Presentati i primi risultati del progetto scientifico promosso dalla Società Lignano Pineta e dall’Università di Udine: oltre 7.000 alberi censiti, avviato il primo iter a livello nazionale di certificazione del verde urbano per una pineta costiera italiana e nuove prospettive per la salute, il benessere e lo sviluppo del territorio. Tra le prime ricadute operative è già prevista, nei mesi di ottobre e novembre, l’attivazione di un programma sperimentale di Forest Bathing e Forest Therapy, rivolto in particolare a persone fragili e con disabilità, con l’obiettivo di rendere la pineta sempre più accessibile, fruibile e valorizzata durante tutto l’anno.
11 ettari di pineta demaniale che immagazzinano mediamente circa 75 tonnellate di carbonio per ettaro e la prima procedura di certificazione del verde urbano applicata a una pineta costiera italiana. Sono i primi risultati del progetto di monitoraggio scientifico promosso dalla Società Lignano Pineta, presentati questa mattina al PalaPineta nell’ambito del convegno “La pineta di Lignano. Un’infrastruttura verde per il turismo esperienziale, la salute pubblica e la sostenibilità degli ecosistemi”, che ha riunito professionisti, ricercatori, aziende, enti e istituzioni per confrontarsi sul futuro della gestione sostenibile delle pinete costiere e sulle nuove prospettive offerte dal rapporto tra ambiente, salute e turismo.
Il progetto, sviluppato dalla Società Lignano Pineta insieme al Dipartimento di Scienze AgroAlimentari, Ambientali e Animali dell’Università degli Studi di Udine, punta a definire un approccio innovativo alla gestione della pineta, fondato sulla ricerca scientifica, sulla misurazione dei servizi ecosistemici e sulla certificazione del verde urbano. Un iter che renderà Lignano la prima e, ad oggi, unica pineta costiera italiana ad avviare questa certificazione.

Dalla visione alla gestione: il progetto scientifico
Ad aprire il focus è stata Ivana Bassi, coordinatrice del progetto, che ha ripercorso la nascita della collaborazione tra la Società Lignano Pineta e l’Università di Udine, dalla quale è nato un gruppo di lavoro multidisciplinare composto da Luca Iseppi, Andrea Tomao, Camilla Costa, Alessandro Braida, Alessandro Ricetto, Elisa Tomasinsig e Francesca Visintin, con l’obiettivo di coordinare le attività scientifiche e sviluppare gli strumenti necessari alla gestione sostenibile della pineta.
Il presidente della Società Lignano Pineta, Giorgio Ardito, ha ricordato come gli undici ettari di pineta, gestiti in concessione demaniale dalla società, siano stati valorizzati negli anni attraverso iniziative culturali, sportive e dedicate al benessere.
«Abbiamo sempre cercato di rendere questa pineta un luogo vissuto. Con questo progetto compiamo un salto di qualità: grazie al supporto dell’Università ogni scelta gestionale sarà fondata su basi scientifiche. Il nostro obiettivo è rendere questo luogo sempre più accessibile anche alle persone fragili e con disabilità.» In chiusura Giorgio Ardito ha espresso l’auspicio che il progetto possa diventare un modello replicabile anche in altre aree di Lignano, ampliando progressivamente la superficie monitorata e contribuendo alla realizzazione di una rete di pinete gestite secondo criteri di salvaguardia scientifici e sostenibili.
Luca Iseppi ha delineato la strategia del progetto, fondata su tre obiettivi: tutela ambientale, benessere delle persone e sostenibilità ecologica ed economica. Sulla procedura di certificazione è intervenuta Francesca Visintin di eFrame, che ha illustrato il valore innovativo dell’iniziativa. «La pineta non è semplicemente un insieme di alberi, ma un sistema vivente. La certificazione permette di misurarne lo stato di salute attraverso indicatori scientifici, verificando che la gestione rispetti criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.»
I primi risultati del monitoraggio sono stati presentati da Andrea Tomao, docente dell’Università di Udine. Grazie a rilievi effettuati con droni equipaggiati con sensori LiDAR è stato possibile realizzare una mappatura tridimensionale dell’intera pineta, censendo oltre 7.000 alberi, con una densità media di 680 alberi per ettaro, esemplari che raggiungono 20 metri di altezza e una capacità di immagazzinare mediamente circa 75 tonnellate di carbonio per ettaro. Il progetto comprende inoltre un sistema permanente di monitoraggio della crescita delle piante e del flusso della linfa grazie a sensori che permetteranno di valutare nel tempo lo stato di salute delle piante e la capacità di assorbimento del carbonio, ponendo le basi per nuove attività di ricerca e tesi di laurea.
La pineta: ambiente, salute e turismo
Alessandro Ricetto, agronomo, ed Eleonora Mariano, agronoma di PEFC Italia, hanno illustrato il valore della pineta costiera come ecosistema capace di generare benefici ambientali, climatici e sociali.
Ricetto ha ricordato come questo patrimonio forestale rappresenti uno degli elementi identitari del paesaggio di Lignano e un ecosistema dinamico che richiede una gestione attiva, fondata sulla conoscenza scientifica, sull’osservazione continua e sulla capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici. «La pineta è un ecosistema vivo che cambia continuamente. Per garantirne il futuro è necessario conoscerlo, monitorarlo e accompagnarne l’evoluzione attraverso una maggiore biodiversità, introducendo specie tipiche del territorio come il leccio e preservando il suolo e le sue funzioni ecologiche.»
Eleonora Mariano ha invece evidenziato il ruolo della certificazione forestale quale strumento di conoscenza, pianificazione e trasparenza, ricordando come questo ecosistema rappresenti un’infrastruttura naturale capace di mitigare le temperature, migliorare il comfort climatico e generare benefici ambientali, sanitari e sociali. «Decidere di intraprendere un percorso di certificazione significa conoscere il patrimonio, censirlo, pianificarne la gestione, monitorarne i risultati e condividerne con trasparenza il percorso. Investire nella gestione del verde significa investire nella qualità della vita delle comunità.»
La natura come infrastruttura per la salute
Dal valore ambientale della pineta il confronto si è quindi spostato sul suo ruolo nella promozione della salute. Francesco Meneguzzo, primo ricercatore del CNR – Istituto per la BioEconomia, ha illustrato il lavoro avviato a livello nazionale per integrare i boschi terapeutici nei programmi del Servizio Sanitario Nazionale, attraverso linee guida, registri dei siti e degli operatori e protocolli validati scientificamente. «La terapia forestale non è una semplice passeggiata nel bosco. È un intervento sanitario basato su evidenze scientifiche che, per essere realmente efficace, deve essere svolto in luoghi idonei, con operatori qualificati e all’interno di percorsi riconosciuti dal Servizio Sanitario.»
Le prospettive aperte dalla ricerca hanno trovato conferma nelle attività sviluppate in Friuli Venezia Giulia, illustrate da Camilla Costa, antropologa ambientale, e Bruna Scaggiante, professoressa associata di Biologia Molecolare dell’Università di Trieste e componente del Comitato Scientifico Nazionale della LILT. Costa ha presentato il progetto pilota rivolto ai pazienti oncologici, nato dalla collaborazione tra professionisti della salute, ricercatori e guide specializzate, mentre Scaggiante ha illustrato le evidenze scientifiche maturate negli ultimi vent’anni sugli effetti positivi dell’esposizione agli ambienti forestali nella prevenzione, nella riduzione dello stress e nel benessere psicofisico.
Dalle evidenze scientifiche il convegno è quindi passato alle applicazioni operative con gli interventi di Ivana Truccolo, presidente dell’Associazione ANGOLO OdV di Aviano, e di Desirée Gregori, specialista in Attività Motoria Adattata, che hanno raccontato il lavoro sviluppato accanto al CRO di Aviano, dove natura, attività fisica e assistenza sanitaria vengono integrate in programmi personalizzati rivolti ai pazienti oncologici.
A chiudere la prima sessione è stata Tatiana Dereani, operatrice di Forest Bathing, che ha evidenziato come la pineta rappresenti un elemento distintivo dell’offerta turistica di Lignano, capace di affiancare il mare e la spiaggia con proposte legate al benessere e al contatto con la natura. «La pineta rappresenta un valore aggiunto della vacanza. Non sostituisce il mare e la spiaggia, ma li completa, offrendo un’esperienza che rimane nella memoria delle persone e contribuisce a costruire l’identità stessa di Lignano.»
Foreste, turismo e salute: una strategia condivisa per il futuro della pineta
A chiudere il convegno rappresentanti del mondo forestale, turistico, sanitario e istituzionale, confermando come la valorizzazione della pineta richieda una visione condivisa, capace di integrare tutela ambientale, salute delle persone, sviluppo turistico e ricerca scientifica
Gianpaolo Bragagnini, del Servizio Foreste della Regione Friuli Venezia Giulia, ha illustrato il ruolo dell’amministrazione regionale nella gestione attiva del patrimonio forestale, evidenziando come prevenzione degli incendi, pianificazione selvicolturale e accessibilità rappresentino elementi essenziali per garantire la conservazione degli ecosistemi e una fruizione sicura e sostenibile delle aree boschive. «La foresta è un sistema complesso che richiede una gestione attiva e sostenibile. Tutelarla significa non solo conservarla, ma renderla fruibile in modo responsabile, conciliando sicurezza, biodiversità e qualità dell’esperienza delle persone.
Sul ruolo della natura nello sviluppo turistico è intervenuta Caterina Gasparini di PromoTurismoFVG, che ha evidenziato come la dimensione esperienziale sia fondamentale per vivere il contatto con la natura come fonte di benessere, all’interno di un sistema che comprende pineta, laguna e ambienti naturali, patrimonio strategico per intercettare la crescente domanda di turismo legato al benessere. Per trasformare questo potenziale in un vantaggio competitivo, ha sottolineato, sono indispensabili una progettazione condivisa, servizi strutturati e una comunicazione coordinata tra tutti gli attori del territorio..
Il tema della salute è stato ripreso da Paolo Pischiutti, medico di ISDE – Medici per l’Ambiente, che ha richiamato il crescente ruolo della natura nella medicina preventiva, sottolineando come, in prospettiva, anche la frequentazione consapevole degli ambienti naturali possa entrare a far parte di programmi personalizzati di prevenzione e promozione della salute, grazie alla collaborazione tra professionalità diverse. «La medicina del futuro dovrà essere sempre più orientata alla prevenzione. Per questo sarà fondamentale costruire percorsi multidisciplinari nei quali anche la natura possa diventare uno strumento di salute, all’interno di programmi personalizzati e scientificamente validati.»
A concludere i lavori è stato il consigliere regionale Alberto Budai, che ha ribadito il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia allo sviluppo di progetti capaci di mettere in relazione ambiente, salute, turismo e ricerca scientifica. Budai ha evidenziato come siano già coinvolte numerose direzioni regionali e come i dati raccolti possano costituire la base per definire un futuro quadro normativo dedicato, capace di valorizzare i benefici ambientali, sanitari ed economici generati dalla gestione sostenibile delle pinete. «Se la prevenzione attraverso la natura contribuisce a ridurre anche solo una parte delle patologie croniche, il beneficio sarà duplice: migliore qualità della vita e minori costi per il sistema sanitario. Ora serve arrivare a un quadro normativo condiviso.»