Si è svolta questa mattina (10 febbraio), l’annuale cerimonia solenne del Giorno del Ricordo alla Foiba di Basovizza, Monumento Nazionale, sul Carso Triestino, promossa dal Comune di Trieste e dal Comitato per i Martiri delle Foibe, evento centrale di un ampio programma di manifestazioni e iniziative commemorative, culturali e di approfondimento storico.

In precedenza, alla Foiba 149 di Monrupino si è svolta la deposizione di due corone congiunte, una da parte di Regione FVG, Prefettura e Comune di Trieste e l’altra dei rappresentanti della Lega Nazionale e delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani Dalmati.

Alla Cerimonia solenne, che ha visto anche quest’anno la presenza di importanti esponenti del Governo, il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Salvini e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, erano presenti il sindaco Roberto Dipiazza, il governatore del FVG, Massimiliano Fedriga, il Prefetto di Trieste, Giuseppe Petronzi, il Questore, Lilia Fedrella, il vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi e le maggiori autorità civili, militari e religiose della Regione Friuli Venezia Giulia.

Il Giorno del Ricordo si celebra il 10 febbraio di ogni anno in memoria delle Vittime delle Foibe, dell’Esodo Istriano, Fiumano, Giuliano e Dalmata e delle vicende del confine orientale. Istituito nel 2004, rappresenta un momento di riflessione e silenzio su una delle tragedie del Novecento.

La data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi, che assegnavano alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnero, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell’Italia.

La Foiba di Basovizza – Monumento Nazionale di Trieste rappresenta in Italia il luogo della memoria più rilevante di questa ricorrenza e, come ogni anno, anche quest’anno è stata la sede di una partecipata cerimonia.

La Cerimonia solenne, è stata aperta, come di rito, dall’ingresso sulla spianata della Foiba del Gonfalone della Città di Trieste, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, del Gonfalone della città di Muggia, decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare, e del gonfalone della città di Pisa, unitamente ai Gonfaloni della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e del Comune di Duino Aurisina, nonché dei Medaglieri Nazionali: dell’Istituto del Nastro Azzurro, dell’Associazione Nazionale Alpini, dell’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria, dell’Associazione Nazionale del Fante.

Presenti anche le bandiere e i labari della Lega Nazionale, delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati, dei Liberi comuni di Fiume, Pola e Zara in esilio, della Federazione Grigioverde, e delle Associazioni combattentistiche e d’Arma.

Hanno partecipato alla cerimonia gli studenti dell’Istituto Statale di Istruzione Superiore “Gian Rinaldo Carli”, di Civiform di Cividale del Friuli, dell’Istituto Tecnico Tecnologico Statale “Giacomo Chiselotti” di Thiene (Vicenza), dell’Istituto Comprensivo “Niccolò Pisano” di Pisa, un Gruppo di studenti del Comune di Garlasco (Pavia), dell’Istituto Statale di Istruzione Superiore “Rinaldo d’Aquino” di Montella (Avellino), dell’Istituto Comprensivo Statale “Padre Mario Pozza” – Scuola Media di Crosara – Marostica (Vicenza) e in collegamento online l’Istituto Istruzione Secondaria Superiore “Oronzo Gabriele Costa” di Lecce e la Scuola Media di Squinzano (Lecce), nell’ambito dell’iniziativa “Viaggi del Ricordo” promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, in collaborazione con la FederEsuli e la Lega Nazionale, e del progetto “Le tracce del Ricordo”, promosso dalla Lega Nazionale e organizzato in stretta collaborazione con l’Assessorato alle Politiche dell’Educazione e della Famiglia del Comune di Trieste.

E’ stata effettuata l’Alzabandiera, a cura del Reggimento Piemonte Cavalleria 2° e dell’Associazione Nazionale Alpini – Sezione di Trieste ” M.O.V.M. Guido Corsi” a cui è seguita la resa degli onori da parte di un picchetto del Reggimento Piemonte Cavalleria 2°.

Il Capitano di Vascello, Diego Guerin, Vicepresidente del Comitato per i Martiri delle Foibe e della Lega Nazionale, Presidente della Federazione Grigioverde ha letto la motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare concessa alla città di Trieste.

Successivamente, sono state deposte le corone al Monumento ai Martiri delle Foibe da parte delle Istituzioni: dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Salvini, con il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani e con il Commissario del Governo nella Regione Friuli Venezia Giulia e Prefetto di Trieste, Giuseppe Petronzi; dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con il Presidente della Regione FVG, Massimiliano Fedriga e il Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza.

Vengono deposte inoltre una corona dal Presidente della Federazione Grigioverde com.te Diego Guerin, accompagnato da rappresentanti delle Associazioni combattentistiche e d’Arma e una corona da parte delle associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati.

Dopo la celebrazione della Santa Messa da parte di monsignor Enrico Trevisi, vescovo di Trieste, Don Ettore Malnati ha letto la “Preghiera per gli infoibati”, scritta dall’allora arcivescovo di Trieste e Capodistria mons. Antonio Santin.

Sono seguiti gli interventi del Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, del Presidente del Comitato per i Martiri delle Foibe e della Lega Nazionale, Paolo Sardos Albertini, del Sindaco Roberto Dipiazza, del Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani e del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Salvini.

“Ci ritroviamo in questo luogo sacro alla memoria nazionale non per compiere un rito, ma per rinnovare un impegno profondo e solenne. Il Giorno del Ricordo non è una commemorazione di circostanza: è un atto di giustizia verso migliaia di vittime innocenti ed è un dovere morale verso la nostra storia. Per decenni ciò che è accaduto sul confine orientale d’Italia è stato colpevolmente nascosto, rimosso, negato. Non per ignoranza, ma per scelta”, ha detto il sindaco, Roberto Dipiazza.

Il Sindaco ha poi affermato che scelte politiche e ideologiche hanno a lungo silenziato la tragedia delle foibe, escludendola dalla scuola e dalla memoria collettiva e che i crimini delle foibe furono compiuti dai partigiani comunisti di Tito per motivi ideologici, un’ideologia totalitaria che mirava all’annientamento dell’identità italiana e di ogni forma di dissenso.

“A questa violenza si aggiunse una responsabilità grave e storica: la complicità politica e culturale di una parte della sinistra al potere in Italia, che per decenni scelse di minimizzare, giustificare o tacere. Quel silenzio istituzionale fu una seconda violenza inflitta alle vittime e agli esuli. Ancora oggi, purtroppo, c’è chi a sinistra tenta di negare o ridimensionare questi fatti, di relativizzarli, di giustificarli come conseguenza della storia. Tentativi sempre più isolati, sempre meno credibili, ma che non possono essere ignorati”, ha continuato il Sindaco.

Grazie all’impegno di istituzioni, storici, associazioni degli esuli e testimoni, la verità storica è emersa e oggi le posizioni negazioniste sono diventate marginali.

“Ma è necessario dirlo con chiarezza: il negazionismo e l’indifferenza non sono neutrali. Il negazionismo e l’indifferenza diventano complicità morale di chi ha le mani sporche del sangue di questi crimini. Rimuovere un delitto significa commetterlo di nuovo nella memoria”.

Con l’istituzione del Giorno del Ricordo nel 2004, ha rammentato il Sindaco, l’Italia ha finalmente acceso una luce sull’altra faccia della memoria.

Il Sindaco ha precisato come le foibe, cavità naturali vennero usate tra il 1943 e il 1947 come luoghi di sterminio, dove le vittime venivano prelevate, spesso torturate, uccise e gettate negli abissi dai partigiani titini.

Una violenza sistematica e disumanizzante, dove la morte non viene misurata in nomi o numeri, ma nell’accumulo anonimo dei corpi, privati di identità e sepoltura.

Il Sindaco ha poi menzionato alcune vittime simbolo delle violenze: Norma Cossetto, violentata, uccisa e gettata in una foiba; Don Bonifacio, assassinato perché ostacolo morale al regime; e i civili della strage di Vergarolla, un attentato che causò oltre cento morti, tra cui donne e bambini. Queste vicende sono presentate come esempi della ferocia subita da innocenti colpiti per la loro identità italiana.

A questa scia di sangue, ha aggiunto il Sindaco, è seguito l’esodo giuliano-dalmata, durante il quale oltre 350.000 italiani furono costretti a lasciare le proprie terre e divennero esuli nella loro Patria, spesso accolti con diffidenza e sospetto e nel 1975 il Trattato di Osimo del consolidò definitivamente la ferita dell’esodo, vissuto da molti italiani come un tradimento che li rese esuli senza riconoscimento della loro storia e sofferenza, lasciando una lacerazione morale ancora presente nella coscienza nazionale.

“Alla fine degli anni ’90 portai in questo luogo dimenticato e nascosto il Presidente Scalfaro che rimase impressionato da tanta violenza. Quando nel 2001 sono diventato Sindaco di Trieste, qui a Basovizza non c’era ancora nulla eccetto un tappo di cemento. Non c’era un luogo strutturato della memoria, non c’era il riconoscimento che vediamo oggi. Tutto ciò che esiste ora è il risultato dell’impegno di tanti che hanno voluto con me dare voce a una verità nascosta per anni, contro silenzi colpevoli e resistenze ideologiche. Trieste ha scelto di non tacere, di non arretrare, di perseverare nella strada della conoscenza”.

Il Sindaco ha espresso il suo compiacimento per la presenza di scolaresche provenienti da diverse parti d’Italia perché “trasmettere ai giovani questa storia, a lungo negata, è il modo più forte per impedire che l’oblio torni a vincere. La memoria va coltivata, difesa, raccontata senza ambiguità”.

Il Sindaco ha ricordato la data del 13 luglio 2020, quando davanti alla foiba, i Presidenti di Italia e Slovenia, Mattarella e Pahor, si sono stretti la mano, segnando il riconoscimento ufficiale di una tragedia a lungo negata. Quel gesto ha segnato il riconoscimento ufficiale di una tragedia che per troppo tempo era stata negata.

“Non si cerca una memoria condivisa – che sarebbe un’illusione – ma una memoria riconosciuta, fondata sulla verità e sul rispetto delle vittime. La riconciliazione autentica nasce solo dalla verità, mai dall’oblio. Trieste continuerà a fare la sua parte. Continuerà a custodire Basovizza, a valorizzarla, a difenderla come luogo vivo di memoria e di conoscenza. Perché senza verità non c’è giustizia.
E senza memoria non c’è libertà”, ha concluso il Primo Cittadino.

“Per me è una grande emozione essere qui oggi, non è un luogo qualsiasi. Qui ci venivo quando ero studente a Trieste, in quegli anni venire a Basovizza eravamo in pochi, erano gli anni in cui si stava lontano da questi luoghi. Si taceva, si negava e talvolta si giustificava”, ha esordito il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani.

“Siamo qui tutti insieme perché rispondiamo tutti a un richiamo silenzioso eppure fortissimo che io chiamo il richiamo del senso del dovere, il dovere di chiedere perdono per tanti anni di silenzio di omissione. Voglio rendere omaggio a quelli che pagarono un prezzo altissimo per la loro scelta. Erano cittadini che decisero di essere italiani due volte, la prima volta per nascita e poi italiani per scelta. Scapparono. Perché non avevano altre alternative se non la morte. Dobbiamo continuare a lavorare per ricucire le pagine strappate della storia, per asciugare le lacrime dei caduti e dei loro discendenti, per chi ha pagato un prezzo altissimo solo per essere italiano” ha detto Luca Ciriani.

Il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Salvini ha ringraziato chi si è impegnato negli anni a mantenere vivo il ricordo degli avvenimenti che hanno segnato queste terre.

“Quella di oggi è una giornata di sguardo verso il futuro, ma non dobbiamo far finta di niente. Ricordo ai ragazzi che sono il nostro futuro che per accogliere bisogna amare, conoscere, essere orgogliosi di quello che i nostri genitori, nonni, bisnonni hanno fatto, perché non è possibile accogliere nessun altro se non sai chi sei e se non conosci la storia del Paese in cui vivi”, ha detto Salvini.

Ha concluso chiedendo “scusa a nome della politica tutta per essere arrivati solo nel 2004, a 60 anni dalle prime stragi, a riconoscere una ferita nella storia d’Italia, perché se non riconosci che c’è stata una ferita quella ferita non si chiuderà mai”.

Le celebrazioni sono continuate alla Stazione di Trieste Centrale dove la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha allestito anche per quest’anno il “Treno del ricordo”, che oggi (10 febbraio) e domani (11 febbraio) sosterà a Trieste, per poi partire alla volta di Pordenone, Bologna, Pescara, L’Aquila, Roma, Latina, Salerno, Reggio Calabria, Palermo, Siracusa.