Il Museo Bagatti Valsecchi continua nella sua attività di produzione teatrale che nel corso delle ultime tre edizioni di Stasera al Museo ha presentato con successo ben quattro spettacoli originali scritti, prodotti e realizzati per essere messi in scena nelle sale del Museo. Nel 2026 sono in cartellone due nuove rappresentazioni e la prima sarà Persempremai in programma per il prossimo 13 maggio 2026. È interpretata da Nika Perrone che cura anche la drammaturgia insieme a Michele Di Mauro. La regia è firmata dallo stesso Michele Di Mauro, il suono da Riccardo Alemanni e i costumi da Agostina Imperi.

L’intera programmazione 2026 del Museo Bagatti Valsecchi tra ispirazione dalla mostra ora in corso fino al 2 agosto Depero Space to Space. La Creazione della Memoria, a cura di Nicoletta Boschiero e Antonio D’Amico. Non a caso la quinta edizione di Stasera al Museo è intitolata “Lasciami mezz’ora per vedere”, un’espressione usata dallo stesso Fortunato Depero negli anni Quaranta del Novecento, che invita il pubblico a concedersi il tempo necessario per osservare, comprendere la realtà e lasciarsi sorprendere dall’arte.

Lo stesso motto deperiano “Lasciami mezz’ora per vedere” è stato l’input iniziale da cui è scaturito discorso creativo alla base lo spettacolo Persempremai, un monologo a struttura complessa, costruito entro un preciso perimetro temporale in cui il tempo diventa origine e destinazione del discorso scenico. Il testo sviluppa una riflessione articolata su azione, comprensione, sofferenza, desiderio e memoria, fino a interrogare il concetto stesso di “vedere” e la prospettiva soggettiva che esso implica. La “mezz’ora” evocata diventa così un’unità minima e insieme assoluta, uno spazio di sospensione in cui l’individuo è chiamato a scegliere, esporsi o sottrarsi. In questo intervallo, la protagonista attraversa temi fondamentali quali identità, fede, desiderio e memoria, intesi come dimensioni fluide e in continua trasformazione. La parola scenica assume il ruolo di spazio di conflitto e di stratificazione, in cui si intrecciano immaginari culturali, esperienze individuali e narrazioni collettive. Il linguaggio si muove liberamente tra registri differenti, dal quotidiano all’assurdo, dal lirico al comico, dal sacro al profano, costruendo una scrittura porosa e inclusiva, capace di accogliere riferimenti colti e popolari. L’interprete funge da soggetto di transito e di traduzione, è una donna che attraversa epoche, miti e memorie. È Orfeo e Euridice, Maria e la Maddalena, Teresa d’Avila e Frida Kahlo, Amy Winehouse e la Signora delle Camelie: un coro di “She” che chiede di vedere e farsi vedere.

L’opera si propone dunque come una riflessione laica sul rapporto tra dimensione quotidiana e trascendenza, invitando lo spettatore a sospendere il flusso continuo dell’esperienza per sostare in una condizione di consapevolezza. Al centro della proposta emerge un’esortazione essenziale: riconoscere il tempo, abitarlo e governarlo, prima che esso si esaurisca o prevalga sull’individuo.

La serata si apre con un momento di conviviale accoglienza: gli ospiti sono invitati a condividere un aperitivo offerto da Altemasi Trentodoc, Amaro Alpino e Valverde, prima di lasciarsi trasportare dallo spettacolo.