Al Teatro “Il Rossetti” centodue strumenti, un solo giuramento

Il 25 gennaio 2026 il “Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, il Rossetti”, non è stato soltanto un teatro. È diventato una piazza coperta, un luogo di raccoglimento civile, una grande sala della memoria condivisa dove la musica ha preso il posto delle parole e l’emozione ha guidato il respiro di una città intera.

Trieste sa riconoscere il valore e l’importanza di un evento, sa rispettare il silenzio, sa ascoltare. E questa sera, quando la Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri ha preso posto sul palco con le sue alte uniformi, con i suoi 102 orchestrali disposti come un corpo unico, composto e solenne, la sala ha compreso immediatamente che non si trattava di un semplice concerto ma di un atto di riconoscenza, di un gesto collettivo, di un abbraccio che la città stava restituendo a chi da sempre la protegge e la accompagna.

Ringraziamo L’Arma dei Carabinieri di aver voluto scegliere, anche grazie al Presidente Granbassi de “Il Rossetti”e al suo staff, Trieste quale luogo per commemorare Salvo D’Acquisto, assunto a “Venerabile” da Papa Francesco.

Come riporta il comunicato stampa dei Carabinieri lo stesso Presidente della Repubblica ha voluto sottolineare l’importanza storica di Salvatore D’Acquisto. “Nel centenario della sua nascita, il 15 ottobre 2020, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato: ”La nostra Repubblica trova fondamento su questi eroi e su coloro che hanno sofferto e lottato per la nostra libertà, il bene più prezioso a cui può aspirare un popolo, che va difeso giorno dopo giorno. Onoriamo oggi e volgiamo lo sguardo alla figura di questo testimone autentico della libertà e del dovere, che per l’impareggiabile altruismo, la fedeltà al giuramento prestato, costituisce uno straordinario esempio e una eredità preziosa per le giovani generazioni”.

La città intera si è stretta a questo concerto come sempre, i suoi cittadini non dimenticano, ricordano quanto la “benemerita” abbia fatto, speso in vite, per questa città e per l’Italia.

L’emozione era visibile negli occhi di tutti, dalle massime autorità presenti, il Sindaco di Trieste Dipiazza, il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, i Prefetti della Regione, i vertici dell’Arma, Il Generale di Brigata Gabriele Vitagliano, Comandante della Legione Carabinieri Friuli Venezia Giulia, Il Presidente del Teatro Stabile “Il Rossetti”, Francesco Maria Granbassi. fino ai cittadini comuni che riempivano ogni ordine di posti con un rispetto che traspariva dalla compostezza.

Già all’entrata tra le file della platea e dal proscenio dei 102 Carabinieri bandisti in alta uniforme c’era un’aria diversa, quasi una sospensione del tempo, come se ogni spettatore sapesse di stare per assistere a qualcosa che non si sarebbe potuto ripetere, perché legato a un momento preciso della storia e della coscienza collettiva.

Trieste e l’Arma dei Carabinieri hanno un legame antico, fatto di presenza quotidiana, di gesti silenziosi, di fiducia costruita nel tempo. Qui l’Arma non è mai stata percepita come un’istituzione distante, ma come una presenza familiare, un riferimento nei momenti difficili, una mano tesa nelle ore incerte. Forse per questo la città ha accolto il concerto con un sentimento che andava oltre la gratitudine: era qualcosa di più vicino all’affetto, a quella forma di rispetto che nasce dalla conoscenza reciproca e che si nutre di storie condivise. “Il Rossetti”, con la sua storia di teatro civico, di luogo dove la comunità si riconosce, dove nessuno ha pagato nulla per assistere a un simile spettacolo per volontà della Presidenza stessa de “Il Rossetti”, è stato lo spazio naturale per accogliere questo incontro tra musica e memoria, tra uniformi e cittadini, tra un passato che chiede di non essere dimenticato e un presente che ha ancora bisogno di esempi.

Il motivo profondo della serata era il ricordo di Salvo D’Acquisto, dichiarato “Venerabile” e la celebrazione di quel gesto che continua a parlare attraverso il tempo. Il 23 settembre 1943, a Torre di Palidoro (Lazio), un giovane vicebrigadiere dei Carabinieri, di soli ventitré anni, si assunse una colpa che non aveva per salvare ventidue civili destinati alla fucilazione dai nazisti. Non fu un atto calcolato, non fu una strategia, non fu una ricerca di gloria. Fu un gesto istintivo, immediato, profondamente umano, lo stesso gesto che ogni carabiniere porta dentro di sé quando sceglie di stare dalla parte dei più deboli, di proteggere chi non può difendersi, di assumersi la responsabilità anche quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte. Salvo D’Acquisto si offrì consapevolmente, sapendo che non avrebbe più visto l’alba del giorno dopo, e in quel momento trasformò la sua vita in un messaggio che non ha smesso di camminare, di passare di generazione in generazione, di entrare nelle coscienze come un esempio che non chiede retorica ma verità.

La musica della Banda dell’Arma dei Carabinieri ha dato voce a questa storia senza bisogno di parole. Quando le prime note hanno attraversato la sala, il pubblico ha ancora più compreso che quella canzone con cui sono entrati, “Viva San Giusto”, inno della città, voleva risaldare il destino di Trieste a quello dell’Arma, trasformando il concerto in un dialogo tra identità: quella nazionale, quella locale, quella militare, quella civile. A condurre la serata è stata Margherita Granbassi, triestina, sorella del Presidente de “Il Rossetti”, visibilmente commossa, fiorettista con due medaglie di bronzo d’oro alle Olimpiadi di Pechino, campionessa mondiale fioretto individuale a Torino 2006 e altri enormi successi, appartenente all’”Arma” e volto televisivo, simbolo perfetto di una sintesi tra città, talento e servizio. La Granbassi ha presentato Il Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza , il Il Generale di Brigata Gabriele Vitagliano e il Presidente delle Ragione FriuliVeneziaGilia Massimo Fedriga, visibilmente commossi ma anche compiaciuti di un Teatro pieno all’inverosimile, e hanno voluto spiegare e compiacersi che questo evento si sia potuto tenere a Trieste e della vicinanza dei triestini da sempre “presente” all’Arma, mentre il il Generale di Brigata Gabriele Vitagliano ha sottolineato la figura di Salvo D’acquisto e la consapevolezza che Trieste e i suoi cittadini sono particolarmente vicini all”Arma.

La Banda ha mostrato fin dai primi istanti la sua straordinaria capacità di unire precisione e calore, disciplina e anima, rigore e slancio. Ogni attacco era netto, ogni frase respirava, ogni sezione dialogava con l’altra come se si trattasse di un’unica voce che cambiava colore senza mai perdere coerenza. Il colpo d’occhio era impressionante: 102 orchestrali in alta uniforme, disposti con una simmetria che non era rigidità ma armonia, una presenza visiva che da sola raccontava due secoli di storia, di servizio, di dedizione.

La Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri, fondata nel 1920,ma già prima, nel 1820 si creò il primonucleo di trombettieri per poi divenire Fanfara 1862, non è soltanto una delle più antiche bande militari del mondo, ma è anche una delle più riconosciute a livello internazionale. I suoi orchestrali sono selezionati attraverso concorsi di altissimo livello, e il risultato si percepisce in ogni esecuzione, in ogni dettaglio, in ogni sfumatura. Il repertorio che la Banda ha portato al Rossetti ha mostrato tutta la sua poliedricità: dalle grandi pagine della tradizione europea ai brani contemporanei, dalla musica lirica a quella sinfonica,dalla celebre “Csárdás” di Vittorio Monti, con uno strepitoso bandista violinsta il Professor Gabriele Bargione da “Gabriel’s Oboe” di Ennio Morricone con oboe solista Francesco Loppi per seguire con “Presente” scritto dallo stesso direttore Martinelli in onore al “Venerabile” Salvo d’Acquisto, brano di una intensità particolare, quasi un racconto dei fatti accaduta a Palinuro,prima discronie armoniche per la retata da parte delle truppe germaniche di 22 ostaggi da fucilare, poi il gesto unico di D’Acquisto a offrirsi lui per gli altri, dove la musica diventa limpida, cristallina, un brano unico che porta a momenti intimi e raccolti in cui il suono sembrava farsi preghiera laica. Si è ascoltato poi “Farandole” dall’opera “L’Arlesienne” di Georges Bizet, per poi cambiare registro con “What a Wonderful World” con una tromba di assoluta eccellenza quale solista. Si è passati a Piovani e la sua “La Vita è Bella” colonna sonora dell’omonimo film vincitore di un Oscar nel 1999 e una hit dei Beatles incredibile, da “Penny Lane” a “Hey Jude” a “Let it Be” con un clarinettista favoloso.

I bis sono diventati tre, ma il Colonnello Martinelli lo aveva già preventivato con la la marcia “La Ritirata”, tra le più amate marce della Marina Militare, un brano dedicato alla montagna di rara bellezza e la triestinissima amata “Noi e la Bora”,

Era d’obbligo la “Fedelissima” inno dei Carabinieri e l’ Inno d’ Italia, con un “Rossetti” tutti in piedi a cantarlo emozionati da una serata così particolare che il Direttore Martinelli ha voluto ulteriormente chiudere con un brano che è legato molto alla città, “La Canzone del Piave”, con un finale scrosciante di applausi e la sicurezza di ricordi di una serata unica.

Nulla era lasciato al caso, eppure tutto sembrava naturale, come se la musica nascesse in quell’istante per raccontare proprio quella sera, proprio quella città, proprio quell’eroe. Da sottolineare che tutta Trieste e anche delle scuole della città sono state coinvolgente in questo,infatti l’esecuzione dei brani è stata accompagnata dalle scenografie virtuali realizzate dagli studenti delle classi 5D e 5E della sezione di Arti Figurative del Liceo Artistico “Enrico e Umberto Nordio” di Trieste. Il progetto, sviluppato nell’ambito dei percorsi di FSL (Formazione Scuola Lavoro), sotto il coordinamento della Professoressa Sara Peressin e del Dirigente Scolastico Giuseppe Verde, ha permesso ai giovani artisti di tradurre in immagini i valori culturali e storici della bellezza. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di collaborazione istituzionale, celebrando il talento dei futuri artisti del territorio in un contesto di altissimo prestigio nazionale, come riporta il comunicato stampa dei Comando dei Carabinieri.

A guidare questo straordinario organismo musicale c’era il Colonnello Massimo Martinelli, direttore della Banda, musicista colto e direttore carismatico, figura centrale della vita musicale italiana. Diplomato in più discipline al Conservatorio di Santa Cecilia, perfezionato a Vienna, Martinelli guida la Banda dal 2000 e ne ha plasmato l’identità con una visione artistica che unisce rigore e poesia. La sua direzione non è mai autoritaria, ma narrativa: ogni gesto sembra raccontare una storia, ogni sguardo è un invito, ogni movimento della bacchetta è un respiro condiviso. Sotto la sua guida la Banda ha raggiunto una maturità interpretativa rara, diventando non solo un’eccellenza musicale ma un vero e proprio ambasciatore culturale dell’Italia nel mondo. E al “Il Rossetti”, questa sera, Martinelli non ha diretto soltanto un concerto: ha condotto un rito civile, un momento di comunione tra palco e platea, tra passato e presente, tra memoria e futuro.

Come detto, momento più intenso della serata è arrivato con l’esecuzione del suo brano “Presente”, in memoria di Salvo D’Acquisto. Il titolo è una parola semplice, ma per l’Arma è un giuramento quotidiano, una risposta che non cambia mai.

Quando le note di questo brano hanno iniziato a diffondersi nella sala, il tempo sembrava essersi fermato. Il suono non era più solo musica, ma diventava racconto, immagine, emozione. Si poteva quasi vedere quel giovane carabiniere, solo davanti al destino, e allo stesso tempo si potevano sentire tutti i carabinieri di oggi, quelli che ogni giorno rispondono a quella stessa parola, spesso lontano dai riflettori, spesso nel silenzio, sempre con la stessa dedizione. Il pubblico ha ascoltato in un silenzio assoluto, un silenzio che non era vuoto ma colmo, denso, pieno di gratitudine.

La serata è stata anche un tributo alla storia dell’Arma, a quella lunga tradizione che da oltre due secoli accompagna il Paese nei momenti più difficili e in quelli più luminosi. La Banda, con il suo repertorio, ha attraversato idealmente questa storia, mostrando come la musica possa essere un filo che unisce epoche, generazioni, valori, paesi continenti. Ogni brano sembrava dialogare con il precedente, creando una narrazione continua, senza strappi, senza pause inutili, come un grande affresco sonoro in cui ogni nota aveva un senso, ogni silenzio un peso.

Trieste ha risposto con un’attenzione rara, con un ascolto profondo che non è scontato in una città abituata a grandi eventi ma che sa riconoscere quelli autentici. C’era commozione, sì, ma anche orgoglio.

Orgoglio per una città che sa ricordare senza urlare, che sa onorare senza esibire, che sa ringraziare senza chiedere nulla in cambio.

Orgoglio per un’Arma che ha scelto di condividere la musica come dono, di aprire le porte del teatro gratuitamente, di trasformare un concerto in un servizio, come ogni altra azione della sua quotidianità.

Quando l’ultima nota si è spenta tra le poltrone del Rossetti, Trieste è rimasta in silenzio per un istante. Non un silenzio imbarazzato, ma un silenzio pieno, riconoscente, necessario.

In quel silenzio c’era tutto: la storia di un giovane che scelse di morire per salvare gli altri, la dignità di un’Arma che continua a servire senza chiedere applausi, la bellezza di una musica che sa diventare memoria, il legame profondo tra una città e chi la protegge. Poi l’applauso è esploso, lungo, sincero, commosso, come un abbraccio che non voleva finire.

E mentre il pubblico lasciava lentamente la sala, una frase sembrava restare sospesa nell’aria, almeno per noi, come un giuramento che non ha bisogno di essere pronunciato ad alta voce: “Nei secoli fedele: Presente”.

Vogliamo ricordare che l’incasso della serata, cioè l’offerta gratuita per chi voleva farla, al ritiro dei biglietti è andata interamente all’ OMEOMAC, Opera di Assistenza ai figli dei militari caduti in servizio, Ente Morale che cerca di accompagnare ad ogni passo della vita di questi ragazzi sfortunati, dalle elementari fino all’università seguendoli anche per festività e ricorrenze con doni non solo materiali. Un’Opera morale e doverosa, nata da Carabinieri per i figli dei loro colleghi caduti nell’adempimento del loro lavoro o in altre circostanze a cui tutto dovremmo prestare più attenzione e magari aiutare chi vigila e veglia sulle nostre vite, fare un gesto di gratitudine verso i figli dei caduti dell’Ama dei Carabinieri, qualche volta ci sembrerebbe doveroso ricordarsi di farlo.