simboli della musica per il cinema, e la sua esecuzione ha restituito tutta la nostalgia e la dolcezza che caratterizzano questa partitura. Il dialogo tra pianoforte e violoncello era di grande intensità tematica, mentre la presenza dell’attore aggiungeva una dimensione narrativa che evocava le atmosfere del film.

“Notturno” ha rappresentato una delle pagine più intime del programma, il clarinetto disegnava linee melodiche morbide e profonde, mentre il pianoforte costruiva un accompagnamento essenziale. La presenza dell’attore contribuiva a creare una dimensione quasi teatrale, dove la musica diventava racconto.

“The Crisis” e “Playing Love” dal film La “Leggenda del Pianista sull’Oceano”, sono state eseguite con grande pienezza interpretativa e il tema del pianoforte emergeva con delicatezza, sostenuto dall’orchestra con grande equilibrio.

“Malena” ha portato in sala una melodia di straordinaria eleganza. Il flauto aggiungeva una leggerezza particolare, quasi a evocare la figura misteriosa della protagonista del film.

Il primo bis è stato una composizione del Maestro Loprieno “Motus” che ha fatto ondeggiare per ritmo e intensità sonora il pubblico seguita dall’ultimo brano offerto al pubblico de “Il Rossetti” “Metti, una sera a cena” celeberrimo brano che possiede tutta l’ eleganza e la malinconia di Morricone, perfetto per concludere una serata dedicata a uno dei più grandi compositori della storia del cinema.

L’Ensemble Symphony Orchestra Trieste ha dimostrato grande compattezza e attenzione ai dettagli, ogni sezione dell’orchestra contribuiva alla costruzione del suono con precisione e sensibilità. Gli archi offrivano una base calda e avvolgente, mentre i fiati aggiungevano colore e carattere alle varie pagine del programma e creando un equilibrio tra dimensione concertistica e componente teatrale e le luci erano inserite per accompagnare i diversi momenti musicali, senza mai risultare invadenti.

Nel corso della serata il pubblico ha mostrato un coinvolgimento crescente. Molti dei temi eseguiti fanno ormai parte dell’immaginario collettivo, e ogni melodia sembrava riaccendere ricordi legati ai film da cui proviene.

Nel finale, gli applausi prolungati hanno dimostrato quanto questo repertorio continui a emozionare. Non si tratta soltanto di nostalgia: è la forza di una musica che riesce ancora oggi a parlare con immediatezza.

La “Azalea.it” ha offerto al pubblico de “Il Rossetti una meravigliosa serata in cui cinema e musica si sono incontrati in modo naturale, e quindi meraviglioso grazie a questa Ensable.