L’idrovora Vittoria di Fossalon di Grado giovedì sera si è tinta con i colori della bandiera italiana. Alla suggestiva cerimonia, organizzata dall’ente consortile nell’ambito dell’iniziativa promossa a livello nazionale dall’Anbi, intervenuti i consiglieri Alberto Budai e Diego Bernardis, la presidente del Consorzio Rosanna Clocchiatti, il direttore Armando Di Nardo e il vicedirettore tecnico Massimo Ventulini, il presidente regionale di Coldiretti Martin Figelj e Claudio Cressati, vicepresidente di Confagricoltura FVG. Assieme ad altri 36 impianti, l’idrovora Vittoria tutela oltre 2.000 ettari di territorio sotto il livello del mare, garantendo sicurezza e vivibilità grazie al costante operato del Consorzio di bonifica pianura friulana. 

Il sindaco di Grado, Giuseppe Corbatto, ha aperto la serata ricordando il valore simbolico del luogo: «Ringrazio per aver scelto proprio l’idrovora della Vittoria, nella nostra frazione di Fossalon. Siamo in un periodo di guerra e sentiamo la necessità di riflettere su ciò che è stato e su ciò che sarà il nostro futuro. Fermarsi un momento, dedicare tempo a questi temi, è un segno di civiltà e di crescita».

Massimo Ventulini, vicedirettore tecnico del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, ha ripercorso la storia dell’opera: «Questa zona è stata sottratta al mare e bonificata nel tempo. La prima missione era rendere la terra fertile, ma anche ordinarla dal punto di vista idraulico. Siamo in un’isola di 2.000 ettari isolata dal resto delle acque, il punto più basso della zona costiera, dove confluiscono tutte le meteoriche». Ventulini ha ricordato che la bonifica fu un progetto non solo tecnico, ma anche sociale: «Non si pensò solo alla sistemazione idraulica, ma a una bonifica integrale che previde case coloniche e insediamenti. Arrivarono famiglie dal Veneto e, dopo la guerra, gli esuli istriani. È un unicum». Sull’idrovora ha aggiunto: «La costruzione iniziò nel 1936. Il nome “Vittoria” nacque riferito all’esito della prima guerra mondiale, ma per noi rappresenta soprattutto la vittoria dell’uomo sulla natura, la capacità di rendere fertile un territorio difficile. Da allora i Consorzi hanno continuato questo lavoro».

Rosanna Clocchiatti, presidente del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, ha evidenziato il valore identitario della bonifica: «Quello che abbiamo ascoltato non è solo un racconto storico, ma il racconto di una comunità. L’identità dei nostri territori nasce da qui». Ha ricordato come la bonifica abbia trasformato territori poveri e fragili: «Penso alla bassa friulana come a una piccola Olanda. Erano terre difficili, dove le persone vivevano in condizioni precarie». Clocchiatti ha sottolineato il ruolo dei Consorzi come custodi di un patrimonio collettivo: «Le prime prese d’acqua risalgono alla metà dell’Ottocento, l’acqua ha permesso alle comunità di vivere, lavorare, restare. L’identità del nostro territorio nasce da questa storia». Ha poi richiamato il valore della collaborazione: «In questo territorio convivono agricoltori, cittadini, istituzioni. Noi siamo un ente tecnico, ma dialogare, ascoltare, essere anche criticati ci permette di avere una visione. Celebriamo ciò che è stato, ma soprattutto traghettiamo questo patrimonio verso il futuro».

Claudio Cressati, vicepresidente di Confagricoltura FVG, ha ricordato il ruolo strategico dei Consorzi: «La realtà dei Consorzi di bonifica è fondamentale non solo per gli agricoltori, ma per l’intera società. La Regione affida loro attività che vanno oltre le finalità originarie, perché ne riconosce una capacità di azione, progettazione e realizzazione che è un’eccellenza». Ha poi evidenziato l’importanza della manutenzione: «Oggi valorizziamo le idrovore, ma non dimentichiamo l’irrigazione e la manutenzione ordinaria, che è la base affinché queste opere continuino a produrre benefici».

Martin Figelj, presidente regionale di Coldiretti FVG, ha espresso orgoglio per il sistema consortile: «Questa serata è l’ennesima testimonianza dell’eccellenza dei Consorzi della nostra regione. Operai, tecnici, ingegneri, direttori, presidenti mettono la faccia ogni giorno». Ha richiamato anche le sfide attuali: «La situazione internazionale ci preoccupa, soprattutto per i costi energetici. La politica deve evitare che le speculazioni ricadano sulle famiglie e sulle aziende». Sul ruolo dei Consorzi ha ribadito: «Sono due anni e mezzo che ricopro questo ruolo e ovunque vedo un lavoro eccezionale. Le istituzioni lo riconoscono, anche attraverso il sostegno economico. Da agricoltore, ringrazio tutti:  dipendenti tecnici e operai, direttore, presidente».

Alberto Budai, consigliere regionale, ha ricordato la storia del territorio: «Ringrazio il Consorzio per la presenza costante. Da agricoltore, so cosa significava vivere in zone come questa: mia nonna e la mia bisnonna usavano il chinino, e la sopravvivenza in questo ambiente difficile era sempre precaria. Chi ha vissuto e operato in queste terre tra gli anni ’30 e ’60 ha permesso al Friuli di diventare ciò che è oggi». Budai ha difeso il ruolo delle idrovore, fondamentali per l’economia agricola, industriale e turistica; la tutela dell’ambiente deve, quindi, andare di pari passo con la tutela del territorio.