La passione di una vita è diventata patrimonio dell’intera città di Trieste e di chi la visita. La raffinata collezione di porcellane delle più prestigiose manifatture europee, frutto di 60 anni di acquisti di Giovanni Lokar insieme alla moglie Sonja Polojaz, è entrata nel patrimonio del Museo Sartorio, esempio di casa museo altoborghese dell’Ottocento.

Per questo motivo, il sindaco Roberto Dipiazza ha conferito il Sigillo Trecentesco ai coniugi Sonja Polojaz e Giovanni Lokar, come riconoscimento per la loro donazione alla città di una delle raccolte più complete di porcellana italiana ed europea del Settecento, valutata oltre 2 milioni di euro.

Presente al conferimento anche l’assessore alla Cultura e al turismo, Giorgio Rossi, che ha proposto l’onorificenza, il responsabile di P.O. dei Musei artistici, Francesco Fait, la funzionaria direttiva conservatrice, Michela Messina e numerosi famigliari.

“Oggi è un momento di grande emozione. Desidero ringraziare, a nome della città, te e tutta la tua famiglia per questo splendido dono. Grazie al vostro gesto, il patrimonio culturale cittadino è arricchito da una collezione straordinaria. Trieste può vantare cittadini davvero meravigliosi, ed episodi come questo mi confermano che dedicare tanti anni della mia vita al ruolo di amministratore pubblico è stato giusto. Sono questi i cittadini che amo e ammiro, ed è per me un grande piacere consegnarvi il Sigillo Trecentesco come simbolo di riconoscimento” ha detto il Sindaco consegnando il Sigillo Trecentesco ai coniugi Lokar.

“Le porcellane sono una cosa splendida che la città e i cittadini di Trieste meritano. Io le godo, più adesso che prima”, con queste parole Giovanni Lokar ha ringraziato il Comune di Trieste per il riconoscimento ricevuto.

“È per me un grandissimo onore, ma anche un desiderio profondo, perché Trieste mi ha dato moltissimo. Noi siamo arrivati qui e abbiamo avuto grandi opportunità, a partire da mio padre e poi da mio suocero, lavorando nei settori del caffè e del legname” ha aggiunto Giovanni Lokar.

“Questo percorso mi ha portato a conoscere le porcellane, un ambito non molto diffuso a Trieste, che nel Settecento non era ancora una città ricca, diventandolo invece nell’Ottocento. Viaggiando molto in Europa, nelle principali città, ho frequentato antiquari e musei: da lì è nata una vera passione. Ho iniziato con un pezzo semplice, acquistato da una rigattiera a Vienna — oggi esposto al Museo Sartorio. Da quel momento, passo dopo passo, la collezione è cresciuta, fino a comprendere porcellane provenienti da tutta Europa, per un totale di 84 manifatture. A un certo punto ci si chiede cosa fare di tutto questo e per me, la risposta più bella è stata donarla alla città di Trieste”.

L’assessore alla Cultura e al turismo, Giorgio Rossi ha sottolineato come la donazione sia un traguardo importante per il Comune di Trieste, “frutto di un rapporto di fiducia costruito nel tempo tra istituzioni e imprenditori. Grazie a responsabilità condivisa e lavoro efficace abbiamo ottenuto un risultato molto positivo. Ringrazio Francesco Fait, Michela Messina e tutti i loro collaboratori per lo straordinario lavoro svolto”.

“Abbiamo saputo lavorare con tempestività, anticipando i tempi, e oggi la collezione è ospitata al Museo Sartorio, una realtà in costante crescita anche grazie alle contaminazioni derivanti da mostre e iniziative culturali. Siamo molto soddisfatti – ha continuato Giorgio Rossi – anche se restano ancora alcuni investimenti da completare, ma il risultato raggiunto rappresenta senza dubbio un grande traguardo”.

“Il tempo potrà passare, ma il vostro dono sarà eterno, e questo rappresenta un onore sia per noi che per voi”, ha concluso Giorgio Rossi..

Il responsabile di P.O. dei Musei artistici, Francesco Fait Fait ha sottolineato la complessità di un progetto impegnativo ma molto soddisfacente.

“L’accordo è stato concluso positivamente, nel rispetto di tempi e scadenze. Anche l’allestimento, realizzato con il supporto dell’architetto Pitacco, ha pienamente convinto, risultando raffinato e adeguato ai beni culturali esposti. Le vetrine commissionate si sono rivelate perfettamente idonee ad accogliere opere di tale importanza”.

La conservatrice Michela Messina ha confermato il grande successo delle visite guidate, con costante tutto esaurito. Recentemente il Museo Sartorio ha accolto una delegazione di direttori di musei toscani e il curatore del museo di Filadelfia, tutti profondamente colpiti dalla collezione Lokar.

Unica in Italia, la collezione si distingue per omogeneità: comprende 550 oggetti (servizi, piatti, caffettiere, teiere, tazze con piattino, sculture) perlopiù del primo Settecento, che Giovanni Lokar ha raccolto in 60 anni di acquisti sul mercato dell’arte italiano ed europeo, sospinto da una passione collezionistica sorretta da ineguagliabili gusto ed acume nella scelta.

Le opere consentono di ripercorrere la storia della porcellana europea a partire dal suo avvio nel 1709 in Germania, a Meissen, dove dopo anni di esperimenti fu scoperto che imprescindibile componente di questo materiale è il caolino, un’argilla bianca e di approfondirne la produzione in particolare lungo tutto il XVIII secolo, spingendosi anche nella prima metà del secolo seguente.

La collezione documenta in maniera particolarmente copiosa le manifatture venete: dalla pionieristica manifattura veneziana Vezzi, la prima aperta in Italia, a Hewelcke, Cozzi, Antonibon, delle quali vi sono oggetti assai rari che nulla hanno da invidiare a importanti musei italiani e stranieri; ma anche la prima produzione di Meissen; quella viennese di Du Paquier; le numerose manifatture italiane: tra tutte, Ginori a Doccia e Capodimonte a Napoli.

Trieste aveva già avuto modo di entrare in contatto la collezione grazie alle due mostre “Porcellane europee di una collezione triestina”, tenutasi a Palazzo Costanzi nel 2002, e “Fragili tesori. Le porcellane italiane della collezione Lokar tra l’Oriente e l’Europa”, tenutasi al Civico Museo d’Arte Orientale tra il 2013 e il 2014.

Nel 2021 Giovanni Lokar inoltre si è fatto parte attiva nel far giungere alle collezioni del Civico Museo Sartorio una rarissima tazza di epoca Biedermeier con la veduta di Piazza Grande a Trieste, in porcellana dipinta e dorata, realizzata nel 1827 nella Manifattura Imperiale di Vienna.

Adesso il donatore Giovanni Lokar ha inteso contribuire all’arricchimento del patrimonio culturale e museale municipale scongiurando la dispersione delle opere, consapevole che il mantenimento dell’unitarietà della collezione e la sua acquisizione da parte di un soggetto istituzionale comportano un arricchimento sia per i cittadini di Trieste sia per i sempre più numerosi turisti.

La collezione Lokar ora è esposta in modo permanente al Civico Museo Sartorio (largo Papa Giovanni XXIII 1), e può essere ammirata dal pubblico in due sale del Museo appositamente riallestite per ricreare un’atmosfera al contempo moderna e rievocativa dell’epoca d’oro della Porcellana all’interno di una casa-museo altoborghese dell’Ottocento, i cui antichi proprietari a loro volta avevano raccolto oggetti in porcellana.

Questo accrescimento pone il Civico Museo Sartorio al livello delle collezioni ceramiche dei più prestigiosi italiani ed europei, come il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, il British Museum e il Victoria & Albert Museum di Londra.

Giovanni Lokar perpetua così la tradizione dei grandi mecenati triestini, già rinverdita nel 2024 con la donazione, effettuata al Museo Revoltella dai coniugi Luciani, di una copiosa collezione di dipinti triestini dell’800 e del ‘900.