
“Quartett” di Heiner Müller diretta da Maximilian Nisi si impone come un’esperienza teatrale intensa e radicale, capace di restituire con chiarezza e forza le tensioni psicologiche, morali e sensuali che attraversano i rapporti umani. Lo spettacolo si ispira al romanzo epistolare “Les Liaisons Dangereuses” di François Choderlos de Laclos, scritto nel 1782, opera che ha esplorato con intelligenza, cinismo e raffinatezza le dinamiche della seduzione e del potere. Laclos racconta una storia di intrighi amorosi e manipolazioni, in cui l’attrazione e la vendetta si intrecciano, creando un gioco mortale tra i personaggi. Nel corso degli anni, il racconto ha avuto numerose trasposizioni, tra cui il celebre film omonimo diretto da Stephen Frears che ha reso visivamente il fascino e la crudeltà della storia con eleganza cinematografica e profondità emotiva. Tuttavia, mentre il film privilegia la narrazione lineare e la spettacolarità dei costumi e degli ambienti, la versione teatrale di Nisi punta alla densità concettuale, alla concentrazione dei gesti e alla potenza simbolica del testo di Müller.
Maximilian Nisi costruisce la regia con un approccio essenziale ma estremamente diverso e incisivo: lo spazio scenico diventa luogo di confronto, tensione e considerazione della pochezza della vita se basata solo sulla “carne”nel senso stretto della parola. La sua idea di basare la pièce su elaborazioni de “Les Liaisons Dangereuses” è vincente anche perché offre un’idea nuova e fresca con un’impronta tutta personale con i ruoli dei protagonisti che vengono interscambiati: la marchesa ora è impersonata da Dini ora lo è la Graziosi, così come madame de Tourvel, sedotta dal visconte che in questo caso è interpretata dalla Graziosi, mentre la fanciulla sedotta e violata in ogni sua parte viene interpretata da Dini. Un gioco sul sesso, sulla sessualità, sulla distrazione dal tempo che viola le menti e i corpi non poteva portare del resto a un funereo finale come doveva essere.

Ogni gesto, ogni sguardo e ogni silenzio sono carichi di significato e contribuiscono a rendere tangibili le dinamiche di potere e seduzione tra i protagonisti, la marchesa di Merteuil interpretata magistralmente da Viola Graziosi e il visconte di Valmont interpretato dallo stesso Maximilian Nisi, interscambiandosi i ruoli, che con crudeltà si prendono gioco tra loro e di altre due loro “vittime”: Madame de Tourvel, che sconfina nel tradimento e voluttà più nascoste e inconfessabili e la giovane, deflorata in ogni sua parte col suo consenso grazie al gioco della seduzione e parola. La scelta di uno spazio con specchi ed orologio con un macabro ticchettìo, amplifica l’intensità delle parole e dei corpi, permettendo al pubblico di concentrarsi sull’essenza del conflitto: eros e dominio, attrazione e manipolazione, seduzione e distruzione. Nisi dirige con precisione chirurgica, creando un ritmo che alterna momenti di compressione emotiva a pause sospese, in cui la tensione si accumula e diventa quasi fisica.
Il testo di Müller, frammentario e concentrato, è un laboratorio linguistico e psicologico. La drammaturgia elimina tutto ciò che è superfluo, restituendo al dialogo la sua funzione primaria: rivelare i meccanismi del desiderio, del potere e della crudeltà e la scelta di Nisi di far interpretare alla Graziosi e lui stesso sia parti femminili che maschili è stato un jolly vincente della piece. Le parole diventano strumenti scenici, e Nisi ne esalta la densità attraverso gestualità, e gioco scenico misurato al punto giusto. Il pubblico è invitato a leggere tra le pieghe, a cogliere le micro-espressioni, a percepire la sottile alternanza tra seduzione e minaccia. A differenza del film di Frears, che utilizza ambientazioni, costumi e inquadrature per creare tensione, lo spettacolo teatrale trasforma la parola e il corpo in strumenti di narrazione assoluti, restituendo allo spettatore la complessità dei rapporti senza mediazioni visive convenzionali.
La musica, di Stefano De Meo, non è mai decorativa, Nisi la utilizza come elemento atmosferico e narrativo, frammenti sonori e toni minimalisti che accompagnano e sottolineano la tensione emotiva, scandiscono silenzi e accentuano momenti di seduzione e conflitto. Il suono diventa parte del tessuto drammatico, dialogando con le parole e i gesti, costruendo un’atmosfera sospesa e intensa, capace di far vibrare lo spettatore insieme ai personaggi.
Le luci nello spettacolo hanno una funzione narrativa fondamentale. Nisi lavora su contrasti netti tra luce e ombra, su fasci selettivi e punti luce isolati, modellando lo spazio creando profondità psicologica, potendo così contare sul velo di sipario sempre presente durante lo spettacolo ce vuol essere quasi il simbolo di accadimenti, pensieri, desideri irripetibili ad altri. L’illuminazione nella Sala “Bartoli” de “Il Rossetti” enfatizza gerarchie e dinamiche di potere tra i personaggi, guidando lo sguardo dello spettatore verso dettagli gestuali.

Pochi oggetti essenziali, sedie, tavoli o superfici riflettenti, diventano strumenti simbolici: gli specchi, la difficoltà o la facilità di rivedersi diversi o sempre simili, , orologio il declino del tempo non ascoltato o la stessa morte arrivata.. Lo spazio ridotto concentra l’attenzione sulla parola e sul corpo, restituendo allo spettatore la tensione e la crudezza dei rapporti. Nisi costruisce così un ambiente teatrale coerente e potente, in cui tutto ciò che è visibile o invisibile contribuisce al senso dello spettacolo.
Lo spazio così presentato diventa una zona mentale prima ancora che fisica: un luogo astratto in cui ogni pausa ferisce, ogni sguardo diventa un atto di potere. In questo vuoto carico di tensione, i corpi degli interpreti assumono una centralità assoluta. Viola Graziosi costruisce una presenza magnetica, mai compiaciuta, capace di passare dalla freddezza strategica alla crudeltà più sottile, quando interpreta il visconte mentre prende con malizia e astuzia la verginità della fanciulla, Maximilian Nisi le risponde con un controllo rigoglioso, che lascia filtrare, sotto la superficie, una violenza trattenuta e inquietante, soprattutto nel finale drammatico. La loro interazione è il vero motore dello spettacolo: non recitano l’uno per l’altra, ma l’uno contro l’altra, l’uno diventa l’altra e viceversa, in un equilibrio instabile che non concede tregua.
I due attori sono stati chiamati a una performance estrema anche in fisicità: i protagonisti incarnano la tensione tra eros, dominio e fragilità, oscillando continuamente tra seduzione e repulsione, attrazione e violenza psicologica: l’interpretazione richiede precisione tecnica e intensità emotiva. La chimica tra i personaggi è palpabile, creando uno stato di sospensione continua in chi segue questa piece, che si trova immerso nella complessità delle relazioni umane rappresentate.
In conclusione, “Quartett” nella regia di Maximilian Nisi è un’esperienza teatrale di rara intensità e precisione, capace di restituire al pubblico la potenza concettuale e emotiva del testo di Müller. Nisi restituisce al teatro il senso profondo del potere, del desiderio e della crudeltà umana, offrendo uno spettacolo che, pur richiamando il romanzo di Laclos e il film omonimo, trova una propria voce originale e intensa. Lo spettatore esce dal teatro non solo testimone di una vicenda, ma coinvolto in un’esperienza di analisi, introspezione e tensione morale, con una comprensione più profonda dei meccanismi che regolano eros, potere e seduzione.
In replica alla “Sala Bartoli”de “Il Rossetti” martedì 3 febbraio alle ore 19,30
“QUARTETT”
Di Heiner Müller
Ispirato a “Le relazioni pericolose” di Choderlos de Laclos
Traduzione Saverio Vertone
Regia Maximilian Nisi
Con Viola Graziosi e Maximilian Nisi
Musiche originali Stefano De Meo