Sabato 21 marzo 2026 alle ore 20.30  presso la Sala Luttazzi del Magazzino 26 di Porto Vecchio a Trieste nell’ambito del Festival Viktor Ullmann XIII edizione si terrà lo spettacolo “Il grano il cielo il filo spinato. Visioni e Memoria dei prigionieri del Campo 65”, progetto de  I Suoni della Murgia all’interno della rassegna “Una luce sempre accesa” promossa dal Comune di Trieste – Assessorato alla Cultura.

Prima del concerto sarà proiettato il video intitolato “Il grano il cielo il filo spinato”, prodotto da Suoni della Murgia, con la regia del documentarista Gianfranco Pannone e di Valerio Burli, ispirato alla vicenda di Campo 65.

I “Suoni della Murgia” (Maria Moramarco, voce e testi, Luigi Bolognese, chitarra classica e preparata, Michele Bolognese, mandolino e percussioni) presenteranno “Il grano il cielo il filo spinato. Visioni e Memoria dei prigionieri del Campo 65″, progetto artistico dedicato all’Assenza della propria libertà nell’innaturale prigionia a cui sono stati sottoposti 12.000 ragazzi provenienti da ogni parte del mondo. Un racconto sottolineato da canzoni di grande impatto evocativo.

Tra il 1941 e il 1942, in piena era fascista, tra le città di Altamura e Gravina, fu ultimato un nuovo campo militare su un’area di 31 ettari. Comprendeva 36 baracche che contenevano fino a 12.000 prigionieri di guerra alleati (britannici, sudafricani, neozelandesi, canadesi, ciprioti e palestinesi) provenienti principalmente dal fronte di guerra del Nord Africa. Esso divenne il più grande campo per prigionieri di guerra Alleati in mano italiana della Seconda Guerra Mondiale. Fino al settembre del 1943 gli internati, poco più che ragazzi spesso volontari, vissero lì in condizioni difficili: cronica mancanza di cibo, acqua e igiene.

Nonostante tali difficoltà, i prigionieri riuscivano a trovare il modo e la forza di organizzare attività ricreative che facessero loro dimenticare lo stato di prigionia: incontri di pugilato, spettacoli teatrali e musicali per via di una band musicale costituitasi tra prigionieri “I camposicians”.

Nell’autunno del 1943 il Campo 65 fu evacuato. Dopo una breve occupazione nazista, da li a pochi mesi fu rioccupato dalle forze alleate che vi stabilirono un centro di addestramento per partigiani jugoslavi, uomini e donne, da inviare nei Balcani per combattere l’invasore nazista: le famose Brigate d’Oltremare”. Qualche anno dopo la fine della guerra, nel novembre 1950, il campo fu ceduto al Ministero dell’Interno per essere trasformato in centro raccolta profughi ospitando, dal 1951 al 1962, profughi rimpatriati dall’Africa, Venezia Giulia e dalla costa Dalmata.

Spiegano gli autori del progetto: “Abbiamo l’intimità di queste persone, custodita nelle foto sbiadite, la loro storia e i loro nomi conservati nei documenti del campo, i riflessi opachi fissati in quegli occhi coraggiosi, con vestiti che sembrano appoggiati alla pelle. Abbiamo cercato lo sparo, la nostalgia, lo scoppio, l’assalto, la resa, l’amore.

Tutto questo è ancora lì, nel maestoso silenzio del Campo 65, ed in questo vuoto appare la vita in tutte le sue forme, una ricchezza, una memoria creata da dodicimila cuori”.

 Ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti.

Viktor Ullmann, musicista, compositore, direttore d’orchestra e critico, nasce nel 1898 a Teschen, figlio di un ufficiale dell’esercito austro-ungarico. Studia a Vienna sotto la guida di Arnold Schönberg. Ritorna a Praga dove lavora con Alexander von Zemlinsky per il Nuovo Teatro Tedesco. Nel 1929 si trasferisce ad Aussig e trova impiego come primo direttore e successivamente si trasferisce a Zurigo. Qui aderisce alla Società Antroposofica di Rudolf Stein per la quale dirige una libreria a Stoccarda. Dopo l’ascesa al potere di Hitler in Germania e della successiva emanazione delle leggi di Norimberga (1935) si vede costretto a rientrare a Praga dove inizia l’attività di critico per la radio ceca e la rivista Der Auftak e riprende a comporre: tra il 1933-1935 lavorò alla stesura dell’opera lirica Der Sturz des Antichrist (La caduta dell’Anticristo).

L’8 settembre 1942 viene deportato a Terezín insieme alla sua terza moglie. Nel 1943 comincia la sua collaborazione con il Freizeingenstaltung (dipartimento per il tempo libero) come critico musicale, organizzatore delle prove dei vari pianisti e durante la sua detenzione nel ghetto-campo riesce a comporre più di venti opere tra cui 3 sonate per pianoforte, un quartetto e, tra il 1943 e il 1944, l’opera Der Kaiser von Atlantis.  

Il Festival Viktor Ullmann, giunto alla sua XIII edizione, è dedicato ai compositori, ebrei e non, perseguitati dal regime fascista e da quello nazista per il loro impegno culturale e la loro attività artistica. Molti di questi musicisti si sono salvati trovando rifugio nell’esilio, fuori dall’Europa, ma in tanti sono stati catturati dai nazisti, imprigionati e deportati nei campi di concentramento e di sterminio dove morirono. Pochissimi invece sono sopravvissuti. La loro arte fu etichettata come “degenerata” perché non corrispondente ai canoni estetici della “purezza” ariana.

Numerose sono state le prime esecuzioni assolute o italiane che hanno arricchito i concerti in calendario e che sono frutto di approfondite ricerche storiche e filologiche.

I curatori del Festival hanno intrecciato rapporti significativi con diversi studiosi dell’argomento, sparsi in tutto il mondo, e con i parenti dei compositori oggetto delle loro ricerche.

Nei concerti della rassegna, pertanto, si intende offrire al pubblico sia un’esperienza musicale nuova, di scoperta di brani musicali sconosciuti che stimolano la curiosità e il senso critico, che un’esperienza umana, di intima riflessione sulle circostanze storiche e sociali che possono causare, ieri come oggi, delle tragedie nella vita delle singole persone e di interi popoli.

Molteplici le collaborazioni sorte nel corso di questi anni in ambito artistico, tra le quali si ricordano quelle con la Fondazione del Teatro Lirico Giuseppe Verdi, l’Associazione dei compositori ebrei israeliani, il Centro di Musica Contemporanea di Milano, il Festival Nessiach di Pisa, l’Orchestra San Marco di Pordenone, la Civica Orchestra di Fiati Giuseppe Verdi di Trieste, la Corale Nuovo Accordo di Trieste e la Società dei Concerti di Trieste.

Tra gli artisti che si sono già esibiti nelle passate edizioni si possono citare il flautista Roberto Fabbriciani, il violista Peter Barsony, il direttore d’orchestra Alan Bieljnski e il pianista Luca Buratto, il pianista Bruno Canino e il violinista Davide Alogna.

Il Festival Viktor Ullmann gode del contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – IO SONO FRIULI VENEZIA GIULIA e de Le Fondazioni Casali ed è sostenuto dalla Comunità Ebraica di Trieste.

Con cortese preghiera di pubblicazione/diffusione.

Informazioni e contatti:
www.musicalibera.it
[email protected]