CON IL TITOLO “IL CAFFÈ? …ITALIANO!” UNA PRESTIGIOSA ESPOSIZIONE AL MUSEO DI STORIA NATURALE DELLA CAPITALE SLOVACCA, DEDICATA ALLA TRADIZIONE E ALLA CULTURA DEL CAFFÈ IN ITALIA. DAL 9 GIUGNO AL 18 OTTOBRE
Su iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava, sotto l’egida dell’Ambasciata d’Italia, s’inaugura martedì sera, 9 giugno, nella sede del Museo di Storia Naturale (Prírodovedné múzeum) della capitale slovacca, nella Città Vecchia, sulla riva del Danubio (via Vajanského nábrežie 2), l’esposizione “Il Caffè? …Italiano!”, tuttadedicata alla storia e tradizione peculiare del caffè nel nostro Paese, nei suoi vari aspetti socio-economici, industriali e culturali. Dopo la “vernice” di martedì la mostra, che si inserisce tra gli eventi di “Dolce Vitaj” 2026, festival estivo organizzato ogni anno dai principali soggetti del “Sistema Italia” (l’Ambasciata, l’Istituto Italiano di Cultura, la Camera di Commercio Italo-Slovacca e aziende italiane operanti in questo Paese, cfr. www.dolcevitaj.eu), sarà aperta al pubblico dal 10 giugno fino al 18 ottobre.

Trieste è protagonista primaria dell’iniziativa. Non solo per la secolare tradizione dei suoi traffici commerciali e dei suoi caffè storici, ma soprattutto per l’incarico organizzativo della mostra che l’Istituto ha affidato all’Associazione Museo del Caffè di Trieste (AMDC), così riconoscendone l’autorevolezza rappresentativa, scientifica e operativa. Un ruolo che si è via via affermato grazie all’impegno dei suoi associati e alle diverse iniziative multimediali espresse negli ultimi tempi, in particolare nell’ambito del progetto “Il Caffè, una storia di successo nella cultura regionale ed europea”, sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia e da contributi di Fondazioni Casali, Banca 360 FVG e vari sponsor. Un buon viatico è stato pure costituito dal successo della mostra “Piccolo viaggio nel mondo del caffè” curata lo scorso anno per AMDC da Nicoletta Casagrande allaBiblioteca “Srečko Vilhar” di Capodistria.
Il percorso espositivo nel Museo di Storia Naturale (che è parte integrante del “capofila” Museo Nazionale Slovacco – Slovenské národné múzeum) è stato progettato e curato nei dettagli dal referente scientifico dell’associazione triestina Marino Petracco, ingegnere chimico, per oltre un trentennio ricercatore presso la Illycaffè nonché appassionato comunicatore e divulgatore, autore di numerosi studi e pubblicazioni specialistiche. Esso enfatizza con una decina di pannelli illustrativi di grande formato, campionature e didascalie plurilingui, le tappe salienti dell’innovazione produttiva italiana nel campo delle macchine da caffè di uso professionale e familiare, dalla caffettiera “napoletana” alla Moka, al caffè espresso ad altissima pressione, oltre ad aspetti del costume e del design. Un “viaggio” da Trieste (con il suo storico ruolo emporiale) a Napoli, con una sorpresa finale: oggi, anche in Sicilia, “complice” il cambiamento climatico, si coltiva il caffè! Tra le “presenze” in mostra, da menzionare i preziosi apporti conferiti dalla Collezione aziendale de La San Marco, di Gradisca d’Isonzo (GO), nota produttrice di macchine professionali per caffè, nonché i rari e curiosi reperti dell’appassionato collezionista di antiche caffettiere Lucio Del Piccolo di Ruda (UD).

Un ruolo specifico nei contatti con la Direzione del Museo slovacco è stato invece svolto dal vice presidente di AMDC Doriano Simonato che, operando dalla sua sede di lavoro abituale a Zurigo, ha testimoniato alle nostre autorità diplomatiche l’approccio internazionale del sodalizio triestino, che si esprime in azioni di divulgazione culturale innovativa, rivolta soprattutto ai giovani, e che punta a creare un ampio Museo del Caffè in sede permanente nel polo multisettoriale di “Porto Vivo” (l’ex Porto Vecchio di Trieste). In tal senso, anche a Bratislava sarà proiettato il filmato propedeutico “Trieste, città del Caffè”, prodotto lo scorso anno dalla stessa AMDC. E sarà anche preannunciato il 1° Simposio internazionale dei musei del caffè, in programma il prossimo 22 ottobre nella nostra città, nel contesto di TriestespressoExpo 2026.
Alla cerimonia inaugurale è prevista la partecipazione delle autorità politiche e scientifiche locali e dell’Ambasciatore d’Italia Gianclemente De Felice, nonché per l’Associazione Museo del Caffè, oltre al curatore della mostra Marino Petracco,del presidente Gianni Pistrini con il “vice” Simonato, della componente del direttivo Nicoletta Casagrande e dell’esperto progettuale e socio onorario AMDC Franco Rota.

Da rilevare infine che negli scambi informativi propedeutici col Console onorario della Slovacchia a Trieste Davide Farina è stato pure ricordato il ruolo di Capitale Europea della Culturaassegnato per il 2026 alla città di Trenčín (l’antica Laugaricio romana, 179 d.C.), situata a un centinaio di chilometri dalla capitale. E ciò anche nella prospettiva di ulteriori futuri sviluppi in direzione di questo Paese della Mitteleuropa.
Breve descrizione del materiale esposto
L’esibizione di parecchi oggetti illustra ciascun argomento. Tra questi si potranno ammirare:
reperti storici, delicati e preziosi, da far osservare protetti da teche sigillate
apparecchi autentici, completi e smontabili, che possono essere manipolati dai visitatori per coglierne l’intima essenza
oggetti peculiari e strani, sempre pertinenti alla funzione studiata, ma ideati da artisti,architetti, designer, con fatture improbabili ma attraenti: testimoni dell’arte del design che è fiorita nell’Italia del dopoguerra
fotografie e disegni a grande formato, inerenti agli argomenti trattati
pannelli illustrativi, completi di descrizioni in inglese ed in slovacco.
La maggior parte dei reperti proviene dalla sterminata collezione di un appassionato raccoglitore di testimonianze dell’affascinante mondo del caffè: Lucio Del Piccolo.
Due macchine espresso professionali, di diversissima età e concezione, provengono dal museo aziendale della ditta La San Marco. La più antica è una macchina “a colonna” degli anni 30, che si limitava a riscaldare l’acqua a pressione atmosferica per farla poi percolare attraverso la polvere di caffè macinato e produrre estemporaneamente una tazzina in meno di un minuto (da cui l’attributo “espresso”). Incarna il patrimonio, l’artigianalità e l’identità storica dell’azienda.
L’altra è una macchina ultramoderna che unisce tradizione, innovazione e design esclusivo in un prodotto di raffinata tecnologia idraulica, assistita da un sistema computerizzato che permette il pieno controllo da parte del barista sui numerosi parametri dell’estrazione.
Una gigantografia ed un video sottotitolato portano il visitatore ad immedesimarsi nella piantagione siciliana nei pressi di Palermo, dove l’entusiasmo della famiglia Morettino ha dato vita alla più settentrionale coltivazione di caffè del mondo. Settecento alberi di Coffea arabica prosperano e fruttificano, dando un caffè che alla degustazione professionale viene definito di altissima qualità.
Presso l’uscita, un piccolo sesto corner presenta la visione e gli scopi dell’associazione aMDC che cura la mostra, condensati in un video sulla storia del caffè a Trieste e sugli sviluppi industriali che questa derrata ha portato come positiva conseguenza economica, tanto da far guadagnare alla città la nomea di “capitale del caffè”.