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TULLIO CRALI FUTURISTA, FRA GORIZIA E MILANO: IL DG DELLA PINACOTECA DI BRERA ANGELO CRESPI NE PARLA CON MASSIMILIANO FINAZZER FLORY, UN DIALOGO ISPIRATO DALLA MOSTRA ALLESTITA A GORIZIA

Inserito da Paolo Bencich | Feb 18, 2025 | Cultura | 0 |

TULLIO CRALI FUTURISTA, FRA GORIZIA E MILANO: IL DG DELLA PINACOTECA DI BRERA ANGELO CRESPI NE PARLA CON MASSIMILIANO FINAZZER FLORY, UN DIALOGO ISPIRATO DALLA MOSTRA ALLESTITA A GORIZIA

L’icona del futurismo Tullio Crali connette ancora una volta Gorizia e Milano, città di riferimento nella sua vita e nella sua arte, e di quella “aeropittura” capace di combinare «velocità, meccanizzazione aerea e meccanica della guerra aerea». Domani, mercoledì 19 febbraio, nel cuore di Milano – la Libreria Bocca di Milano in Galleria Vittorio Emanuele II – appuntamento alle 18 nell’ambito del cartellone “Un viaggio da fare 2025” di scena fino a domenica. Un evento che si preannuncia imperdibile perché a conversare dell’opera di Tulio Crali saranno il Direttore Generale della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca Braidense Angelo Crespi, l’ideatore della “grande Brera” ampliata con gli spazi di Palazzo Citterio come valore aggiunto della collezione nel segno del Novecento, e lo scrittore e artista Massimiliano Finazzer Flory, curatore del cartellone “Un viaggio da fare 2025”, promosso dall’Assessorato alla Cultura della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e organizzato da Fondazione Pordenonelegge. Nel corso dell’incontro anche l’omaggio al Futurismo, con letture di poesie e brani a tema proposte da Massimiliano Finazzer Flory.

Tullio Crali non smette di far parlare di sé, dopo la grande mostra del 2024 allestita negli spazi di Santa Chiara a Gorizia, “Tullio Crali. Una vita per il Futurismo”, a cura di Marino De Grassi, preludio a GO! 2025 Capitale Europea della Cultura. Un allestimento che ha segnato il ritorno a casa dell’artista, classe 1910 scomparso a novant’anni nel 2000, all’età di 12 anni trasferitosi con la famiglia a Gorizia, dove iniziò a dar prova delle se capacità artistiche e alla fine degli anni Venti partecipò alla sua prima mostra. Nel 1941, in piena guerra, Tullio Crali fra Gorizia Trieste e Udine avviò le sue “serate futuriste”, eventi nei quali venivano messi in scena piccoli spettacoli e venivano declamati testi e manifesti. Dalla prima opera – un disegno intitolato La tempesta (unico firmato Balzo Fiamma) – a Danzatori spagnoli passando per Dedizione, la mostra ha abbracciato oli, disegni, nature morte, soffermandosi sulle radici profondamente goriziane dell’artista, ma anche sulle opere degli anni tra il 1919 e il 1929, quando nacque e si sviluppò il Futurismo Giuliano di artisti come Čargo, Carmelich, Černigoj, Claris, Cossar, Demanins, Dolfi, Farfa, Fattorello, Mix, Pilon, Pocarini, Sanzin, Spazzapan, Stepancic, Vucetich, Wulz. “Non ho mai riprovato un’emozione simile fino al giorno del mio matrimonio” ebbe a dire Tullio Crali ricordando la risposta di Marinetti a una sua lettera, nella quale il padre del Futurismo lo invitava a entrare nel movimento. Era il 1929 e da allora, fino alla morte, il movimento rappresentò per Crali anima, energia, idea e azione, un metodo e una missione da portare a termine senza limiti di tempo. Ma soprattutto Crali è noto per la sua “Aeropittura”, che non significa rappresentare il paesaggio dall’alto, ma è la sensazione che prova il pilota facendo manovre arditissime”. “Lassù tutto era meraviglioso – scriveva Tullio Crali – L’ondata del decollo, la voce prepotente dei motori, la sorpresa della sospensione a cento, cinquecento, mille metri sul mare…quando mi trovai a terra era come se m’avessero derubato”. L’artista aveva conosciuto l’ebrezza del viaggio tra cielo e terra nel 1928, appena diciottenne, e da allora non aveva più rinunciato ad altre imprese elettrizzanti.

Classe 1968, di Busto Arsizio, Angelo Crespi è alla guida della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca Braidense. Dal dicembre 2024 gli è stata affidata anche la gestione del Cenacolo di Leonardo, «in Italia il patrimonio dell’Unesco più conosciuto al mondo» e, sotto la sua direzione, dopo 52 anni di attesa si è avverato il sogno della Grande Brera. Il giorno di Sant’Ambrogio, infatti, è stato aperto al pubblico l’adiacente Palazzo Citterio, che ospita capolavori del Novecento, tra cui Boccioni e Picasso, e mostre di arte contemporanea. L’ampliamento ha previsto il restauro, l’adeguamento e l’allestimento di Palazzo Citterio, acquistato dallo Stato nel 1972 e che oggi – contando uno spazio espositivo di 6.500 mq distribuiti su tre livelli – diventa l’ala dedicata all’arte del Novecento della Pinacoteca.

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Paolo Bencich

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