Il rettore Montanari ha auspicato «il coinvolgimento di tutti gli atenei nella costruzione di una rete nazionale capace di integrare formazione, ricerca, innovazione e organizzazione sanitaria»

Il rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari, ha auspicato «il coinvolgimento attivo di tutti gli atenei italiani nella costruzione di una rete accademica nazionale capace di integrare formazione, ricerca, innovazione e organizzazione sanitaria». Montanari è intervenuto oggi a Roma alla Conferenza dei rettori della università italiane (Crui), su invito della presidente, Laura Ramacciotti, per presentare il progetto nazionale per l’Umanizzazione delle cure e il benessere organizzativo promosso dall’Ateneo friulano. Un modello culturale, formativo e organizzativo per la sanità del futuro che è stato illustrato dall’ideatore e coordinatore, Massimo Robiony. Il progetto, sostenuto dal Ministero della Salute e dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), ha portato alla nascita, sempre all’Università di Udine, del primo master italiano di secondo livello dedicato esclusivamente a questi temi.

Alla Crui c’è stato anche il passaggio di testimone tra l’Ateneo friulano, sede nel 2024 dei primi “Stati generali itineranti per l’umanizzazione delle cure e il benessere organizzativo” e della nascita della “Carta di Udine”, e l’Università di Ferrara, che li ospiterà il 18 e 19 dicembre.

Per il professor Robiony «l’obiettivo condiviso è ora quello di trasformare la Carta di Udine nel futuro Libro Bianco delle università italiane sull’Umanizzazione delle cure e sviluppare percorsi interateneo di alta formazione capaci di preparare i professionisti e i manager della sanità del domani».

Il delegato dell’Università di Ferrara, che ospiterà i prossimi Stati generali, professor Luigi Grassi, ha sottolineato come «la formazione alla umanizzazione delle cure è una priorità imprescindibile poiché imparare praticamente a come porre al centro la relazione terapeutica tra professionista sanitario e persona ammalata è l’unico strumento, in un’epoca di tecnologia imperante, per mantenere lo sguardo ai bisogni psicologici, sociali e spirituali della persona».

Il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi, ha inoltre sottolineato il valore strategico dell’umanizzazione nella formazione medica e nella crescita delle future classi dirigenti sanitarie. Mentre il rettore dell’Università di Bergamo, Sergio Cavalieri, ha evidenziato il rapporto sempre più centrale tra umanizzazione e tecnologie, ribadendo come l’innovazione debba rafforzare, e non sostituire, la centralità della persona.