Si inaugura sabato 29 novembre 2025 alle ore 11.00 a Udine, a palazzo Morpurgo, la mostra fotografica TRASFORMAZIONI. Gorizia 1863-2025. Luoghi e persone nella fotografia artistica.
Si tratta della terza e ultima tappa di un progetto triennale prodotto dall’IRPAC (Istituto Regionale di Promozione e Animazione Culturale) che dopo aver avuto come soggetto il Friuli Occidentale (Udine e Pordenone) e poi il territorio giuliano, propone quest’anno un percorso lungo oltre 160 anni nella fotografia a vocazione autoriale praticata nel goriziano.
Tanti gli archivi pubblici e privati consultati nell’occasione per raccogliere le immagini utili a dare corpo al percorso: dalla Fototeca dei Musei Provinciali di Gorizia all’Archivio del consorzio Culturale del Monfalconese, dalla Fondazione Palazzo Coronini Cronberg, alla Società Filologica Friulana, dall’Archivio di Stato di Gorizia all’Archivio Mario Magajna e ai contributi di tanti collezionisti privati e autori fotografi.
Le immagini degli autori selezionati accompagnano il visitatore a partire dalle prime riconosciute manifestazioni dell’attività fotografica sul territorio isontino. Gli atelier presenti nel capoluogo e nei principali centri urbani limitrofi, allora ancora parte dell’Impero austro-ungarico, testimoniano l’evoluzione dello sguardo e del mezzo stesso come strumento di espressione e insieme di testimonianza del tempo che scorre, immortalando gli snodi cruciali della Storia. Come la Prima guerra mondiale, che sul territorio isontino ha lasciato tracce drammatiche nelle coscienze e nella geografia, o la controversa convivenza etnica e soprattutto politica lungo la linea di confine, fino alla caduta delle barriere con l’inizio del nuovo millennio.
Un particolare attenzione è dedicata al tema del lavoro e dello sviluppo industriale del territorio, simbolicamente rappresentato dai cantieri navali di Monfalcone, così come all’affermazione turistica di Grado e all’inizio del percorso innovativo che Franco Basaglia ha inaugurato proprio a Gorizia durante la sua direzione nell’Ospedale psichiatrico del capoluogo e culminato quasi dieci anni dopo con la celebre gita aerea dei 100 pazienti dall’aeroporto di Ronchi dei Legionari.
Da Görz a Gorizia, Grande Guerra, Gorizia italiana, Linea di confine, Il Territorio, Lavoro, Matti da slegare, sono queste le direttrici in cui si sviluppa il percorso, che non pretende di tracciare un’esaustiva storia della fotografia per come si è espressa nei luoghi presi in considerazione, ma solo manifestare, attraverso immagini significative, le trasformazioni messe in atto nei luoghi nelle persone e nel mezzo stesso che le rappresenta, non solo quelle documentate nella componente immediatamente riconoscibile dell’immagine, che rivela l’effetto dello scorrere del tempo sul mondo, sul paesaggio naturale e urbano, sulle abitudini sociali, ma anche quella del linguaggio che quel paesaggio, quelle persone e quelle abitudini, ha rappresentato.
La mostra presenta circa 70 fotografie lungo un percorso concepito attraverso i temi che vengono poi sviluppati in senso cronologico, allo scopo di evidenziare l’evoluzione paesaggistica, antropologica e sociale, del territorio e delle persone che vengono rappresentate e al contempo, del linguaggio dell’immagine che di quelle mutazioni si è resa testimone.
Tanti i nomi presenti in mostra, indigeni o “visitatori”: Carlo Bevilacqua, Adriano Cadel, Luca Campigotto, Giovanni Cividini, Massimo Crivellari, Carlo Dalla Mura, Claudio Erné, Mara Fella, Arthur Floeck, Paolo Gasparini, Carlo Innocenti, Helene Hofmann, Anton Jerkic, Gaetano Lazzaro, Alfonso Luccardi, Mario Magajna, Alex Majoli, Luciano Miniussi, Giovanni Montenero, Toni Nicolini, Heinich Niggl, Giuseppe Palmas, Ugo Pellis, Francesco Penco, Ferdinando Troester. A questi si aggiungono le immagini di alcuni autori di fatto, ma ignoti, che i curatori hanno ritenuto di inserire nel percorso perché comunque altamente rappresentativi dell’evoluzione linguistica del mezzo fotografico e del suo contributo a spostare il focus dall’autore, inteso come personalità riconoscibile, alle immagini da questi prodotte.
A corredo della mostra un ricco catalogo di 240 pagine, edito dall’IRPAC per la cura di Claudio Domini, Claudio Ernè e Alvise Rampini, che comprende, oltre quelle presentate in mostra, ulteriori 80 fotografie, testi d’inquadramento storico e apparati biografici degli autori compresi nella selezione.