La città nel pieno della stagione turistica e una vita nuova da costruire: il racconto di una portalettere veneziana per scelta

«L’estate? Sicuramente qualche difficoltà in più c’è, soprattutto nei giorni di maggiore afflusso turistico. Ci sono calli strapiene e, appena dietro l’angolo, calli vuote. Per non parlare dei vaporetti», racconta sorridendo Eleonora Cannas, giovane portalettere originaria della provincia di Treviso ma veneziana “per passione e per scelta”. «Ma è anche bello vedere lo stupore dei visitatori: quelli che arrivano per la prima volta e si meravigliano di tutto, persino di vedere una postina. Venezia è così: una sorpresa continua. È anche per questo che ho scelto di venirci a vivere».

Il suo sogno, dice, era proprio quello di abitare in laguna: «Volevo venire a vivere a Venezia, era il mio desiderio e ci sono riuscita. Dopo la laurea in Antropologia a Bologna ho colto l’occasione e, nonostante le difficoltà, sono riuscita a trovare casa. Non è scontato».

Da un anno Eleonora consegna posta e pacchi in una delle zone più suggestive della città: «Il mio giro è vicino a casa: campo San Polo, San Tomà, la basilica dei Frari. Una zona bellissima, dove tutti sono davvero molto gentili».

La sua passione per Venezia affonda le radici anche nelle letture di quando era bambina: «Ho ancora in mente alcuni romanzi che mi avevano affascinata. Ora mi ritrovo, davvero, dentro quelle storie. Fare la portalettere significa avvicinarsi ai veneziani, entrare nelle loro case, vedere la città dal suo cuore. Non consegniamo solo lettere e pacchi: abbiamo anche un ruolo di cura e attenzione verso le persone. Con il tempo si crea un rapporto di fiducia. Mi è capitato di aiutare signore a portare la spesa o a salire le scale. Sono piccole cose, ma contano».

E poi ci sono i turisti, protagonisti della stagione estiva: «Molti mi fermano. Alcuni sono incuriositi dal mio lavoro e mi chiedono come funzioni il servizio postale in una città unica come Venezia. Altri mi indicano stupiti e iniziano a chiedermi chi sono e cosa sto facendo. Io spiego: sono una postina, vado a piedi con un carrello. Qui non si usa la bicicletta e nemmeno la barca, cammino per calli e ponti. Stentano a crederci».

Capita anche di fare un po’ da guida: «Arrivano ai piedi del ponte di Calatrava e chiedono: “È Rialto?”. Trattengo il sorriso, li rassicuro e li indirizzo. Venezia è così: un grande laboratorio dove i residenti si mescolano al mondo. E l’estate è uno dei momenti migliori per osservarne l’energia e la vitalità».