Mercoledì 16 giugno “Il restauro della mummia di Pa-sen-en-hor”. Le conferenze si terranno a cadenza mensile fino alla fine della mostra.

Si terrà mercoledì 16 giugno a partire dalle ore 17 nella Sala del Trono del Castello di Miramare la seconda conferenza del ciclo di incontri organizzati per approfondire alcuni temi legati alla mostra allestita alle Scuderie.

L’incontro avrà per titolo “Il restauro della mummia di Pa-sen-en-hor” e per protagoniste Cinzia Oliva, restauratrice della mummia in mostra e Costanza Brancolini, conservatrice del Museo Winckelmann.

La mummia è uno dei reperti più rilevanti della mostra, concesso in prestito nell’ambito dell’accordo di collaborazione sottoscritto tra il Museo storico e il Comune di Trieste, e che la mummia per l’occasione è stata oggetto di un accurato intervento di ripulitura e restauro, insieme alla mummia di gatto.

La partecipazione alle conferenze è gratuita. I posti sono limitati ed è richiesta la prenotazione tramite la mail [email protected]. La prenotazione s’intende valida a ricevimento di una mail di conferma.

LA MUMMIA PA-SEN-EN-HOR

I colori della mummia Pa-sen-en-hor con il suo involucro di cartonnage hanno mantenuto nei secoli una freschezza straordinaria.

I testi geroglifici testimoniano che il sarcofago appartenne all’incensatore del tempio di Amon Pa-sen-en-hor. La mummia che vi era contenuta è ancora intatta e solo le radiografie hanno dimostrato che si tratta del corpo di un uomo di 30-40 anni, quasi certamente il sacerdote ricordato dal sarcofago. Sul petto ha una placchetta e uno scarabeo in materiale simile alla ceramica. L’imbalsamazione fu eseguita in maniera poco curata, probabilmente perché la sua carica non era tra le più importanti, nel tempio. Grazie alle radiografie e alla TAC, si è potuto capire che la sua dieta comprendeva una certa quantità di cibi dolci: ha infatti una grossa carie ed un ascesso. É nota anche la causa della morte: il sacerdote aveva preso un parassita che si trasmette agli esseri umani mangiando carne di maiale (o di animali selvatici) mal cotta, la Trichinella spiralis, che aveva depositato le sue larve nei muscoli, nel cervello, nei polmoni e nel cuore, causando così uno scompenso cardiaco fatale.

La mummia del sacerdote era ricoperta dall’involucro in cartonnage, dipinto e a forma antropoide (di cui rimane parte del fondo sotto la mummia, mentre la parte superiore è esposta separatamente). Il tutto era stato poi sistemato nel sarcofago antropoide in legno parzialmente stuccato e dipinto.

L’area di provenienza è probabilmente la zona di Tebe, data l’appartenenza del defunto al personale del tempio di Amon. Il sarcofago, il cartonnage e la mummia pervennero al Museo Civico di Storia Naturale (allora denominato Civico Museo Zoologico “Ferdinando Massimiliano”) il 25 aprile 1867, come dono dei fratelli Ciriaco ed Anastasio Vardacca e di Stamati Zizinia, commercianti greci residenti a Trieste.

Il coperchio antropoide presenta un volto dai tratti ben modellati, circondato da una parrucca a fasce longitudinali, che ricade con due bande sul petto. Il petto è ricoperto dal ricco collare usekh e da cinque registri con scene e testi.

LA MOSTRA

Sono passati 143 anni da quando la collezione egizia di Massimiliano d’Asburgo fu trasferita a Vienna, dove venne esposta nella Collezione egizio-orientale del Kunsthistorisches Museum nel 1891. Proprio grazie alla prestigiosa collaborazione tra il Museo viennese e il Museo storico di Miramare, una parte importante della collezione egizia di Massimiliano torna a Trieste, dal 2 aprile al 1° novembre 2026. La mostra Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna, realizzata in collaborazione con il Comune di Trieste e PromoTurismoFVG e prodotta con CoopCulture e MondoMostre, si è avvalsa inoltre del contributo scientifico del Museo Egizio.

Per l’esposizione di Miramare, i curatori Massimo Osanna, Direttore generale Musei del Ministero della cultura, Christian Greco, direttore del Museo Egizio, Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del KHM e Michaela Hüttner, curatrice della Collezione egizio-orientale del KHM, hanno selezionato una serie di opere provenienti dalle raccolte costituite da Massimiliano d’Asburgo in diverse fasi della sua vita. Si tratta di reperti oggi appartenenti alla Collezione
egizio-orientale del Kunsthistorisches Museum, dove confluirono in seguito all’ingresso di Miramare nella rete delle residenze imperiali austriache amministrate direttamente da Vienna.

Il percorso espositivo racconta la storia della collezione in relazione al suo contesto, le scelte e gli interessi di Massimiliano come collezionista di antichità e offre lo spunto per riflettere sul concetto di museo di antichità nell’Ottocento: da luogo privato di godimento estetico e di collezionismo, riservato a una ristretta élite, esso assume progressivamente il valore di testimonianza storica, destinata allo studio, alla conservazione e alla fruizione collettiva. Oltre ai prestiti viennesi e ad alcune opere della collezione di Miramare, sono esposti reperti provenienti dal Civico Museo d’Antichità J. J. Winckelmann di Trieste, che testimoniano come la passione per l’egittologia di Massimiliano riflettesse un gusto diffuso nel panorama del vivace collezionismo ottocentesco triestino.

La genesi della collezione illustra il duraturo interesse dell’Arciduca per le antichità egizie e il suo stretto intreccio con la vicenda personale. Nei primi anni Cinquanta dell’Ottocento egli acquistò in blocco un primo nucleo di reperti da Anton von Laurin, già console generale ad Alessandria d’Egitto; la raccolta si ampliò poi negli anni successivi attraverso missioni diplomatiche e vere e proprie campagne di acquisto.

Nelle intenzioni dell’Arciduca, la collezione che andava costituendo non doveva essere soltanto uno strumento di accrescimento del proprio patrimonio e prestigio personale, ma anche un mezzo a sostegno della ricerca storica e filologica sulla civiltà egizia. Per questo motivo Massimiliano incaricò l’egittologo S.L. Reinisch di studiare la raccolta e di redigere un catalogo ragionato. Successivamente, una volta divenuto imperatore del Messico, affidò allo stesso Reinisch una vasta campagna di acquisti in Egitto (1865–1866), con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la collezione e destinarla al Museo Nacional del Messico, progetto che tuttavia non si realizzò. Massimiliano morì infatti alla soglia dei 35 anni, giustiziato dai repubblicani in un Messico sconvolto dalla guerra civile.