Nel terzo giorno del festival Dedica l’opera di Sorj Chalandon si declina in teatro. Dopo gli incontri e le mostre che hanno accompagnato il pubblico dentro l’universo umano e narrativo dello scrittore francese, lunedì 16 marzo il festival approda infatti alla scena con uno degli appuntamenti più attesi della rassegna. Alle 20.45, al Capitol di Pordenone, va in scena la lettura scenica “La quarta parete. La pace in teatro, la guerra tutto intorno”, tratta dall’omonimo romanzo di Chalandon e affidata alla cura registica di Gabriele Vacis, fra i maestri del teatro italiano contemporaneo.

Fondatore del Teatro Settimo e figura di riferimento per il teatro civile, Vacis porta sul palco la forza narrativa del romanzo insieme a Lorenzo Tombesi, Edoardo Roti e Letizia Russo, mentre la scenofonia è firmata da Roberto Tarasco, collaboratore storico del regista e presenza costante nei suoi progetti artistici. Lo spettacolo nasce come una lettura scenica che intreccia parola, suono e presenza degli attori per restituire la tensione morale e politica del libro, trasformando il racconto in un’esperienza teatrale capace di evocare le atmosfere e i conflitti che attraversano la vicenda.

Il romanzo di Chalandon immagina un gesto quasi impossibile: mettere in scena l’Antigone di Sofocle nella Beirut dei primi anni Ottanta, nel pieno della guerra civile libanese. Un gruppo di attori provenienti da comunità diverse, appartenenti a fazioni nemiche, accetta di recitare insieme nella speranza che il teatro possa diventare uno spazio neutrale, una fragile tregua dentro un territorio devastato dai combattimenti. Attraverso questa storia Chalandon torna a interrogare il rapporto tra arte, politica e responsabilità individuale, mettendo al centro la possibilità – e al tempo stesso il rischio – di cercare la pace in mezzo alla guerra.

Il riferimento alla tragedia greca non è casuale. Nel V secolo avanti Cristo, proprio con il teatro, la civiltà greca stava inventando la democrazia. Riprendendo quel modello, “La quarta parete” porta il mito classico dentro una realtà contemporanea segnata dalla violenza e dalle divisioni, suggerendo che la democrazia e la pace non sono conquiste definitive ma tensioni fragili verso cui tendere. Le domande che attraversano lo spettacolo sono le stesse che percorrono il romanzo: come costruire un reale percorso di disarmo, come separare l’idea di giustizia dal desiderio di vendetta, come spezzare il fascino e l’attrazione che spesso circondano la guerra e le armi.

Con questo appuntamento Dedica riafferma una delle sue cifre più riconoscibili: il dialogo tra letteratura e scena, tra parola scritta e interpretazione teatrale. La serata offre così al pubblico un nuovo modo di attraversare l’opera di Sorj Chalandon, trasformando il racconto in voce, corpo e presenza e riportando al centro del palcoscenico una storia che parla di conflitto, responsabilità e possibilità di pace.