A Vinitaly 2026, il settimo capitolo del laboratorio Zenato, a cura di Luca Panaro, indaga il confine tra produzione e rappresentazione
In occasione della 58ª edizione di Vinitaly, Zenato Academy riconferma la sua vocazione di avamposto critico e sperimentale nel panorama della fotografia contemporanea presentando MAYA, un progetto inedito dell’artista Rebecca Moccia (Napoli, 1992), curato da Luca Panaro, che verrà inaugurato all’interno della Fiera vitivinicola domenica 12 aprile alle ore 15:00, Padiglione 4, Stand G1-G2-G3.
Le opere, accompagnate da un libro d’artista edito da a+mbookstore di Milano che raccoglie un diario visivo della residenza e i testi del progetto, sono state realizzate dall’artista durante una residenza svoltasi nel settembre 2025 presso le tenute Zenato in Lugana e in Valpolicella. Qui, Moccia ha esplorato il territorio non come scenario iconografico, ma come ecosistema di processi materiali. Il titolo stesso, MAYA, rimanda al vetro nero-ambrato utilizzato per proteggere i vini rossi più pregiati.
Il corpus di opere, composto da 8 elementi si manifesta come un complesso dispositivo visivo e materico, dove la fotografia abbandona la bidimensionalità per farsi scultura e stratigrafia. L’installazione si articola attraverso una ricerca situata: agli scatti di Rebecca Moccia si intrecciano infatti gli “appunti visivi” — frammenti di quotidiano, grandinate, pause pranzo e danze tra i filari — condivisi con lei dai lavoratori dell’azienda. Queste immagini, testimonianze dei processi e delle esperienze del lavoro, vengono sovrapposte da un vetro scuro. Tale supporto, dal profondo tono nero-ambrato, non agisce come una semplice protezione, ma come un filtro fisico e concettuale che scherma la luce e “disturba” la nitidezza, costringendo lo spettatore a una partecipazione fisica attiva.
Alcune fotografie sono incorniciate in acciaio artigianale, come i serbatoi che custodiscono il vino; in altre, immagine e vetro sono semplicemente tenute insieme da ganci metallici. A queste si aggiunge l’installazione video, che riporta direttamente al luogo e all’esperienza concreta del lavoro durante la vendemmia, l’esperienza di chi all’alba si dirige in vigna durante la vendemmia, un possibile momento sottratto alla pura produttività e restituito a una dimensione percettiva e collettiva.
Rebecca Moccia, che nel 2024 ha rappresentato il Padiglione Italia alla 15ª Biennale di Gwangju, descrive così il suo approccio processuale: “Ho sentito la necessità di centrare il progetto attorno alla materialità della produzione del vino. Ho chiesto alle lavoratrici e ai lavoratori di condividere immagini affettive del loro quotidiano — una grandinata, una pausa pranzo, un ballo. Ne è emerso un racconto collettivo fatto di visibilità e invisibilità”.
“Abbiamo scelto Rebecca Moccia per la sua capacità di scardinare l’uso tradizionale e informativo del mezzo fotografico” racconta il curatore Luca Panaro. “La sua ricerca non si ferma alla superficie dell’immagine, ma scava nella materialità del supporto e del contesto indiziato. Moccia trasforma lo scatto in un dispositivo percettivo che dialoga perfettamente con i ‘veli’ e i tempi lenti della produzione vitivinicola, offrendo una visione che non è mai puramente documentaria, ma profondamente emozionale e riflessiva”.
Nata nel 2019 come naturale evoluzione dell’impegno culturale della famiglia Zenato, l’Academy si è imposta come un laboratorio permanente dedicato alla fotografia. Attraverso una serie di residenze e pubblicazioni, ha coinvolto giovani talenti provenienti dalle più prestigiose scuole d’arte internazionali (come Brera a Milano, la f/16 di Berlino, FMAV di Modena o la School of Visual Arts di New York) e artisti quali Rachele Maistrello e Julia Carrillo. L’obiettivo non è mai stata la celebrazione autoreferenziale, ma la sfida a guardare il mondo del vino con occhi “altri”, esplorando temi come l’oggettualità, il paesaggio antropizzato e, con MAYA, la dimensione materiale del lavoro.
ZENATO è l’azienda vitivinicola che dal 1960 firma vini di alta qualità in due territori iconici: il Lugana e la Valpolicella. Fondata da Sergio Zenato e oggi guidata dalla seconda generazione, l’azienda ha sempre saputo coniugare la valorizzazione delle varietà e metodi autoctoni con una forte attenzione alla sostenibilità e all’innovazione tecnologica, diventando negli anni un marchio di prestigio riconosciuto in Italia e nei circa 60 Paesi nel mondo in cui oggi è presente. Il Lugana, il Ripassa e l’Amarone Zenato, vini di riferimento della cantina ed eccellenti espressioni dei territori in cui opera, ricevono costanti riconoscimenti dalla critica e apprezzamenti in tutto il mondo. Zenato è impegnata anche nella promozione del territorio attraverso progetti culturali, come gli incontri de “I Salotti” e il laboratorio di studio e sperimentazione in ambito fotografico “Zenato Academy”.