Con Algo Ritmo Marco Rampoldi porta in scena uno strano futuro, ma lo fa ridendo fino all’ultimo secondo. Altro che introspezioni tecnologiche: qui si ride a crepapelle, senza tregua.

Raffaello Tullo e Martina Salvatore sono semplicemente travolgenti: attori, cantanti, ballerini, mimi, comici purissimi. Hanno una confidenza col pubblico rara, vera. A un certo punto sbagliano una battuta, scoppiano a ridere loro per primi, la rifanno ridendo ancora… e la sala esplode. Questo è mestiere, questo è teatro vivo.

Algo Ritmo non racconta una storia classica e non costruisce personaggi tradizionali: è un continuo gioco comico, una raffica di battute, dialoghi, movimenti, musica e ritmo. Talmente incalzante che spesso non fai in tempo a smettere di ridere che sei già alla battuta dopo. E infatti, diciamolo: non ridevamo così da tanto, tantissimo tempo.

Il protagonista di Tullo è un uomo stanco, disilluso, che rinasce quando gli viene recapitata in un pacco Martieun androide in prova gratuita, interpretata da una splendida Martina Salvatore. Da lì parte una valanga di comicità intelligente e mai volgare, con qualche sotto inteso al nostro vivere quotidiano troppo dipendente dalla tecnologia e la nostra perdita di tempo sugli apparecchi mobili, una media di quattro mesi della nostra vita.

Ma qui si ride soprattutto: memorabile la scena della “lite domestica” tra Martie e Alexa su “di chi è la casa”in realtà del protagonista: una baruffa tra donne integrate ne vero senso della parola, che fa piegare in due la platea.

Il lavoro fisico e musicale è impressionante: balli sincronizzati, canzoni, suoni creati con oggetti improbabili, ritmi suonati dal vivo, fino ad accennare perfino le prime battute delle “Quattro Stagioni” di Vivaldi. La Salvatore ha una voce delicata e bellissima, Tullo è un motore ritmico inesauribile. Insieme sono una macchina comica perfetta… che funziona proprio perché ogni tanto “sbaglia”, pensiamo volutamente.

Sottolineiamo le luci e la musica, soprattutto suonate dal vivo dal duo: non accompagnano, ma governano. Agiscono come veri e propri sistemi di segnalazione dei cambiamenti di umore, sempre in crescendo felici dell’uomo, e di comando delle varie parti dello spettacolo, con tagli netti a volte, variazioni minime in altre, e musicalità ritmiche eccezionali di Tullo al “tamburo a collo”.

Algo Ritmo è così un’opera che non chiede di essere compresa, ma ascoltata e guardata per sorridere e ridere, e facendolo si ride anche della nostra stessa vita. Uno spettacolo che non ha la pretesa di offrire soluzioni a questo mondo sempre più tecnologico, ma che, nel finale, senza raccontarvelo, lascia un dubbio molto potente.

Il pubblico della Sala Bartoli, in sold out, ha fermato lo spettacolo con dieci minuti di applausi e solo quando Tullo, sommessamente, con una meravigliosa e sincera confidenza col pubblico, ha fatto notare che la pièce non era ancora finita, un boato di risate è esploso in sala.

Poi, finito lo spettacolo, il pubblico della “Sala Bartoli” li ha “costretti” a fermarsi sul palco: nessuno degli spettatori si è alzato, in un continuo battere di mani. Lo spettacolo è durato venticinque minuti in più: li hanno praticamente “rapiti”.

Quindi la Salvatore e Tullo sono stati “obbligati” da un pubblico seduto e imperterrito, alla fine dello spettacolo, a “inventarsi” qualche bis, chiacchierando con lo stesso: non li si lasciava uscire di scena, e noi con loro. Lo spettacolo è durato venticinque minuti in più!

Algo Ritmo non chiede di essere capito: chiede di essere vissuto. E soprattutto riso. Tantissimo.
Trovare un posto per le repliche sarà durissimo. Se riusciremo ad intercettarli… l’intervista sarebbe d’obbligo.

In replica alla “Sala Bartoli” de “Il Rossetti” giovedì 12 febbraio alle ore 21,00

ALGO RITMO
Di Raffaello Tullo, Andrea Delfino

Con Raffaello Tullo e Martina Salvatore

Regia Marco Rampoldi

Collaborazione alla regia Paola Ornati