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La Ferriera di Trieste, frammenti di una fine? di Enrico Conte: la mostra all’Antico Caffè San Marco

Inserito da Paolo Bencich | Apr 2, 2025 | Cultura | 0 |

La Ferriera di Trieste, frammenti di una fine? di Enrico Conte: la mostra all’Antico Caffè San Marco

Martedì 8 aprile 2025 Ore 18.00 all’Antico Caffè San Marco VERNISSAGE La Ferriera di Trieste, frammenti di una fine? di Enrico Conte

Intervengono
Francesco de Filippo Direttore Ansa FVG
Michele Babuder Assessore alla pianificazione urbana, Comune di Trieste,
Vittorio Torbianelli Commissario Autorità Portuale sistema Orientale,
Monica Mazzolini curatrice e critica fotografica

La mostra sarà visitabile sino all’11 maggio 2025

Il 9 aprile del 2020 viene spento, definitivamente, l’Altoforno della Ferriera di Servola. Sono passati cinque anni da quel momento e da una vicenda che va oltre la dimensione locale, perchè può leggersi come fatto simbolico, come allegoria, per la quale “una cosa significa più di quanto abbia onestamente la pretesa di significare”(Robert Musil).

Si spegne un Altoforno, ma si chiude – così sembrava – anche un’epoca, quella dell’era industriale basata sul carbone e su di un modo di produrre acciaio con un impatto pesante sul territorio, sull’ambiente, sulle persone. E come continua ad accadere, in particolare a Taranto.

Nel 1910 l’impianto fu celebrato al Politeama Rossetti da Filippo Tommaso Marinetti che, lanciando il suo Manifesto futurista, ebbe a dire…”ci si avvia verso Servola i cui fumi biancastri sembrano pilastri enormi eretti a sostenere le rosseggianti volte della notte…ne sorvegliano l’immane colata incandescente, i mostruosi camini, giganti burberi…..oh!….come invidiamo le case appollaiate sulle colline circostanti, le case attente a cui la gioia ubriacante del fuoco incendia gli occhi ogni notte, come invidiamo le nuvole dalle facce accaldate e l’orizzonte marino solcato da lunghi riflessi scarlatti”.

A distanza di un secolo da quel giorno siamo scivolati in una nuova era, in una fase di “transizione”, le ciminiere vengono demolite tra gli sguardi attoniti dei suoi operai e delle maestranze nel mentre, alla fine del lavoro di smantellamento, vengono accesi i fuochi di artificio, con entusiasmo misto a nostalgia, di un Borgo che vorrebbe rinascere.

Un luogo che, fin dall’inizio, ha vissuto con diffidenza quell’impianto e che, solo negli anni del boom economico, sembra essersi riconciliato con chi ne ha ricevuto relativo benessere.

Un anniversario per coltivare la memoria storica, quella della grande industria e del declino collettivo del lavoro operaio, ma anche per fermarsi e provare a riflettere con i protagonisti di quei giorni. E per sostare e immaginare il futuro di quei luoghi, anzi, un presente che li sta già trasformando, con la piattaforma logistica per usi portuali, il bosco urbano che contribuirà a rigenerare Servola e a restituire aria respirabile, e la valorizzazione della parte di archeologia industriale che resta.

Un tributo per chi ci ha lavorato e per chi, quell’impianto, l’ha combattuto.

Con la collaborazione curatoriale della critica fotografica Monica Mazzolini.

Le persone ritratte: Robero Decarli, Andrea Svic, Antonio Baffa, Emanuele Lumare, Svetozar Kusic, Marino Giacomini, Nicola Bignaqu.

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