Alla serata inaugurale di Trieste Next, organizzata dall’Università di Trieste e finora annunciata attorno al keynote dell’archeoantropologo Lambros Malafouris, si aggiunge un secondo protagonista: Umberto Galimberti.
L’appuntamento è per venerdì 25 settembre, dalle 20:30 alle 22:30, al Teatro Verdi di Trieste, a ingresso libero su prenotazione (www.triestenext.it). La serata apre il festival della ricerca scientifica giunto alla sua quindicesima edizione, dedicato quest’anno al tema «La Forma del Pensiero: interazioni tra cervelli e intelligenze».
Si partirà con la keynote lecture di Malafouris, professore di Archeologia cognitiva e antropologica all’University of Oxford, introdotto e condotto da Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze de La Stampa. Malafouris propone di cercare l’origine della coscienza non dentro il cervello, ma nello spazio in cui corpo, ambiente e cultura materiale si intrecciano: un’idea che lo studioso chiama STRANGE, Situated TRANsactional GEnesis, e che applica anche alla domanda più urgente del presente, quali persone stiano facendo di noi gli algoritmi.
A seguire, l’intervento di Umberto Galimberti, filosofo, saggista e psicoanalista tra i più letti in Italia, dal titolo «Le disavventure della verità». Galimberti ripercorre una genealogia della verità che attraversa la storia del pensiero occidentale, dall’alétheia greca all’emet ebraico, da Platone alla scienza moderna, dalla fede cristiana alla tecnica contemporanea, fino a interrogarsi su ciò in cui la verità sembra essersi trasformata oggi: l’efficacia. Se la verità è solo ciò che funziona, si chiede, che spazio resta al pensiero critico, e chi decide cosa è vero? Un’indagine che tocca la crisi della democrazia, la retorica del populismo e il dominio dell’intelligenza artificiale, muovendo da una convinzione di fondo: rinunciare alla verità significa rinunciare all’umanità stessa.
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