C’è un tram simbolico che attraversa la storia del teatro moderno, un veicolo carico di passioni irriducibili, sogni infranti e una tensione sociale che non ha mai smesso di suscitare domande. È quello guidato da Tennessee Williams in “Un tram che si chiama Desiderio”, uno dei testi più potenti e iconici del Novecento, che si appresta a rivivere sul palco, lunedì 16 marzo alle 18 il Teatro Orazio Bobbio, grazie alla lettura scenica degli Amici della Contrada.
Scritto nel 1947 e consacrato al cinema nel 1951 dall’interpretazione magistrale di Marlon Brando e Vivien Leigh, il dramma di Williams è molto più di una storia di conflitti familiari. È il ritratto cupo e tormentato di un’America divisa, quella del secondo dopoguerra, dove il mondo agiato e aristocratico della vecchia borghesia sudista assiste al proprio inesorabile declino.
Al centro di questo scontro troviamo Blanche Dubois, uno dei personaggi femminili più complessi mai scritti. Attraverso di lei, Williams ha sviscerato per la prima volta con una profondità inedita la psicologia femminile, toccando temi allora scottanti e portando in scena quella fragilità psicologica e quel “dramma della memoria” che rendono l’opera straordinariamente attuale.
Affrontare un mostro sacro della drammaturgia mondiale richiede coraggio e una profonda sensibilità. Per questo appuntamento, l’adattamento e la regia sono affidati a Daniela Gattorno sul palco insieme ad Elke Burul, Giustina Testa, Lorenzo Zuffi e Daniele Tenze.
“Ciò che sempre accompagna la messa in scena di testi così importanti e ‘iconici’ è un misto di emozioni e senso di responsabilità”, spiega la regista. Sebbene il confronto con la versione cinematografica di Elia Kazan possa incutere timore, è proprio l’amore per la parola teatrale a trasformare quella soggezione in rispetto. L’obiettivo della compagnia è farsi “onesto tramite” di un testo magnifico, portando lo spettatore a bordo di quel tram fatto di metafore e spinte vitali.
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