Un racconto che, calza dirlo, s’inerpica su un sentiero secolare di devozione mariana fra i più antichi della nostra regione.
Questo il filo conduttore della mostra “Monte Lussari: tracce di un cammino” ed ospitata dal 1° al 31 agosto, nella splendida cornice del seicentesco Palazzo Veneziano di Malborghetto.
La manifestazione è frutto di decenni di paziente ricerca dello studioso e ricercatore di Cave del Predil, Leopoldo Komac, che ha attinto dalla sua immensa collezione privata, un centinaio di pezzi per metterli a disposizione dei tanti visitatori presenti d’estate nelle località della Valcanale.
La rassegna è stata organizzata con il supporto della Združenje-Associazione Don Mario Cernet, il patrocinio della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, dei Comuni di Malborghetto-Valbruna e Tarvisio e della Comunità Montana Canal del Ferro e Valcanale e grazie anche alla collaborazione del Kanaltaler Kulturverein e di alcune altre realtà del territorio.


La mostra offrirà dunque un repertorio, eterogeneo, prezioso in quanto costituito da pezzi spesso unici, di una devozione, quella per la Madonna di Lussari, la cui effigie richiama peraltro a gran voce l’iconografia ortodossa dell’Est Europa, le cui radici affondano nel lontano 1360. La tradizione infatti narra che, in quell’anno, un pastore di Camporosso, trovò le sue pecore inginocchiate al cospetto di una statua della Vergine Maria. Portata a valle dal parroco del paese, il manufatto venne però nuovamente ed inspiegabilmente rinvenuto alcuni giorni dopo nel medesimo luogo. Un fatto che indusse il Patriarca di Aquileia del tempo, ad ordinare pertanto la costruzione di una Cappella sulla cima del Monte Lussari, destinata però, nei secoli a seguire, a divenire una chiesa per accogliere i pellegrini sempre più numerosi. Alla fine degli Anni Trenta, tra l’altro, i vescovi con giurisdizione sulle tre regioni confinanti di Italia, allora Jugoslavia ed Austria, istituirono il Pellegrinaggio dei Tre Popoli. Un percorso, quello che si snoda da Camporosso alla cima del Lussari, peraltro, tappa ultima del “Cammino Celeste” del FVG che parte da Aquileia, frequentato a tutt’oggi, anche grazie alla presenza della telecabina, da decine di migliaia di fedeli in ogni stagione dell’anno e che consente loro, oltre che di raccogliersi in preghiera e di ammirare le pregevoli opere del pittore Tone Kralj ospitate dal Santuario, di affacciarsi su un panorama di rara bellezza.
Tornano quindi alla mostra, all’occhio dello storico, dell’appassionato o del semplice visitatore, si propongono circa un centinaio di oggetti che spaziano dalle cartoline, alle immagini sacre, a pubblicazioni di vario genere, in italiano e no, a molto altro ancora, a testimonianza di una fede e di una devozione che non hanno conosciuto confini o barriere linguistiche.
Va sottolineato come alcune proposte dell’esposizione, che, vedrà infatti ogni singolo pezzo corredato da informazioni esplicative trilingui (italiano, tedesco e sloveno), risalgono addirittura alla fine del 1700 mentre, altre, più recenti, sono state rinvenute sui campi di battaglia del fronte giulio della Grande Guerra.
Peraltro, osservando le immagini, si potranno notare non solo il mutare degli stili delle varie raffigurazioni, ma anche quello della fisionomia dello stesso borgo nel corso dei secoli.
Quanti vorranno visitare la mostra, che sarà accessibile dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00, potranno anche contare su visite guidate.
L’esposizione, peraltro, oltre a far conoscere tradizioni e trascorsi di una delle location più iconiche e celebrate del Friuli-Venezia Giulia e, probabilmente, dell’intero arco alpino, il Monte Lussari appunto, vuole però anche far riflettere su quel valore, sempre attuale ed irrinunciabile, della pacifica convivenza tra popoli che è peculiarità e sinonimo del Monte Santo di Lussari che neppure la ferocia della Prima Guerra Mondiale prima e la contrapposizione fra Est ed Ovest poi, sono riusciti a sradicare da questo minuscolo borgo delle Alpi Giulie.
