Un grande evento espositivo, capace di ridefinire i confini tra fotografia commerciale, linguaggi storici della Pop Art, erudizione visiva contemporanea. Al tempo stesso, l’omaggio all’intuizione pionieristica di Guido Cecere, un intellettuale visivo che ha saputo fondere il rigore geometrico della grande grafica editoriale all’immediatezza “democratica” dell’immaginario di massa: da venerdì 12 settembre e fino al 28 novembre 2026, la Galleria Sagittaria di Pordenone, sede espositiva di Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone, ospita Guido Cecere. Wunderkammer, la 517ª mostra promossa dal Centro Iniziative Culturali Pordenone. Curata a sei mani da Angelo Bertani, Walter Criscuoli e Fulvio Dell’Agnese, la mostra è realizzata in collaborazione con il Comune di Pordenone, ed è tra i progetti selezionati dal Comune di Pordenone nell’ambito dell’Avviso pubblico “Verso Pordenone 2027”, dedicato alle iniziative che contribuiscono a sviluppare i temi e le progettualità delineati nel dossier di candidatura di Pordenone a Capitale italiana della Cultura 2027. Sostengono l’iniziativa anche la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli e Unione Artigiani della provincia.

Il percorso espositivo si focalizza sulle originali modalità di costruzione dello scatto fotografico che valsero a Cecere anche il Premio per il miglior Calendario fotografico europeo, alla Fiera del Libro di Francoforte del 1994: ovvero, quell’attenta regia visiva simile a una camera delle meraviglie, la Wunderkammer appunto. Ma la personalità dell’artista è sempre strettamente connessa anche al suo inesauribile spirito di collezionista: e la mostra permette di apprezzare questa cifra identitaria, nella consapevolezza che la catalogica narrazione della realtà – orchestrata da miriadi di cartoline e materiali pubblicitari, insegne e pupazzi con fotocamera sul treppiede o a tracolla – abbia costantemente nutrito la creatività di Guido Cecere. A sette anni dalla scomparsa del Maestro, avvenuta nel 2019, la mostra scavalca la dimensione del mero “tributo”, per imporsi all’attenzione della critica e della stampa nazionale analizzando, per la prima volta in modo sistematico, il genio teorico e pratico dell’autore, titolare della cattedra di fotografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia, stimato docente a Urbino e Roma, capace di trasformare la fotografia promozionale e industriale in un sofisticato territorio di indagine filosofica, meta-iconografica e di pura sperimentazione formale.
Formatosi al celebre Corso Superiore di Arte Grafica di Urbino sotto la guida di giganti della comunicazione del Novecento come Albe Steiner e Michele Provinciali, e successivamente specializzatosi in fotografia creativa al London College of Printing con Jorge Lewinski, Guido Cecere ha attinto la lezione dirompente della Pop Art britannica direttamente sul campo, frequentando nei primi anni Settanta i mercati storici di Camden e Portobello. È in quell’humus culturale che l’autore ha compreso come l’oggetto di consumo e il frammento della civiltà industriale potessero farsi veicolo di una comunicazione universale e transgenerazionale. Il percorso espositivo della Galleria Sagittaria evidenzia come la sua intera produzione abbia sistematicamente e ironicamente scardinato la rigida distinzione accademica tra cultura elitaria e sottocultura pop.
Come sottolinea Fulvio Dell’Agnese, storico dell’arte e Presidente del Centro Iniziative Culturali Pordenone, Guido Cecere ha orchestrato un “sorridente catalogo del visibile”, una vera e propria archeologia narrativa in cui l’inquadratura non consuma né sciupa la realtà, ma la eleva a un grado superiore di meraviglia. Nei cassetti del suo studio e della sua abitazione, trasformata in una vera e propria camera delle meraviglie che dà il titolo alla mostra, Cecere ha accumulato e catalogato con amorevole precisione migliaia di cartoline analogiche, insegne d’epoca e giocattoli iconici a tema fotografico. Questa imponente collezione di modernariato pop, che spazia dalle preziose ceramiche di Limoges ai gadget degli ovetti Kinder, non costituiva un semplice accumulo collezionistico, bensì la linfa vitale e il repertorio iconografico da cui il fotografo attingeva per reinventare la sintassi delle immagini.
La sezione centrale della mostra documenta la straordinaria rivoluzione applicata da Cecere al mondo della committenza aziendale, con un focus approfondito sui celebri Calendari d’autore realizzati a partire dagli anni Ottanta, tra cui spicca lo storico, fecondo e quarantennale sodalizio con Ceramica Dolomite che gli valse il Premio per il miglior calendario fotografico europeo alla Fiera del Libro di Francoforte del 1994. Il critico d’arte Aldo Iori analizza «lo specifico modus imaginis codificato da Cecere per questi supporti di larga diffusione, trasformati da semplici oggetti promozionali in opere d’arte autonome attraverso una straordinaria intuizione tecnica e concettuale: la stampa in rapporto uno a uno. Sfidando la tradizionale e didascalica fotografia industriale del tempo, Cecere sceglieva di riprodurre gli elementi vegetali, le sezioni macroscopiche di frutti o gli oggetti di modernariato nelle loro esatte dimensioni reali, annullando ogni mediazione di scala e generando un potente effetto trompe l’oeil che instaurava un legame empatico e immediato con lo spettatore sulla parete di casa o dell’ufficio». Per ottenere questa assoluta precisione geometrica, l’autore utilizzava magistralmente il banco ottico operando complessi scatti zenitali: posizionava gli oggetti in orizzontale sul piano di lavoro e compieva poi un radicale ribaltamento prospettico nel momento in cui l’immagine veniva presentata in modo frontale e verticale sulla parete del calendario. Questi “Wunderquadrate” (quadrati delle meraviglie) si configurano come raffinati dispositivi spaziotemporali di straordinaria efficacia visuale, dove la rigorosa composizione geometrica e l’intenzionalità dell’inquadratura isolano la forma dal caos della società dei consumi, elevando il banale quotidiano a dignità artistica assoluta.
Il genio di Cecere risiede anche nella sua capacità di inserire complessi contenuti ontologici e riflessioni sulla temporalità sotto la superficie di immagini apparentemente leggere, solari e commerciali. Il co-curatore della mostra Angelo Bertani evidenzia come l’approccio scientifico di Cecere fosse profondamente influenzato dal metodo stratigrafico del nonno materno Michele Gervasio, celebre archeologo e storico direttore del Museo Archeologico di Bari. «Applicando l’archeologia al mondo moderno, Cecere ha saputo raccogliere i reperti visuali del territorio dei consumi, trasformando gli oggetti d’uso comune in “cose” cariche di echi emotivi e soggettivi, secondo la celebre teorizzazione filosofica di Remo Bodei. Nelle serie delle sovrimpressioni e nelle indagini visive dedicate alla costruzione mitologica del simulacro di Marilyn Monroe, Cecere esplora con lucidità la fragilità, l’ambiguità e la precarietà della bellezza massificata». Si tratta di una fotografia profondamente umanistica e legata al controllo fisico e intellettuale delle tecniche analogiche, che oggi si pone in aperta e lucida antitesi rispetto alle contemporanee derive algoritmiche della creatività generata dall’intelligenza artificiale. Come ricorda il giornalista e critico Michele Smargiassi, Guido Cecere concepiva l’arte principalmente come relazione e scambio tra esseri umani, rifiutando la noia accademica per abbracciare una storia della fotografia non convenzionale, “non vasariana”, intesa come una parata festosa ed entusiastica del saper vedere. Le sue composizioni erano sofisticate sfide all’entropia del mondo, esperimenti di arte combinatoria in cui ogni frammento trovava una propria nicchia spaziale armonica, ricordandoci che l’immagine è fatta della stessa materia dei giochi.
Ad arricchire la portata del progetto espositivo, il Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia (CRAF) di Spilimbergo, in stretta sinergia con il Centro Iniziative Culturali Pordenone, firma un cartellone di quattro eventi culturali ospiti della Sala Appi di Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone (alle ore 18). Il programma si aprirà venerdì 18 settembre nell’ambito del festival pordenonelegge, con un focus intitolato “Guido Cecere. Wunderkammer“, protagonista Michele Smargiassi. Gli approfondimenti critici proseguiranno nel mese di ottobre: giovedì 15, i curatori Angelo Bertani e Walter Criscuoli presenteranno l’intervento “Sulle tracce di Guido“, analizzando il legame tra l’oggetto ritrovato e il pensiero critico; giovedì 22 i grandi maestri della fotografia Elio Ciol e Stefano Ciol dialogheranno con Alvise Rampini nell’appuntamento “Firmato Ciol“, che connetterà la memoria degli scambi dei due fotografi con Cecere ai futuri progetti dei Ciol nel contesto di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027. infine, giovedì 29 ottobre, Leonardo Fabris condurrà l’incontro “Un giovane fotografo e l’importanza di un maestro“, incentrato sul fondamentale ruolo didattico svolto da Cecere nelle accademie italiane.
La mostra “Guido Cecere. Wunderkammer” resterà aperta al pubblico con ingresso libero dal lunedì al sabato, dalle ore 10:00 alle ore 19:00, offrendo ai media nazionali e al pubblico internazionale l’occasione irripetibile di riscoprire un pioniere assoluto della cultura visuale contemporanea.
INFO/PRESS:
Sede della mostra: Galleria Sagittaria, Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone, Via Concordia 7, Pordenone / www.centroculturapordenone.it / [email protected] / tel 04341751570
Periodo di apertura: 12 settembre – 28 novembre 2026
Orari di apertura: Da lunedì a sabato, ore 10:00 – 19:00 (Ingresso gratuito)