Il Comune di Trieste informa che in occasione delle festività pasquali, sabato 4 aprile alle ore 11, si terrà una visita guidata gratuita alla mostra “Sormani. L’ordine del tempo” allestita nella sala Fini del Magazzino 26 in Porto Vecchio-Porto Vivo.

La rassegna, promossa dal Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo con il contributo della Fondazione CRTrieste, rende omaggio a Marino Sormani (Aurisina 1926 – Trieste 1995), a cent’anni dalla nascita, con l’esposizione di una cinquantina di opere che raccontano l’evoluzione stilistica del maestro triestino, sempre molto attento tanto al segno grafico quanto al colore.

L’esposizione, a cura di Trart, aperta al pubblico dallo scorso 14 marzo, sarà visitabile fino al prossimo 10 maggio nei seguenti giorni e orari: giovedì, domenica e festivi dalle 10.00 alle 18.00, il venerdì e sabato dalle 10.00 alle 20.00. L’ingresso è libero.

La mostra organizzata presenta una selezione di opere dai taccuini e album fitti di disegni e schizzi, ai dipinti a olio dei primi anni Cinquanta, opere di grande intensità cromatica – tra le quali alcune del suo periodo parigino – fino a giungere alle tavole della maturità in cui schiarisce la tavolozza, abbandona l’olio per l’antica tecnica della tempera all’uovo e ammanta il soggetto di una luce mattinale che lo ha reso riconoscibile tra tutti. Accanto ai dipinti, alcune prove di grafica in cui il piacere del segno netto, nitido, senza alcun ripensamento ci ricorda quanto fosse importante per Sormani l’ordine, “quello con la O maiuscola”, come lui stesso diceva. Una pittura lenta, riflessiva, sospesa, in cui ogni segno riconduce a un ordine preciso. Paesaggi e spiagge, treni, barche, un tavolo, una sedia, una fontana, un albero, un mazzo di carte sono immersi in atmosfere silenziose, avvolti in una luce diffusa e tersa, in un’atmosfera quieta che infonde calma e serenità. Una metafisica del quotidiano, che esclude la figura umana, ma ne esalta i suoi manufatti in uno spazio ben definito e in un tempo sospeso. O meglio un realismo psicologico ricco di evocazioni simboliche nell’architettura della composizione sempre semplice e sobria.