Il digitale nei musei è un potente abilitatore di apprendimento ed engagement e per il 62% degli intervistati aggiunge valore all’esperienza di visita, soprattutto quando questa è progettata in modo accessibile, sostenibile e coerente con la narrazione culturale. La tecnologia non è percepita come minaccia all’autenticità, non sostituisce l’esperienza culturale ma la rafforza quando è parte di una visione strategica e narrativa chiara.

È quanto emerge dalla ricerca “Nuove tecnologie di mediazione del patrimonio culturale”, promossa dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali nell’ambito di Dicolab. Cultura al digitale, il sistema formativo per la trasformazione digitale del patrimonio culturale promosso dal Ministero della Cultura – Digital Library, PNRR Cultura 4.0, realizzato dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali e finanziato dall’Unione europea – Next GenerationEU.

Lo studio, realizzato in collaborazione con formules s.r.l., analizza l’impatto del digitale sull’esperienza di visita nei luoghi della cultura, il gradimento dei visitatori e le condizioni che ne determinano l’efficacia nel tempo. I risultati mostrano come la qualità progettuale conti più della complessità tecnologica: il digitale funziona quando rafforza il racconto, facilita la comprensione e accompagna il pubblico senza sovraccaricarlo.

Roma, Museo Nazionale Romano. Terme di Diocleziano. Sala con il modello delle Terme e ricostruzione video degli ambienti. © Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali

Tecnologia come supporto alla narrazione

Dalla ricerca emerge che per i visitatori la tecnologia non è un fine, ma uno strumento al servizio dell’esperienza. Il 45% del pubblico dichiara che la presenza del digitale non è decisiva nella scelta di visita e nel giudicare quali siano gli elementi più attrattivi di un luogo della cultura la pone solo all’ottavo posto su dodici, mettendo sul podio il patrimonio storico, artistico e culturale (60,7%), i costi ragionevoli (46,1%) e l’offerta di visite guidate (35,8%). Ciò che conta davvero è la qualità della narrazione, dei contenuti e dell’esperienza complessiva: la tecnologia funziona solo quando si integra in modo naturale nel percorso, amplificando il racconto senza sovrastarlo.

Immersività, semplicità, accessibilità

Il confronto tra 20 soluzioni tecnologiche attive in musei e luoghi della cultura evidenzia alcuni fattori chiave di successo: le esperienze immersive (videomapping, multiproiezioni, micromapping) ottengono i migliori risultati in termini di coinvolgimento; accessibilità e facilità d’uso sono tra gli aspetti più apprezzati dal pubblico; anche strumenti tecnologicamente semplici, se ben progettati, possono generare un forte impatto: l’audiopen, ad esempio, registra il 93% di risposte corrette nell’impatto cognitivo. Chiamati a indicare tre priorità, gli intervistati hanno chiesto di investire in narrazioni più coinvolgenti (42%), tecnologie immersive evolute (36%) e contenuti approfonditi (35%), mentre mostrano scarso interesse per l’interazione con gli altri visitatori (11%) e la personalizzazione estrema (11%).

Pubblici diversi, soluzioni diverse

La ricerca smentisce un luogo comune diffuso: non sono i più giovani a essere entusiasti delle tecnologie museali, ma il pubblico adulto e senior. I più favorevoli all’uso del digitale nell’esperienza di visita sono infatti i 55–64enni (69%) e i 65–74enni (67%), mentre le percentuali risultano più contenute tra i giovani (55% tra i 18–24enni e 49% tra i 25–34enni). Gli under 35 mostranointeresse per le esperienze immersive e ludiche, mentre gli over 60 prediligono strumenti narrativi facilmente utilizzabili. Nel complesso, emerge l’importanza di diversificare le soluzioni digitali in base ai target, evitando approcci standardizzati.

Sostenibilità economica del digitale nei musei

1 visitatore su 2 si dichiara disposto a pagare un supplemento per accedere a esperienze di mediazione digitale del patrimonio culturale, se percepite come interessanti. Il dato evidenzia un potenziale di sostenibilità economica per il digitale nei musei, legato allo sviluppo di contenuti premium.

Competenze e sostenibilità: il ruolo del personale

Un altro risultato significativo riguarda la dimensione organizzativa: il digitale funziona solo se è manutenibile, aggiornabile e sostenuto da competenze interne. Il 95% dei musei coinvolti ha attivato percorsi di formazione specifica per la gestione delle tecnologie digitali. La ricerca evidenzia come le competenze interne siano un fattore decisivo per il successo delle soluzioni adottate: il personale gioca un ruolo centrale nell’introdurre, spiegare e integrare il digitale nell’esperienza di visita. La sostenibilità non è solo economica o tecnologica, ma anche organizzativa e professionale: manutenzione, aggiornamento e usabilità sono aspetti chiave per garantire continuità e qualità nel tempo.

La ricerca si è svolta in 18 mesi ed è stata condotta su un robusto campione:

  • 1.028 visitatori intervistati online (survey demoscopica DOXA);
  • 700 visitatori intervistati on site in 20 musei;
  • 126 operatori di 20 luoghi della cultura pubblici e privati.

Tra i musei coinvolti: Mausoleo di Cecilia Metella – Parco Archeologico dell’Appia Antica (Roma), M9 – Museo del ’900 (Mestre), MUST – Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” (Milano), Complesso Monumentale della Pilotta (Parma), Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino (Montesarchio).

Rapporto completo e approfondimenti: https://www.fondazionescuolapatrimonio.it/dicolab-cultura-al-digitale/ricerca/nuove-tecnologie-di-mediazione-del-patrimonio-culturale/