Ci sono spettacoli circensi che puntano tutto sul virtuosismo e altri che cercano un racconto. “ID Evolution”, nuova incarnazione dello spettacolo del “Cirque Éloize”, appartiene chiaramente alla seconda categoria: un lavoro che usa l’acrobazia come lingua scenica e la città come metafora, trasformando il palco in un territorio dove identità, energia urbana e desiderio di espressione personale si intrecciano, non è semplicemente una successione di numeri ma è un mosaico di situazioni, di incontri, di tensioni e di ironie che evocano la vita di una metropoli immaginaria, sospesa tra sogno e realtà. Non per nulla da oltre 30 anni, il “Cirque Éloize” è approdato in 650 città nel mondo per di 6 milioni di spettatori,

La creazione nasce dalla visione del fondatore della compagnia, il produttore creativo e regista Jeannot Painchaud, figura centrale nello sviluppo del cosiddetto “nuovo circo”, la sua idea non è mai stata quella di separare le discipline, ma di farle convivere in una drammaturgia visiva dove danza, acrobazia, teatro fisico e musica dialogano in modo continuo. In “ID Evolution” questa intuizione ritorna con una vitalità sorprendente, gli artisti diventano abitanti di uno spazio urbano reinventato, un luogo dove la competizione si alterna alla complicità, dove la ricerca della propria identità diventa gioco scenico. Si “vive” lo spettacolo in una downtown di una qualsiasi metropoli americana e due bande si sfidano ironicamente tra loro, con simpatia e vigore artistico, tra ballo e numeri di alta scuola circense, mentre le colonna sonora, veramente ottima e riuscitissima, li accompagna in questa storia anche di amore, ovviamente tra i due protagonisti delle bande rivali.

Non è la prima volta che il pubblico triestino incontra il “Cirque Éloize”. Molti ricordano ancora la prima visita del 2009 con “Rain”, uno spettacolo che aveva già mostrato quanto la compagnia canadese fosse capace di unire tecnica e immaginazione. Qualche anno più tardi, nel 2014, arrivò “ID”, accolto con entusiasmo e con sale gremite. In quell’occasione si intuiva già la direzione artistica di Painchaud: un circo contemporaneo che non rinuncia alla precisione atletica ma conserva un lato poetico, che è quasi narrativo. A distanza di oltre un decennio, la nuova versione di quello spettacolo ritorna con scenografie e costumi ripensati, con un ambiente sonoro e visivo rinnovato e con l’energia di una generazione di performer che spinge ancora più avanti i confini tra danza e acrobazia e teatralità.

Il risultato, presentato alla “Sala delle Assicurazioni Generali” de “Il Rossetti”, appare come una città immaginaria costruita attraverso elementi mobili, strutture metalliche e pareti che si trasformano in piattaforme di salto, trampolini improvvisati, superfici da scalare. Le scenografie firmate da Frederick Ouellet evocano un quartiere urbano stilizzato, fatto di geometrie essenziali e di piani sovrapposti, dove ogni spazio può diventare terreno di gioco o di sfida. Questo ambiente scenico non rimane mai statico: cambia configurazione, suggerisce nuovi percorsi e invita gli artisti a usarlo in modi inattesi.

Uno dei primi momenti che cattura l’attenzione è il numero agli elastici aerei, dove il corpo disegna linee precise nello spazio, con una combinazione di forza e leggerezza che rende il movimento quasi calligrafico, c’è un controllo costante che permette al performer di passare da sospensioni lente a improvvise cadute trattenute all’ultimo istante. Il pubblico percepisce immediatamente la tensione fisica dietro ogni figura, ma ciò che rimane è soprattutto l’impressione di una danza verticale.

Un’energia completamente diversa attraversa invece il lavoro finale del cast, capitanato da Adams Dransfield, protagonista di un numero costruito attorno al trampolino e al muro urbano che domina la scena. Con salti che sembrano sfidare la gravità, che trasforma la parete in una pista di lancio, i rimbalzi diventano corse verticali, capovolte improvvise, traiettorie che ricordano il parkour. L’effetto è quello di una libertà quasi ribelle.

Alla ruota Chr, Christophe Bate ha offerto invece una dimensione di alta professionalità con esercizi di prim’ordine offrendo anche un esercizio anche giocoso, la grande circonferenza metallica diventa un compagno di viaggio che gira, oscilla, accelera, si gioca con l’equilibrio e con la velocità, creando figure circolari che sembrano tracciare disegni invisibili sul pavimento del palco. La precisione tecnica è impressionante, ma ciò che colpisce è la naturalezza con cui il movimento diventa racconto.

Impressionante la bravura di Jp Deltell che porta invece in scena un numero di alta difficoltà e bravura che sfida la staticità tradizionale: le palline non vengono semplicemente lanciate e riprese, diventano strumenti per disegnare traiettorie nello spazio mentre il performer si muove tra piattaforme e strutture. La difficoltà tecnica è evidente, ma il numero mantiene sempre un tono leggero, quasi ironico.

Molto brava e da sottolineare il suo numero, la contorsionista Alexia Medesan che sempre in questo gioco quasi teatrale, da sfoggio della sua bravura.

Tutti questi momenti non rimangono isolati, la coreografia di Elon Hoglung li collega attraverso transizioni dinamiche che trasformano gli artisti in una comunità in movimento. A volte si sfidano, a volte si sostengono, altre volte sembrano semplicemente condividere lo stesso spazio urbano immaginario. Il risultato è una struttura scenica che evita la rigidità del classico spettacolo circense.

La componente visiva è rafforzata dal lavoro sui costumi di Liz Vandal, che scelgono un’estetica urbana: tessuti elastici, colori decisi, dettagli che ricordano l’abbigliamento street ma reinterpretato in chiave teatrale. Non si tratta di semplici vestiti da scena; diventano parte del linguaggio visivo dello spettacolo.

Le luci di Stéphane Mènigot svolgono un ruolo fondamentale nel definire l’atmosfera. Fasci luminosi tagliano lo spazio come fari notturni, mentre improvvisi cambi cromatici trasformano la scena da piazza urbana a paesaggio quasi onirico. La sensazione è quella di attraversare quartieri diversi della stessa città immaginaria.

La musica contribuisce a questo viaggio, le composizioni di Jean-Phi Goncalves e Alex McMahon alternano ritmi elettronici a momenti più atmosferici, creando un tessuto sonoro che accompagna l’azione senza sovrastarla. Il sound design di Rémy Jannelle completa il quadro con effetti che amplificano l’idea di uno spazio urbano pulsante.

Il lavoro video di Bernard Mauran e Yannick Doucet introduce proiezioni che trasformano le pareti della scenografia in superfici vive. Ombre, graffiti digitali, texture luminose appaiono e scompaiono, suggerendo che la città dello spettacolo non appartiene a un luogo preciso ma a una dimensione sospesa.

Tutto questo apparato tecnico non rimane mai fine a se stesso. Nel progetto di Painchaud ogni elemento contribuisce alla stessa idea: raccontare un mondo in trasformazione, abitato da individui che cercano il proprio posto. La nuova versione dello spettacolo conserva alcuni dei momenti più riconoscibili della creazione originale, ma li reinventa con un linguaggio visivo aggiornato.

Il pubblico reagisce con entusiasmo crescente, gli applausi interrompono spesso la continuità dei numeri, soprattutto dopo le sequenze più spettacolari, ma ciò che colpisce è stato anche il silenzio concentrato durante i passaggi più delicati: segno che lo spettacolo non viene percepito soltanto come intrattenimento, ma come esperienza teatrale.

Quando il “Cirque Éloize” si esibisce, si crea sempre un’atmosfera particolare: un incontro tra una tradizione teatrale forte e una forma di circo contemporaneo capace di reinventarsi, lo stesso spirito si ritrova nelle scene collettive dove tutti gli artisti occupano il palco in un movimento continuo. Salti, corse, acrobazie e momenti coreografici si intrecciano fino a creare una sorta di caos organizzato. È la rappresentazione di una città viva, dove ogni individuo ha la propria traiettoria ma fa parte di un insieme.

Verso il finale lo spettacolo raggiunge una dimensione quasi celebrativa, gli artisti tornano in scena uno dopo l’altro, in un grande finale collettivo. L’energia cresce fino a un’esplosione di applausi che conferma quanto la compagnia abbia ancora una volta conquistato il pubblico.

Quando il “Cirque Éloize” era arrivato anni fa al “Il Rossetti”, aveva già dimostrato di possedere una formula capace di unire spettacolarità e immaginazione. Con “ID Evolution” quella formula viene rinnovata senza perdere il suo nucleo originario: un circo che parla al presente, che osserva la città e la trasforma in metafora scenica.

Il merito di questo risultato appartiene tanto agli artisti quanto alla squadra creativa che lavora dietro le quinte con la regia di Jeannot Painchaud: la coreografia, la musica, le luci e le scenografie formano un organismo unico. Ogni dettaglio contribuisce alla costruzione di uno spettacolo che non si limita a stupire ma prova a raccontare qualcosa del nostro tempo.

Alla fine rimane la sensazione di aver attraversato una città immaginaria abitata da acrobati, danzatori e sognatori. Un luogo dove la gravità viene sfidata, ma anche dove la ricerca della propria identità diventa spettacolo. Ed è forse questa la forza del “Cirque Éloize”: ricordare che il circo contemporaneo può essere insieme atletico, teatrale e profondamente umano.

In replica al “Il Rosetti” giovedì 2 aprile alle ore 20.30 e sabato 3 aprile alle ore 17.00 e 20.30

ID EVOLUTION

Creative Team :

JEANNOT PAINCHAUD: Creative Producer & Stage Director.

ELON HOGLUNG: Choreographer & Associate Stage Director

JEAN-PHI GONCALVES & ALEX McMAHON: Music Composers.

FREDERICK OUELLET: Set Designer

LIZ VANDAL: costume Designer

STÉPHANE MÉNIGOT: Light Designer

BERNARD MAURAN, YANNICK DOUCET: Video Motion Designer

RÉMY JANNELLE: Sound Designer

VÉRONIQUE ST GERMAIN: Make up Artist

Acrobates & Dancers:

ALEXIA MEDESAN: CONTORTION, AREAL, DANCE

ADAMS DRANSFIELD:  BBOY, ÉQUILIBRE, TRAMPOLINE, DANCE

BRYAN BOYER: “Slinky”: BBOY / DANCE

LAKESSHIA “Kiki” Pierre:  BGIRL / DANCE

TREVOR BODOGH: TRIAL BIKE

JP DELTELL: JUGGLING, TRAMPOLINE, DANCE

KAYDEN WOODRIDGE: CHINESE POL, TRAMPOLINE, HAND STAND, DANCE

CHRISTOPHE BATE: CYR WHEEL, STRAPS, DANCE

FLORENCE AMAR: HOOPS, AREAL, DANCE