Il risultato è il secondo migliore dal 2018.
In media ogni 21 ore una petroliera attracca al Terminale Marino di Trieste: scarica il greggio che da qui, attraverso l’oleodotto TAL, raggiunge le raffinerie di Austria, Germania e Repubblica Ceca. È un flusso che nei primi sei mesi del 2026 è cresciuto, nonostante le tensioni internazionali attorno allo Stretto di Hormuz: al 30 giugno il terminale ha registrato 20,24 milioni di tonnellate di greggio sbarcate, il 5,75% in più rispetto allo stesso periodo del 2025 e il secondo miglior dato di sempre dal 2018. Le navi approdate sono state 208, contro le 198 dei primi sei mesi dello scorso anno.
«Un risultato che conferma il ruolo di Trieste come punto di accesso strategico per l’approvvigionamento di materie prime del centro Europa», commenta Alessandro Gorla, Amministratore Delegato di SIOT. «Ci arriviamo anche grazie al potenziamento della capacità dell’oleodotto completato con il progetto TAL Plus, che ha rafforzato la nostra capacità di trasporto verso la Repubblica Ceca riducendone la dipendenza da altre fonti di approvvigionamento. Non è solo un dato di volume: è la dimostrazione che un’infrastruttura pensata per adattarsi resta affidabile anche quando lo scenario internazionale cambia rapidamente».
A garantire questa tenuta è la capacità del sistema di gestire greggi con caratteristiche molto diverse tra loro: dall’avvio delle attività TAL ha movimentato complessivamente 272 qualità di petrolio greggio, calibrando ogni volta approvvigionamento, programmazione e trasporto sulle esigenze specifiche delle raffinerie collegate.
Un margine di flessibilità che si riflette anche nella provenienza del greggio movimentato nel 2026, articolata su 18 Paesi diversi, tra cui spiccano Kazakistan (32,2%), Libia (19,6%) e Azerbaijan (11,8%), seguiti da un gruppo consistente di Paesi africani, mediorientali e nordamericani – che compongono nel complesso un mix di approvvigionamento ampio e diversificato.