Si è svolto questo pomeriggio nella sala Verdi di Palazzo de Bassa a Gorizia, il convegno dedicato ai cinquant’anni del Fondo Gorizia, promosso dalla Camera di commercio Venezia Giulia in collaborazione con l’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia-Isig.

L’incontro ha rappresentato il momento centrale delle iniziative dedicate al cinquantesimo anniversario, offrendo un’occasione di approfondimento e confronto tra istituzioni, rappresentanti del sistema economico e della comunità locale sul valore del Fondo, sulla sua evoluzione e sul legame costruito nel tempo con il tessuto produttivo goriziano ed è stato preceduto ieri sera dal partecipato concerto dell’orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste nella Chiesa di Sant’Ignazio 

Sono intervenuti in apertura l’assessore al Patrimonio della Regione Friuli Venezia Giulia, Sebastiano Callari che ha anche presentato il videomessaggio del presidente Massimiliano Fedriga, l’assessore del Comune di Gorizia, Luca Cagliari, la senatrice Francesca Tubetti e l’europarlamentare Anna Cisint, mentre erano presenti nella sala gremita di palazzo de Bassa numerosi amministratori pubblici dell’Isontino, imprenditori e rappresentati delle associazioni categoria che in questi cinquant’anni hanno lavorato assieme per lo sviluppo dell’area.

PRESENTATO LO STUDIO SULL’IMPATTO ECONOMICO CURATO DALL’ISIG 

Nel corso del convegno moderato dal direttore dell’Isig, Daniele Del Bianco, è stata presentata la pubblicazione dedicata al Fondo Gorizia, curata dall’Isig stesso e che ripercorre mezzo secolo di storia e propone un’analisi del suo impatto economico sullo sviluppo del territorio. L’approfondimento è stato arricchito dalla testimonianza di tre casi studio di realtà che, negli anni, hanno beneficiato degli strumenti messi a disposizione dal Fondo: Domini Legnami, Comune di Romans d’Isonzo e Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia.

Istituito nel 1975 dalla Camera di Commercio in una fase particolarmente complessa per il territorio, il Fondo Gorizia è nato come strumento stabile a sostegno dello sviluppo economico e dell’innovazione. Nei primi anni ha contribuito alla riconversione industriale, al rafforzamento delle piccole e medie imprese e alla nascita di nuove attività, consolidando il ruolo di collegamento tra istituzioni e sistema produttivo.

A PARTIRE DAGLI ANNI NOVANTA AMPLIATA LA MISSIONE DEL FONDO

A partire dagli anni Novanta il Fondo ha progressivamente ampliato la propria missione, includendo ambiti quali sostenibilità, qualità ambientale, formazione e coesione sociale, adattandosi alle trasformazioni economiche e all’integrazione europea. Nel tempo si è affermato come punto di riferimento per il progresso del territorio e come laboratorio istituzionale capace di rispondere anche alle più recenti fasi di crisi come la pandemia.

Per analizzare concretamente i fatti la Cciaa Vg si è affidata a una valutazione esterna e rigorosa condotta dai professori Renato Chahinian e Francesco Marangon. La loro ricerca analizza oltre un quarto di secolo (26 anni) di attività del Fondo, offrendo una base scientifica oggettiva che va oltre le opinioni politiche con dati che confermano l’efficacia e la solidità dell’operato del Fondo nel tempo.

“Lo studio dimostra – ha sintetizzato Renato Chahinian – come gli interventi del Fondo non siano stati semplici aiuti temporanei, ma abbiano costantemente mirato a una crescita duratura. L’obiettivo centrale è sempre stato favorire investimenti capaci di generare benefici a lungo termine per l’economia locale, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile che persiste a prescindere dal tipo di investimento specifico finanziato”.

UN’EROGAZIONE COMPLESSIVA DI 375 MILIONI DI EURO

“In un frangente storico segnato da forti crisi globali e incertezza, il Fondo ha rappresentato – ha proseguito Paoletti – un pilastro di stabilità. Con un’erogazione complessiva di 375 milioni di euro, ha sostenuto imprese, enti pubblici e terzo settore, favorendo formazione, occupazione, ricerca e sostenibilità ambientale, rafforzando coesione e stabilità del territorio. In 25 anni il Fondo Gorizia ha, appunto, erogato 375 milioni di euro, generando oltre 1,3 miliardi di benefici netti rispetto ad un costo degli interventi di 178 milioni”.

Oltre ai numeri, il valore reale del Fondo risiede nella sua funzione di “scudo” contro le instabilità dei mercati internazionali e la dipendenza dalle materie prime estere. In un mondo dominato dalle logiche del profitto globale, la sfida per la classe dirigente sarà utilizzare il Fondo non solo per fornire agevolazioni, ma come una guida strategica. 

“Dal 2017 al 2024 – ha rilevato la presidente dell’Isig, Michela Cecotti nel presentare i dati della ricerca – il Fondo Gorizia ha attivato quasi 41 milioni di euro in sovvenzioni e prestiti, generando oltre 60 milioni di investimenti indotti. Gli interventi hanno sostenuto imprese, enti pubblici e realtà sociali, con un beneficio netto del 43% rispetto al capitale impiegato. Impatti positivi non solo economici, ma anche su formazione, occupazione, innovazione e ambiente”.

DAL 1999 AL 2024 BENEFICI NETTI PARI A 476 EURO PER CITTADINO

Dal 1999 al 2024 il Fondo Gorizia ha generato benefici netti per oltre 1,3 miliardi di euro, pari a 476 euro annui per cittadino. Ma l’impatto va oltre l’economia: corsi di formazione hanno rafforzato le competenze locali, incentivi hanno favorito nuove assunzioni, università e ricerca hanno attratto giovani talenti e opere di bonifica hanno aumentato la sostenibilità ambientale.

Nel periodo della crisi più nera, tra il 2009 e il 2016, il Fondo Gorizia ha generato un beneficio economico netto di 411,4 milioni di euro in termini di valore aggiunto ed un costo di intervento complessivo di 35 milioni. In questo modo si è ottenuto un vantaggio economico in 8 anni del 1.174,3%. Mentre il mondo economico crollava, noi stavamo costruendo un paracadute anche grazie a specifici interventi in collaborazione con il Confidi, veri e propri “pacchetti emergenza.

E tra il 2017 e il 2024, l’impatto sugli investimenti ha prodotto un beneficio superiore al 40% del capitale impiegato. E anche in questo caso il Fondo si è dimostrato all’altezza, con l’intervento urgente in periodo Covid.

NON SOLO CRESCITA ECONOMICA MA ANCHE BENESSERE SOCIALE

“Il Fondo Gorizia ha ampliato la propria missione: non solo crescita economica, ma anche benessere sociale – ha rilevato ancora Cecotti – e tutela ambientale. L’analisi si ispira al modello Istat Bes, che misura salute, istruzione, lavoro, innovazione, ambiente e qualità della vita. Coerente con Agenda 2030 e criteri Esg, il Fondo può fungere da guida locale verso uno sviluppo che coniuga competitività, equità e sostenibilità”.

Il 26,4% del territorio goriziano è area protetta, ma il contesto ambientale resta fragile: perdite idriche oltre il 40% e quasi il 10% di suolo impermeabilizzato. Il cambiamento climatico amplifica siccità e eventi estremi, spingendo a innovazioni nell’irrigazione e opere di bonifica che rafforzano la resilienza agricola e la tutela del paesaggio.

Lo studio evidenzia, insomma, come ogni euro investito dal Fondo abbia generato benefici molto più grandi per la comunità, creando posti di lavoro e rendendo le aziende locali più forti e competitive a livello internazionale.

Tutto ciò è stato reso possibile usando strumenti intelligenti come il fondo di rotazione a tasso zero con restituzione a 8 anni. 

Si è dato ossigeno alle microimprese chiedendo serietà con la risposta del territorio che è stata straordinaria.

Azioni svolte con oculatezza che non significa conservazione, ma una gestione rigorosa per poter investire con audacia.

Sono stati individuati gli asset strategici per inserire l’Isontino nei traffici europei trasformando il Porto di Monfalcone da banchina di attracco a polmone commerciale, perfettamente integrato con Trieste.

Si è scommesso sui giovani, recuperando l’ex Seminario Minore e ristrutturando Palazzo de Bassa per farne il Polo Universitario di Gorizia.

Insieme al Consorzio di Bonifica, è stata rivoluzionata l’agricoltura passando dall’irrigazione a scorrimento a quella a pressione, anticipando di decenni il problema della scarsità idrica.

Sono state date mura solide al lavoro nelle zone industriali di Romans e Staranzano, facilitando attrazioni come Pipistrel.

È stata riqualificata la vecchia enoteca per creare il Centro di Valorizzazione del Collio a Cormons e si è lavorato fianco a fianco con la Regione Friuli Venezia Giulia per il rilancio della Fondazione  Villa Russiz.

“Tutto questo – ha ricordato Paoletti – non sarebbe stato possibile senza la visione dei Presidenti che mi hanno preceduto: il compianto dott. Lupieri, e i carissimi amici Enzo Bevilacqua, Emilio Sgarlata, Gianluca Madriz e i rispettivi consigli… e neanche senza un equipaggio d’eccezione. Voglio ringraziare pubblicamente i collaboratori della Camera di commercio Venezia Giulia. In particolare desidero fare un plauso speciale al nostro Segretario Generale. Gestire il Fondo Gorizia richiede una precisione da chirurgo e una visione da scacchista. Grazie, perché la vostra dedizione è la garanzia del nostro futuro”.

UN FUTURO ATTENTO ALLA SOSTENIBILITA’ E ALL’ECONOMIA CIRCOLARE

Le politiche di sostegno più efficaci per i prossimi anni saranno quelle orientate alla sostenibilità e all’economia circolare, capaci di integrare realtà economiche e non-profit per rafforzare l’identità e l’attrattività della Venezia Giulia.

“Il Fondo Gorizia – ha concluso Paoletti – sarà il promotore di un’economia che non spreca nulla con una “Governance anticipante”  per agire come guida strategica per preparare il territorio isontino alle discontinuità del mercato e ai cambiamenti climatici e tecnologici. Nei prossimi anni, l’obiettivo sarà anche quello di riqualificare la Zona Franca. Sebbene tale area preveda contingenti ancora in uso, essa può essere ulteriormente valorizzata attraverso nuovi stanziamenti che rispondano concretamente alle necessità aziendali. La Camera di Commercio intende confermare la validità di questo strumento a supporto dell’industria locale, con particolare riferimento alla Tabella B, puntando a implementarla con nuovi prodotti importabili da Paesi extra-Ue in regime agevolato”.

“L’istituto agevolativo del Fondo Gorizia – sono le parole di Pierluigi Medeot, segretario generale della Cciaa Vg – ha un legame fortissimo con questo territorio e ne costituisce un’autentica identità. Nel corso degli anni grazie all’attenta azione sviluppata grazie alla competenza delle Giunte e dei Presidenti che l’hanno governato, il Fondo è riuscito a generare con i suoi interventi effetti duraturi nel tempo, ma anche preservare il tessuto socio-economico da situazioni complesse generate a livello nazionale e internazionale come, ad esempio, la crisi occupazionale del 1992, quella finanziaria del 2009 e ancora, in anni più recenti, la pandemia da Covid 19. Lo studio presentato oggi dà ragione alle scelte fatte con un’analisi scientifica che ne tratteggia le dimensioni economiche e finanziarie. E il Fondo nei prossimi anni continuerà a monitorare, analizzare e realizzare i suoi interventi a favore del territorio”.