Ha segnato un momento emozionante, salutato da una “standing ovation” del pubblico, il debutto nel carcere di Gorizia del dittico operistico “Il Prigioniero / Il Sigillo” presentato dal Piccolo Opera Festival.
È andato in scena sabato 27 giugno nella Casa Circondariale del capoluogo isontino uno spettacolo che intorno al tema della 19.a edizione del Festival, la “Libertà”, ha saputo parlare anche di dignità, riscatto e senso vero di comunità, come hanno sottolineato la direttrice del carcere Caterina Leva e il direttore artistico del Festival Gabriele Ribis. Un’esperienza forte e umanamente ricca, che ha messo l’inclusione al primo posto, lasciando parlare solo la musica e l’arte.
Con la regia di Davide Garattini Raimondi e la direzione musicale di Mario Ruffini, sono stati eseguiti “Il Prigioniero” del compositore istriano Luigi Dallapiccola e “Il Sigillo”, nuova partitura di Maurizio Agostini su libretto di Maria Carla Curia, in prima esecuzione assoluta. Una produzione che ha inteso gettare un ponte fra le persecuzioni della Seconda guerra mondiale e la sensibilità contemporanea di un’umanità tuttora dolente, aggrappata alle parole “libertà”, “speranza” e “fratello”, che riecheggiano nelle partiture di entrambi i compositori.
Nel progetto dedicato al carcere, supportato dai referenti dei percorsi educativi della struttura e dall’Associazione Fierascena APS, sono stati coinvolti anche alcuni dei detenuti, che si sono messi in gioco come parte del cast artistico, interpretando un breve testo in prosa dal titolo “Il Campanello”, scritto dal regista Garattini, come “prologo” all’opera di Agostini.
Applauditissimi tutti gli interpreti in scena: dall’intensità del tenore Federico Lepre, il tormentato parroco unico protagonista de “Il Sigillo”, alla forza drammatica del cast dell’opera di Dallapiccola, con Tamon Inoue, nei panni del Prigioniero, Arlene Miatto Albeldas (la madre), Enrico Basso (Il carceriere/Il grande Inquisitore), ancora Federico Lepre (Primo sacerdote) e Stefan Petković (Secondo sacerdote). Di particolare impatto emotivo la regia, che ha completato il pathos in scena con l’intervento di un gruppo di figure mute eppure molto eloquenti, impersonate da Oriana Galluzzo, Sandro Zampa, Letizia Candotto, Viola Marega, Sergey Egorov, Mariia Kozlova.
Impeccabile l’esecuzione delle due partiture, con i musicisti Riccardo Burato al pianoforte, Elisabeth Zawadke all’organo e Pierluigi Corvaglia alle percussioni, insieme al Coro del Teatro Nazionale Croato Ivan pl. Zajc di Rijeka/Fiume.
Il dittico replicherà alla Risiera di San Sabba a Trieste lunedì 29 giugno, in co-organizzazione con il Comune di Trieste, proseguendo nelle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Luigi Dallapiccola, in collaborazione con l’Accademia Musicale Chigiana e il Centro Studi Dallapiccola.
Info: www.piccolofestival.org