PRESENTAZIONE A PORDENONE VENERDÌ 23 GENNAIO 2026 BIBLIOTECA CIVICA ORE 18 A CURA DI DEDICA INCONTRA
Sarà presentato a Pordenone venerdì 23 gennaio, alle 18, in biblioteca civica, a cura di Dedica Incontra con Bottega Errante, Libreria Quo Vadis e Circolo della cultura e delle Arti di Pordenone, il libro “ Donne che pensano di notte”. (Bottega Errante Edizioni) di Silvana Dragutinovic con Enzo Martines: la storia vera di una donna che ha lottato con tutte le sue forze per cambiare il proprio destino. Un filo attraversa l’esistenza di Nada è quello del fuoco: il fuoco che scalda e che brucia, che dona energia e che divora, che spinge alla ribellione e allo stesso tempo ferisce. La vita di Nada è segnata da cadute e rinascite, da atti di coraggio e ribellione. È una bambina a cui viene negata l’adolescenza per diventare troppo presto donna: costretta a fuggire dalla brutalità della propria famiglia, vittima di violenza da parte di sconosciuti e per questo rinnegata da chi avrebbe dovuta proteggerla.
La decisione estrema per cambiare il corso delle cose è quella di farsi assicurare alla giustizia, denunciare i propri genitori per chiedere aiuto e provare a salvare se stessa e i suoi figli. L’ultima fuga, la più difficile, sarà quella che deciderà il suo destino.
LA STORIA – Nada nasce in Croazia e trascorre i primi anni della sua infanzia con i nonni in un mondo sicuro e accogliente. A soli otto anni i genitori la portano via: il suo nuovo destino l’aspetta in un campo rom, in Italia. Un universo regolato da codici ferrei, dove ogni gesto è controllato, dove le donne portano il peso più grande e le bambine non hanno diritto a studiare. Nulla è lasciato al caso: nascite, matrimoni, morti, tutto ha un significato preciso. «Non potevamo studiare, non potevamo scegliere. Ognuno aveva un compito da rispettare senza discutere, perché la reputazione del gruppo veniva prima di tutto. Le donne portavano i pesi più grandi: mantenere la famiglia, gestire la quotidianità, sopportare ogni sacrificio senza mai lamentarsi». Nada sogna altro: l’amore, lo studio, una casa, un lavoro. La realtà è fatta di frustate del padre, di botte e violenze del marito a cui viene venduta come sposa bambina a soli 14 anni. A 17 anni subisce una violenza da parte di un gruppo di ragazzi italiani. Per sopravvivere a tutto questo decide di farsi arrestare, l’estremo tentativo per mettere al sicuro se stessa e i suoi figli. Non solo non trova protezione nell’istituto di pena, ma viene condannata a morte dalla sua stessa comunità.
La fuga finale e l’intervento dei carabinieri saranno la svolta nella vita di Nada e l’inizio della sua rinascita.


UNA VOCE CHE DIVENTA CORO –Il romanzo non è solo una storia personale, ma un racconto collettivo. Silvana Dragutinovic in Donne che pensano di notte ha intrecciato la propria memoria con le storie incontrate nel suo percorso professionale: donne invisibili, donne che non riescono a chiedere aiuto per paura che la società non sia in grado di accoglierle, per la precarietà economica, per la mancanza di fiducia nelle istituzioni. Silvana Dragutinovic ha scelto di dare voce a se stessa e a tante altre donne che non hanno il coraggio di denunciare, dove i codici d’onore pesano più delle vite individuali. Donne che, come lei, hanno trovato la propria salvezza nella ribellione.
«Io non porto rancore» spiega Silvana, «io porto rabbia. È successo. Ho preso la mia strada e sono andata avanti. Il rancore ti blocca, la rabbia invece può diventare carburante. È quello che mi ha permesso di non arrendermi e di costruire, mattone dopo mattone, la vita che avevo sognato da bambina».
«Mi auguro» dice, «che questo libro diventi una scintilla. Se anche solo una donna, leggendolo, troverà la forza di cambiare, allora il dolore che ho raccontato non sarà stato inutile».
UNA STORIA NATA DALLA FIDUCIA – Il libro nasce dall’incontro con Enzo Martines, che ha condiviso con Silvana la scrittura. «È stata una scelta di fiducia assoluta» racconta lei. «Ho sempre pensato che fossero gli uomini a dover cambiare sguardo per primi, perché spesso il silenzio e l’indifferenza rendono possibili certi abusi. Enzo non ha solo ascoltato la mia storia: l’ha sentita sulla pelle, l’ha fatta sua. La cosa che più mi ha colpita è stata la sua capacità di ripugnare certi comportamenti e di dire: questo non può essere giustificato, questo deve essere ripudiato».
Enzo Martines conferma: «Quando Silvana mi svelò l’intenzione di scrivere la propria storia, non avevo alba dei contenuti se non in modo molto molto vago. Era chiaro che aveva deciso che potevo essere io il suo interlocutore di questa avventura. Fui incuriosito e contento della proposta, anche se un po’ preoccupato dal “come” riuscire a dare il mio contributo di scrittore. Poi, mano a mano che Silvana cominciò a svelare la vera importanza, profondità e sensibilità delle cose che raccontava, ebbi un momento di difficoltà e chiesi a Silvana: “ma sei sicura che debba essere io a raccontare con te questa storia? non è meglio lo faccia una donna?”. Silvana fu lapidaria: “di te mi fido” e di lì in poi non ci siamo più fermati. Bisogna anche dire che nello sviluppo della storia è diventato evidente cosa significhi per una donna come lei aver fiducia».
STANZE CHIUSE, PORTE DA APRIRE–Tra le pagine più potenti del libro emerge la denuncia diretta al sistema di protezione delle donne maltrattate, ai suoi limiti e alle sue contraddizioni: «Non si può denunciare l’Orco che ti sta accanto e subito dopo tornare a dormirci nello stesso letto. Ti fanno denunciare, ma poi devi aspettare che qualcuno verifichi le tue parole, prima ancora di poterti sentire al sicuro. Intanto, nel frattempo, sei costretta a scappare di casa, a dormire per strada, rischiando di incontrare altri mostri. Basta con le agende degli appuntamenti, con i weekend di terrore per chi trova il coraggio di denunciare. Le Stanze Rosa devono essere aperte a tutte, senza distinzione, senza formalità, senza attese».
Silvana porta la voce della sua esperienza di operatrice: «Non ci sono donne di serie A e donne di serie B: esistono donne, tutte uguali, che devono essere accolte subito, curate con attenzione e rispetto, senza pregiudizi. Ho visto ragazze visitate superficialmente perché tossicodipendenti, considerate invisibili. Basta con le scrivanie che creano distanza: sediamoci a terra, ascoltiamole, accogliamole tra le braccia. Ogni donna che chiede aiuto è già una donna coraggiosa».
Il libro si fa manifesto e appello a chi lavora nei servizi sociali, nelle forze dell’ordine, nel volontariato: «Apriamo il cuore, abbattiamo le barriere, smettiamo di classificare. Bisogna imparare a guardare senza pregiudizi. Non partire dal presupposto di sapere già chi c’è dall’altra parte. Solo allora potremo davvero offrire fiducia e speranza».
SILVANA DRAGUTINOVIC Nata in Croazia, vive da sempre in Italia. Inizialmente lavora come rilegatrice di libri, ma ben presto sente la necessità di spendersi professionalmente in ambito sociale. Il suo lavoro con le donne vittime di tratta e di violenza, in situazioni di grave marginalità, la porta ogni giorno a fare i conti con se stessa.ENZO MARTINESVive e lavora a Udine. Scrive poesie e testi teatrali. È coautore del testo teatrale Lady Europe, prodotto dal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG (2012). Il primo romanzo, Una solitudine perfetta (Augh! editore, 2021), nel 2022 ottiene il premio Ginevra all’interno di Switzerland Literary